I Processi in Dalmazia e Istria
Il processo ai Templari (1307–1312) in Dalmazia e Istria seguì dinamiche molto diverse rispetto alle violente repressioni avvenute in Francia sotto Filippo il Bello. In queste regioni adriatiche, il re d’Ungheria e Croazia (Carlo Roberto d’Angiò) e le autorità ecclesiastiche locali mantennero un atteggiamento decisamente morbido, protettivo o burocratico, evitando condanne al rogo o torture sistematiche.
Il processo in Istria
In Istria, che all’epoca era divisa tra l’influenza del Patriarcato di Aquileia e i territori della Repubblica di Venezia, le indagini furono puramente formali.
Le inchieste del 1310: tra maggio e giugno del 1310 si tennero alcune sedute inquisitorie per esaminare i cavalieri dell’area. Gli atti del processo conservano, ad esempio, la testimonianza di un templare chiamato fratello Berallus de Grignano (legato alla zona di Trieste e dell’Istria settentrionale).
Esito: non si registrarono condanne per eresia. I pochi templari presenti sul territorio istriano vennero per lo più lasciati liberi di integrarsi in altri ordini monastici o di ritirarsi a vita privata, beneficiando talvolta di una pensione.
Il processo in Dalmazia e Croazia
Nel Regno di Ungheria e Croazia, i Templari erano storicamente considerati uomini di fiducia della corona ed elementi essenziali per la difesa del territorio.
La protezione di Carlo Roberto d’Angiò: quando Papa Clemente V ordinò l’arresto dei Templari in tutta la cristianità, il re Carlo Roberto d’Angiò ritardò il più possibile l’esecuzione dei decreti papali per proteggere l’Ordine.
Nessuna tortura o rogo: i processi formali in Dalmazia vennero avviati solo dopo la bolla papale Faciens misericordiam (1308), ma vennero condotti senza l’uso della forza o delle confessioni estorte che caratterizzarono la Francia. Nessun templare dalmata subì il martirio.
Il destino dei beni (Vrana e Senj): a seguito del Concilio di Vienne (1312) e della bolla Ad Providam, l’Ordine venne sciolto e i suoi vasti possedimenti dalmati — tra cui il grande centro fortificato di Vrana e il porto di Senj — passarono ufficialmente ai Cavalieri Ospitalieri (i futuri Cavalieri di Malta). Molti ex templari locali cambiarono semplicemente la croce sulla veste, confluendo tra gli Ospitalieri per continuare a gestire le stesse proprietà.
La rete delle sedi templari in Dalmazia e Istria rifletteva perfettamente la duplice funzione dell’Ordine: le località costiere fungevano da porti d’imbarco per la Terra Santa, mentre le tenute dell’entroterra servivano alla produzione agricola e all’allevamento dei cavalli.
A causa della frammentazione documentale e delle successive riassegnazioni ai Cavalieri Ospitalieri, i dettagli storici variano significativamente tra le due regioni.
Le sedi in Dalmazia
La Dalmazia ospitava le sedi più ricche, fortificate e militarmente rilevanti, grazie alle ingenti donazioni dei sovrani ungheresi-croati.
Vrana (Aurana): situata nell’entroterra di Zara (nei pressi del lago di Vrana), era la sede magistrale e il centro di potere assoluto dei Templari nella regione. Il castello fortificato di Vrana custodiva persino le insegne reali croate ed era dotato di una chiesa, vasti magazzini e stalle per la cavalleria pesante.

La Fortezza di Vrana dei Cavalieri Templari
Senj (Segna): posizionato strategicamente nel Quarnaro (punto di cerniera tra Istria e Dalmazia), era il porto fortificato principale dell’Ordine sulla sponda orientale dell’Adriatico. Da qui i Templari gestivano i trasporti marittimi di truppe, pellegrini e rifornimenti alimentari, mantenendo stabili contatti commerciali con Venezia e la Puglia.
Zara (Zadar): l’Ordine possedeva una domus (casa templare) urbana e diverse proprietà dentro e fuori le mura, strettamente connesse alle attività del porto.
Spalato (Split) e Sebenico (Šibenik): erano sedi di uffici amministrativi e magazzini ditransito legati all’attività portuale e al controllo delle rotte costiere.
Le sedi in Istria
In Istria la presenza templare fu più modesta, legata principalmente a mansioni (tenute rurali) e luoghi di sosta lungo le antiche vie romane e le rotte di navigazione sotto costa verso Trieste e Venezia.
Pola (Pula): rappresentava il punto d’appoggio marittimo più importante in Istria. I Templari vi gestivano una precettoria/mansione con magazzini per l’approvvigionamento delle navi dirette a sud.
Muggia / San Clemente: situato nell’estremo nord dell’Istria (vicino a Trieste), il Priorato di San Clemente sorgeva su un’isola o lingua di terra oggi ricordata dalla toponomastica locale (la Via dei Templari a Muggia). Serviva come stazione di transito marittimo e terrestre.
Grignano (Trieste/confine istriano): le indagini del processo del 1310 menzionano esplicitamente beni e cavalieri legati a questa località, che fungeva da snodo per i flussi di pellegrini provenienti dal Friuli e diretti in Istria.
La rotta del Quieto e del Leme: lungo i fiumi e i canali istriani (come il fiume Quieto e il canale di Leme) esistevano piccole mansioni agricole e ospizi per viandanti documentati dagli storici locali.
I giudici e gli inquisitori incaricati di condurre i processi contro i Templari in Dalmazia e Istria agirono sotto la diretta autorità di Papa Clemente V, ma con poteri e sfere giurisdizionali differenti a seconda dei confini geopolitici dell’epoca.
Mentre l’Istria ricadeva sotto l’orbita delle istituzioni ecclesiastiche dell’Italia settentrionale, la Dalmazia faceva capo alle gerarchie ecclesiastiche del Regno di Ungheria e Croazia.
1. I giudici in Istria (L’area Nord-Adriatica)
L’Istria settentrionale e i territori limitrofi (come Trieste e Muggia) dipendevano ecclesiasticamente dal Patriarcato di Aquileia e, per le indagini sui Templari, vennero aggregati alla giurisdizione ecclesiastica dell’Italia settentrionale (Lombardia e Marca Trevigiana).
Rinaldo da Concorezzo (Arcivescovo di Ravenna): fu la figura centrale a cui il Papa affidò il coordinamento dei processi nell’Italia settentrionale e nelle aree collegate. Rinaldo passò alla storia per il suo rigore giuridico e la ferma opposizione all’uso della tortura. Stabilì che le confessioni estorte con la forza non avessero valore legale, garantendo così un processo equo ai pochi cavalieri istriani esaminati.
I delegati del Patriarca di Aquileia: le inchieste sul campo in Istria (avvenute tra maggio e giugno del 1310) furono materialmente condotte da delegati vescovili locali coordinati dal Patriarca di Aquileia, coadiuvati da inquisitori dell’Ordine dei Domenicani, che a quel tempo gestivano l’ufficio dell’Inquisizione nella regione.
2. I giudici in Dalmazia (Il Regno Ungaro-Croato)
In Dalmazia, le indagini vennero delegate alle massime autorità ecclesiastiche del regno, le quali si mossero con estrema lentezza per non indispettire il re Carlo Roberto d’Angiò, dichiaratamente protettore dei Templari.
Tommaso (Arcivescovo di Strigonio / Esztergom): in qualità di Primate d’Ungheria, fu il principale inquisitore pontificio nominato dalla bolla papale Faciens misericordiam per indagare nei territori della corona ungaro-croata (inclusa la Dalmazia).
L’Arcivescovo di Spalato e i Vescovi suffraganei: le sessioni formali nelle città costiere dalmate vennero affidate ai vescovi locali delle singole diocesi (Zara, Spalato, Sebenico). Questi prelati si limitarono a redigere verbali burocratici e formali senza attuare misure detentive severe o sequestri aggressivi.
Il comportamento dei giudici adriatici
A differenza dei giudici francesi (condizionati dal re Filippo il Bello), i giudici attivi in Istria e Dalmazia adottarono una condotta spiccatamente legalitaria e mite. Non cercarono colpevoli a tutti i costi, non applicarono supplizi e si limitarono ad attendere le decisioni finali del Papa al Concilio di Vienne (1312), facilitando il pacifico assorbimento dei cavalieri e delle loro sedi all’interno dell’Ordine degli Ospitalieri.
Grazie ai documenti medievali e agli atti dei processi del 1310, gli storici sono riusciti a recuperare i nomi storici di alcuni cavalieri, precettori e dignitari templari che vissero e operarono nelle terre di Dalmazia e Istria.
Di seguito sono riportati i profili più rilevanti emersi dalle carte d’archivio.
1. I Templari in Istria (Atti del Processo del 1310)
Durante i processi del Nord-Adriatico coordinati dall’arcivescovo Rinaldo da Concorezzo, emersero i nomi dei pochi cavalieri che presidiavano le mansioni istriane e del Friuli orientale:
Frate Berallo de Grignano (o Berallus): è il templare istriano più celebre citato nei verbali. Legato alla precettoria di Grignano (al confine tra Trieste e l’Istria settentrionale), la sua testimonianza giunta fino a noi attesta le attività e lo stile di vita, fortunatamente privo di persecuzioni violente, dei cavalieri nella penisola istriana.
Frate Ermanno: citato in alcune contese e mansioni rurali della zona interna dell’Istria (lungo le valli del Quieto), attivo nella gestione degli ospizi per i pellegrini terrestri.
2. I Templari in Dalmazia (Dignitari e Testimoni)
La Dalmazia possedeva le sedi più ricche dell’ordine (come Vrana e Senj), e i documenti regi o notarili della corona ungaro-croata menzionano esplicitamente i loro amministratori:
Frate Averardo (Frater Auerardus): Citato in un documento ufficiale del 1224 come Precettore di Vrana (preceptor Vrane). L’atto riguarda una transazione legata all’eredità di sua sorella, una nobildonna di nome Stana.
Frate Cessario: Menzionato nello stesso documento del 1224. La sua figura è storicamente importantissima perché viene identificato come frate e sacerdote (fratre et sacerdote), confermando la presenza di cappellani stabili all’interno della fortezza di Vrana per officiare la messa.
Frate Domenico (Frater Dominicus): Un altro frate inserito come testimone legale nella medesima comunità di Vrana.
Frate Giovanni de Foys (Johannes de Foys): Nominato in un atto del 1284 come Precettore di Zablaće (una mansione sussidiaria poco distante da Vrana). Nello stesso testo si fa riferimento al precettore di Vrana in carica quell’anno e al suo vice (vice-preceptor), testimoniando una struttura gerarchica complessa e ramificata sul territorio dalmata.
Il legame con i Gran Maestri d’Ungheria e Croazia
In Dalmazia operarono anche i massimi vertici regionali dell’Ordine, i cosiddetti Maestri Provinciali, quasi sempre di origine francese o ungherese, inviati per gestire i rapporti diplomatici con la corte di Croazia:
Frate Ponsard de Grany (o Ponzardo): uno dei più importanti maestri provinciali del Tempio nel Regno d’Ungheria e Croazia alla fine del XIII secolo, che transitò regolarmente e pose sigilli sui possedimenti costieri dalmati prima dello scioglimento dell’ordine.

