Processi ai Templari in Italia

processi ai Cavalieri Templari in Italia si svolsero tra il 1309 e il 1311, in seguito alla bolla papale Pastoralis praeminentiae di Clemente V. L’inchiesta non fu centralizzata, ma venne gestita attraverso una suddivisione in circoscrizioni inquisitoriali (corrispondenti alle province ecclesiastiche), affidate a speciali commissioni di vescovi e inquisitori pontifici (principalmente Domenicani e Francescani).
Di seguito la mappa geopolitica e l’elenco completo di tutte le città italiane in cui vennero istruiti e celebrati i processi ufficiali.
La suddivisione delle inchieste e le città dei processi
1. Stato della Chiesa e Italia Centrale
Fu l’area dove le indagini furono più serrate, coordinate da commissioni che si spostavano tra le varie sedi vescovili.
Roma: Sede della commissione principale per i territori pontifici. I verbali registrano interrogatori tenuti in diverse chiese e palazzi della curia.
Viterbo: Uno dei centri inquisitoriali più attivi dello Stato della Chiesa.
L’Aquila: Sede processuale per l’Abruzzo ulteriore.
Penne e Chieti: Centri d’inchiesta per l’Abruzzo superiore.
Spoleto: Sede del processo per il Ducato di Spoleto.
Gubbio: Il Palazzo Vescovile ospitò le sessioni d’inchiesta per l’area umbra.
Palombara Sabina: Sede di interrogatori e detenzione per i templari del Lazio.
Ancona e Fano: Sedi dei processi per la Marca d’Ancona.
2. Provincia Ecclesiastica di Ravenna (Emilia-Romagna)
Questo processo fu storico: l’arcivescovo Rinaldo da Concorezzo scelse di non usare la tortura, portando all’assoluzione di gran parte dei Templari del Nord Italia.
Ravenna: Sede del concilio provinciale che emise la sentenza di assoluzione.
Cesena: Sede delle prime sessioni istruttorie e degli interrogatori dei cavalieri romagnoli ed emiliani.
Bologna: Sede di accertamenti patrimoniali e interrogatori legati alla potente Magione di Strada Maggiore.
3. Lombardia e Nord-Ovest (Liguria e Piemonte)
Milano: Centro principale per l’arcidiocesi lombarda, guidata dall’arcivescovo Cassone della Torre.
Torino e Asti: Sedi delle inchieste per l’area piemontese.
Piacenza: Snodo cruciale per il censimento dei beni del Nord.
4. Toscana
Firenze: Sede del processo per l’arcidiocesi fiorentina, svoltosi prevalentemente nella Chiesa di San Pancrazio.
Lucca e Pisa: Sedi istruttorie per la Toscana occidentale.
Siena: Sede di indagini sui vasti possedimenti della Magione di San Pietro.
 
5. Regno di Napoli (Sud Italia)
Carlo II d’Angiò, fedele alleato del re di Francia Filippo il Bello, ordinò l’arresto immediato di tutti i Templari nel Mezzogiorno.
Napoli: Sede centrale del tribunale inquisitorio per il Regno.
Brindisi: Sede del processo per la penisola salentina.
Barletta e Trani: Centri nevralgici, data l’altissima concentrazione di domus templari legate ai porti d’imbarco per la Terra Santa.
6. Regno di Sicilia
Messina: Sede principale del processo per l’isola, allora governata da Federico III di Sicilia.
L’eccezione: La Repubblica di Venezia
La Repubblica di Venezia rappresentò un caso unico in Italia. In linea con la sua storica indipendenza dal Papato, disattese le istruzioni pontificie. Non permise agli inquisitori ecclesiastici (Domenicani e Francescani) di gestire gli arresti; i beni e i cavalieri presenti a Venezia vennero gestiti e sorvegliati direttamente dai magistrati della Serenissima (i reggitori), impedendo di fatto processi violenti o torture sul proprio suolo.
In Italia l’applicazione della tortura e l’esito delle sentenze contro i Cavalieri Templari variarono profondamente a seconda della circoscrizione geografica, dei governanti locali e, soprattutto, della fermezza etica dei singoli vescovi inquirenti.
Il quadro italiano si divide nettamente tra aree garantiste, aree persecutorie e territori d’eccezione.
Dove NON fu usata la tortura e vi furono PIENE ASSOLUZIONI
Il Nord Italia visse una situazione straordinaria e quasi unica in tutta l’Europa medievale, grazie a posizioni fortemente garantiste.
L’eccezione storica di Ravenna (Italia Settentrionale): L’arcivescovo Rinaldo da Concorezzo condusse le indagini per le diocesi dell’Emilia-Romagna, Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto. Rinaldo si oppose apertamente alle pressioni di Papa Clemente V ed escluse tassativamente l’uso della tortura.
Durante il concilio provinciale di Ravenna del giugno 1311, stabilì un principio giuridico rivoluzionario per l’epoca: le confessioni estorte con la violenza o per paura della tortura erano nulle. Poiché nessun cavaliere confessò spontaneamente reati di eresia, il processo si concluse con la piena assoluzione dei Templari indagati.
La Repubblica di Venezia: la Serenissima scelse di non collaborare pienamente con i tribunali ecclesiastici inquisitori. I Templari presenti a Venezia vennero sorvegliati direttamente da magistrati civili della Repubblica e non subirono alcuna tortura, preservando sia l’incolumità fisica dei cavalieri sia i loro patrimoni immobiliari.
Dove fu usata la tortura (e dove vi furono condanne)
Nelle aree d’Italia maggiormente controllate dal Papato o da monarchie fortemente alleate alla corona francese, la tortura venne applicata con intensità variabile per costringere i Templari a confermare le accuse di eresia e blasfemia.
Firenze e la Toscana: nel processo tenutosi a Firenze, inizialmente nel 1312 presso la Chiesa di Sant’Egidio, la tortura venne applicata attivamente. Diversi cavalieri toscani capitolarono sotto le sofferenze fisiche e confessarono i rituali spuri (come il presunto culto del Bafometto o il disprezzo della croce), portando a severe condanne e sequestri definitivi dei beni.
Roma e lo Stato della Chiesa: nei tribunali laziali e umbri (tra cui Viterbo e Palombara Sabina), gli inquisitori pontifici fecero un uso sistematico della tortura della corda (lo strappado, che consisteva nel legare le braccia dietro la schiena e sollevare il corpo tramite una carrucola, slogando le spalle). Qui le pressioni politiche erano massime, e molti Templari cedettero confessando i capi d’accusa prescritti dalla curia papale.
Il Regno di Napoli (Sud Italia): il sovrano Carlo II d’Angiò cooperò ciecamente con Filippo il Bello e il Papa. A Napoli e nei centri pugliesi come Brindisi e Barletta, i cavalieri vennero arrestati in massa. Sebbene in alcune sessioni istruttorie i verbali indichino confessioni “spontanee” dovute al terrore dell’imprigionamento duraturo, la storiografia documenta un forte ricorso a coercizioni fisiche e torture nelle carceri angioine per forzare le ammissioni di colpa e giustificare il successivo incameramento dei ricchi presidi portuali da parte del Regno.
Sintesi degli Esiti in Italia
Area Geografica
Uso della Tortura
Esito del Processo
Ravenna e Nord Italia
❌ No (Vietata dal Vescovo)
          Piena Assoluzione
Venezia
❌ No (Bloccata dallo Stato)
Nessuna condanna / Protezione
Toscana (Firenze)
 (Pratiche inquisitorie)
Condanna (Confessioni estorte)
Roma e Lazio
 (Corda e privazioni)
Condanna / Reclusione
Regno di Napoli & Brindisi
 (Violenze regie e papali)
Condanna e confisca totale
Non esistono numeri o statistiche esatte giunte fino a noi sul totale complessivo di quanti Templari siano morti sotto tortura o siano rimasti in carcere a vita in Italia. Questo accade perché i registri notarili e inquisitoriali medievali italiani sono frammentari, e a differenza della Francia (dove il processo fu centralizzato dal Re), in Italia le inchieste vennero parcellizzate in decine di diocesi diverse.
Tuttavia, incrociando i verbali superstiti e gli studi storici, emerge un quadro chiaro delle proporzioni del fenomeno.
Quanti morirono per la tortura in Italia?
Le fonti storiche documentano pochissimi decessi diretti sul cavalletto di tortura in territorio italiano, ma moltissimi decessi per gli stenti della prigionia durante le fasi d’inchiesta.
Un numero ridotto rispetto alla Francia: In Francia, decine di Templari morirono sotto i tormenti o finirono al rogo (come i 54 bruciati a Parigi nel 1310). In Italia non vi fu alcun rogo di massa e i giudici ecclesiastici usarono generalmente la tortura in modo mirato (per estorcere la confessione) anziché distruttivo.
Morte per stenti: Nei territori dello Stato della Chiesa e nel Regno di Napoli, molti cavalieri (spesso anziani) morirono nelle celle umide di fortezze come quella di Palombara Sabina o nei sotterranei di Brindisi prima ancora che venisse emessa una sentenza definitiva, a causa della malnutrizione e delle ferite infezionate provocate dai ferri e dalla tortura della corda.
Quanti rimasero in galera a vita?
La stragrande maggioranza dei Templari italiani evitò il carcere a vita. La bolla papale Vox in excelso (1312) sciolse l’Ordine ma non condannò i singoli individui all’ergastolo, tranne in casi specifici. Il destino dei cavalieri in Italia si divise in tre gruppi principali:
Gli assolti del Nord (Nessun carcere): Almeno diverse decine di cavalieri e sergenti processati a Ravenna (provenienti da Emilia, Lombardia, Liguria e Veneto) vennero pienamente assolti da Rinaldo da Concorezzo. Tornarono liberi cittadini o vennero inseriti in altri ordini monastici, mantenendo una pensione ricavata dai loro ex beni.
I protetti di Venezia e del Sud esente: A Venezia e nei territori dove le autorità locali frenarono l’Inquisizione, i Templari non videro mai il carcere. Molti di loro si “riciclarono” semplicemente diventando cavalieri Giovanniti (Cavalieri di Malta) o inserendosi nei ranghi della Chiesa locale.
I condannati dello Stato della Chiesa e del Regno di Napoli: In queste aree, i dignitari che confessarono l’eresia sotto tortura ottennero l’assoluzione sacramentale dopo l’abiura. La pena standard non fu la galera a vita in senso moderno, bensì il confinamento coatto all’interno di monasteri o abbazie di altri ordini (spesso Benedettini o Cistercensi), dove dovevano scontare una penitenza perpetua. I casi di effettivo “carcere duro a vita” in fortezza furono limitati esclusivamente a quei pochissimi capi o dignitari che, dopo aver confessato, decisero di ritrattare (venendo considerati eretici relassi), ma le cronache italiane dell’epoca non registrano cifre superiori a poche unità per questa specifica sorte.
I nomi dei giudici, dei vescovi e degli inquisitori che composero le speciali commissioni pontificie per giudicare i Cavalieri Templari in Italia sono documentati con precisione grazie ai verbali d’inchiesta scampati alla distruzione.
Di seguito viene riportato l’elenco dei giudici per ciascuna area geografica e città sede dei tribunali.
1. Provincia di Ravenna e Nord Italia (Lombardia, Emilia-Romagna, Marche)
Questa commissione passò alla storia per il suo approccio garantista.
Rinaldo da Concorezzo: Arcivescovo di Ravenna. Fu il giudice principale e presidente del tribunale per tutto il Nord-Est e l’Emilia. Fu lui a vietare la tortura e ad emettere la storica sentenza di assoluzione.
Giovanni di Polo: Arcivescovo di Pisa, inizialmente inserito nella commissione per coadiuvare Rinaldo da Concorezzo nelle aree appenniniche.
Fra Aicardo da Camodeia: inquisitore domenicano attivo nella zona lombarda e piacentina per i censimenti istruttori.
2. Stato della Chiesa e Italia Centrale (Roma, Viterbo, Umbria e Abruzzo)
Qui operò la commissione pontificia nominata direttamente da Papa Clemente V. Le sessioni principali si tennero a Roma e Viterbo.
Giacomo da Sutri (Giacomo del Poggetto): Vescovo di Sutri, uno dei giudici pontifici più severi dell’area laziale.
Pandolfo Savelli: Nobile romano e notaio pontificio, presiedette sessioni specifiche nell’area del Lazio settentrionale e a Palombara Sabina.
Pietro Tebaldi di Tivoli: Giudice e notaio inquisitoriale incaricato della stesura dei lunghi verbali d’accusa a Palombara e Tivoli.
Fra Ugolino da Perugia: Inquisitore dell’ordine dei Francescani (Minori), incaricato delle indagini nel Ducato di Spoleto e a Gubbio.
Giacomo, Vescovo di Penne: Giudice delegato per le inchieste nei territori dell’Abruzzo Ulteriore (L’Aquila, Penne e Chieti).

Siena Chiesa alla Magione San Pietro Templare

3. Toscana (Firenze, Lucca, Siena)
A Firenze il tribunale fu particolarmente duro e fece ampio uso di coercizioni fisiche.
Fra Grimaldo da Prato: Inquisitore dell’ordine dei Francescani per la Toscana, fu il giudice istruttore principale che guidò gli interrogatori sotto tortura a Firenze nella Chiesa di San Pancrazio.
Antonio d’Orso: Vescovo di Fiesole (e successivamente di Firenze), che sedette nella commissione giudicatrice toscana.
Giovanni d’Alatri: Canonico e inquisitore delegato per l’area senese e lucchese.

Grosseto Porta Vecchia, porta controllata dai Templari

4. Regno di Napoli (Sud Italia: Napoli, Brindisi, Barletta)
Nel Meridione, gli inquisitori lavorarono a strettissimo contatto con i funzionari del re Carlo II d’Angiò. Il fulcro del processo si spostò a Brindisi.
Bartolomeo, Arcivescovo di Brindisi: Presidente della commissione apostolica per il Sud Italia. Sostituì l’arcivescovo di Napoli, Umberto, impossibilitato a partecipare.
Fra Giacomo da Carapelle: Inquisitore domenicano del Regno, fu uno dei giudici più attivi nell’escussione dei testimoni e dei cavalieri reclusi a Barletta e Brindisi.
Arnolfo Bataylle: Arcivescovo di Natzamia (Nazareth in Galilea, all’epoca rifugiato in Puglia dopo la caduta d’Oltremare), inquisitore delegato.
Berengario de Olargiis: Canonico di Narbona, inviato papale aggregato alla commissione pugliese e napoletana.
5. Regno di Sicilia (Messina)
Fra Giovanni de Bernardo: inquisitore generale per l’isola di Sicilia, che dovette muoversi in un clima politico teso a causa dell’indipendenza di Federico III di Sicilia rispetto alle direttive angioine e papali.
In Italia sono mappate oltre 200 storiche sedi o domus templari, diffuse soprattutto lungo le grandi vie di pellegrinaggio come la Via Francigena e nei pressi dei porti d’imbarco per la Terra Santa.
I luoghi in cui la presenza del Tempio è storicamente provata e visibile, ecco le sedi italiane più importanti, meglio conservate o di maggiore interesse archeologico:
 Le Sedi Storiche più Importanti e Conservate
1. Chiesa di San Bevignate (Perugia, Umbria)
È considerata dagli storici la sede templare urbana meglio conservata al mondo. Costruita a metà del XIII secolo, conserva al suo interno un ciclo di affreschi originali rarissimi che ritraggono la vita quotidiana dei cavalieri, le navi che attraversavano il mare e le battaglie contro i musulmani in Terra Santa.
2. Castello della Magione (Poggibonsi, Toscana)
Un antichissimo complesso fortificato (chiesa e mansio) posizionato strategicamente lungo la Via Francigena. È uno dei pochissimi complessi medievali europei legati all’ordine a essere sopravvissuto intatto nella sua struttura originaria ed è tuttora sede di un ordine religioso cavalleresco.
3. Complesso di Santo Stefano (Bologna, Emilia-Romagna)
Conosciuto anche come “Le Sette Chiese”, in particolare la Chiesa del Santo Sepolcro ha forti legami architettonici e storici con la tradizione gerosolimitana e con la forte presenza del Tempio in Emilia lungo la Via Emilia.
4. I Porti della Puglia (Barletta e Trani)
Il Sud Italia era la base logistica fondamentale per le Crociate. A Barletta e Trani rimangono testimonianze evidenti di chiese e magazzini che costituivano le primissime e più ricche commende templari del Meridione, utilizzate per raccogliere navi, vettovaglie e cavalli.
Confronto tra le tipologie di insediamenti templari
I Cavalieri non costruivano solo castelli, ma dividevano le loro sedi in base alla funzione economica e militare:
Nome Tipologia
      Funzione Principale
     Esempio in Italia
Commenda / Precettoria
Centro di comando cittadino e amministrativo.
  San Bevignate (Perugia)
Mansio / Hospitale
Punto di sosta, difesa e ristoro lungo le vie di pellegrini.
  Castello della Magione    (Poggibonsi)
Grancia
Azienda agricola fortificata per il sostentamento economico.
   Poderi sparsi nella Pianura Padana e in  Puglia
In questo elenco sono riportate alcune sedi Templari, di varie regioni, storicamente autentiche e supportate da documenti ufficiali dell’epoca (bolle papali, atti notarili di compravendita, estimi comunali o verbali dei processi del 1308-1311). Ecco l’elenco suddiviso per regioni:
Piemonte e Liguria
Mansio di Santa Maria d’Isana (Livorno Ferraris, Vercelli) – Documentata da atti notarili del 1208 e 1222.
Mansio di Santa Maria del Tempio (Casale Monferrato, Alessandria) – Documentata da atti del 1228 e 1240.
Precettoria del Tempio di Genova (Genova) – Documentata nei cartulari notarili genovesi del XIII secolo
 
Lombardia e Veneto
Precettoria di Santa Maria del Tempio (Brescia) – Documentata negli estimi del Comune e nei verbali del 1309.
Mansio di San Giovanni del Tempio / Chiesa di San Gaetano (Treviso) – Documentata da pergamene fondiarie del XIII secolo.
Mansio di Santa Maria in Brolo / San Giovanni del Tempio (Venezia) – Documentata da transazioni del 1200 e dai decreti del Maggior Consiglio del 1308.
Emilia-Romagna
Precettoria di Santa Maria in Strada Maggiore (Bologna) – Documentata da registri di possesso dal 1218 e dai verbali del processo di Ravenna del 1310.
Chiesa di San Giovanni Battista / La Magione (Ravenna) – Documentata dagli atti del Concilio provinciale del 1311.
Toscana
Castello della Magione (Poggibonsi, Siena) – Documentata dall’atto di donazione originario del 1140.
Chiesa di San Pietro alla Magione (Siena) – Documentata da un accordo vescovile ufficiale del 1148.
San Jacopo al Tempio (San Gimignano, Siena) – Documentata nei registri delle decime papali del 1276 e 1296.
Umbria e Lazio
Precettoria di San Bevignate (Perugia) – Documentata dagli atti comunali di concessione e costruzione (1256-1262).
Santa Maria in Capitolio (Roma) – Documentata da bolle pontificie di Innocenzo III e registri degli Ospitalieri.
Precettoria del Tempio di Viterbo (Viterbo) – Documentata dai verbali d’inchiesta dello Stato della Chiesa del 1310.
Puglia e Campania
Precettoria di Santa Maria del Tempio (Barletta) – Documentata da diplomi regi normanni, svevi e angioini.
Chiesa del Tempio (Trani) – Documentata dal censimento dei beni portuali del 1308 ordinato dagli Angioini.
San Giovanni della Giudecca (Brindisi) – Documentata dai verbali del processo pugliese del 1310.
Precettoria di San Giovanni del Tempio (Napoli) – Documentata nei registri della Cancelleria Angioina.
I verbali dei processi (1309–1311), i registri di confisca e gli atti notarili giunti fino a noi permettono di dare un volto e un nome a molti storici Cavalieri Templari che vissero, lavorarono o subirono procedimenti giudiziari in Italia.
I nomi sono suddivisi in base al ruolo o alla circoscrizione in cui compaiono nei documenti ufficiali:
I Massimi Dignitari e i Maestri Provinciali in Italia
Frà Jacopo da Montecucco: l’ultimo e il più importante Gran Precettore d’Italia. Guidò l’ordine nel Nord, in Toscana, nello Stato della Chiesa e in Sardegna. La sua convocazione in giudizio venne affissa alle porte delle cattedrali umbre nel 1308.
Dalmazio de Fenolar (o de Fenollet): Precettore generale per la Puglia e il Sud Italia fino a poco prima degli arresti.
Odo di Vaud: Importante precettore provinciale per i territori pontifici e l’Italia centrale.
Ermanno di Peragors (Armando di Perigord): Gran Maestro provinciale per il Sud Italia nel XIII secolo (successivamente divenne Gran Maestro generale dell’Ordine in Terra Santa).
Guglielmo di Beaujeu: Maestro del Tempio nel Regno di Napoli prima di essere eletto al massimo vertice del Tempio a Gerusalemme.
Templari interrogati nel Processo del Nord (Ravenna, Bologna, Cesena)
Nei verbali del processo tenutosi a Ravenna (1310), dove non fu usata la tortura e che si concluse con la pienezza delle assoluzioni, compaiono diversi frati ed esponenti delle domus emiliane e lombarde:
Frà Pietro da Monteacuto: Inquisito a Bologna, compare negli atti come precettore per le case di Bologna e Modena.
Frà Giovanni da Mugello: Precettore della grande e ricca domus di Santa Maria in Strada Maggiore a Bologna.
Frà Alberto da Canossa: Cavaliere della precettoria emiliana.
Frà Giacomo da Parma: Frate sergente interrogato durante le sessioni del Concilio di Ravenna.
Frà Guglielmo da Cremona: Esponente attivo nelle commende lombarde.
 
 Il difensore dell’Ordine a Parigi (Origine italiana)
Frà Pietro da Bologna: Un personaggio storico straordinario. Monaco, cappellano e fine esperto di diritto (procuratore). Nel 1310 fu inviato a Parigi e venne scelto da 560 confratelli per guidare il collegio di difesa dei Templari davanti alla commissione del re di Francia e del Papa. Scomparve misteriosamente dalle prigioni parigine nel maggio del 1310 prima della fine del processo.
Templari interrogati nel Centro Italia (Roma, Viterbo, Palombara)
Nei territori controllati dal Papa, i verbali registrano le deposizioni (spesso estorte) di cavalieri e sergenti laziali e umbri:
Frà Gualtero Giovanni di Napoli: grado servente, entrato nell’ordine nel 1300 sotto Bonifacio VIII. Fu il protagonista dell’ultimo drammatico processo italiano svoltosi nel Castello Savelli di Palombara Sabina (27 luglio 1310).
Frà Ceccolo da Perugia: interrogato a Viterbo sui rituali della precettoria umbra.
Frà Vivolo da Viterbo: membro della precettoria laziale, le cui confessioni sotto tortura sono minuziosamente trascritte nei registri pontifici.
Frà Giovanni da Torricella: Frate servente catturato nelle fortezze del reatino
 
Templari del Sud Italia e dei Porti Pugliesi (Napoli, Brindisi, Barletta)
I registri degli arresti ordinati da Roberto d’Angiò e i successivi processi a Brindisi portano alla luce i nomi dei responsabili dei transiti verso la Terra Santa:
Frà Uguccione di Vercelli: nonostante l’origine piemontese, si trovava a Barletta a gestire le spedizioni navali al momento del sequestro dei beni.
Frà Nicola da Taranto: Cavaliere catturato e processato nel distretto di Brindisi.
Frà Giovanni da Brindisi: Sergente addetto alla logistica della casa portuale di San Giovanni della Giudecca.
Frà Filippo da Napoli: amministratore dei possedimenti templari campani.
I verbali del processo toscano svoltosi a Firenze nel 1312, guidato dall’inquisitore Frà Grimaldo da Prato, ci hanno tramandato i nomi esatti di molti cavalieri e serventi che operavano nelle mansioni di Firenze, Siena, Poggibonsi, Grosseto e Lucca.
Ecco i nomi storici dei Templari in Toscana documentati ufficialmente dagli atti processuali:
I Precettori e Dignitari Toscani
Frà Giacomo da Montecucco: (Già citato come Gran Precettore d’Italia, ma di fatto imputato principale anche in Toscana, poiché deteneva la giurisdizione diretta sulla ricca Magione di Poggibonsi).
Frà Filippo di Ugolino (o da Siena): Precettore della Chiesa di San Pietro alla Magione a Siena. È uno dei personaggi toscani più documentati; guidò la commenda senese negli anni cruciali prima dell’arresto.
Frà Ermanno de’ Rossi: Precettore della domus di San Jacopo al Tempio a San Gimignano. Gestiva le terre e le decime della Val d’Elsa.
Frà Alberto di Lucca: Precettore responsabile dell’Hospitale di Lucca, incaricato dell’accoglienza dei pellegrini lungo la via Francigena.
Cavalieri e Sergenti interrogati a Firenze
I seguenti membri dell’ordine vennero catturati in varie località toscane e condotti a Firenze per essere interrogati (molti dei quali sotto tortura):
Frà Andrea da Firenze: Cavaliere della precettoria fiorentina di San Pancrazio. La sua deposizione è una delle più lunghe rimaste nei codici fiorentini.
Frà Giovanni da Pisa: Frate servente catturato nel territorio pisano, impiegato nella logistica e nei collegamenti con il porto.
Frà Pietro da San Gimignano: membro della guarnigione di San Gimignano, interrogato specificamente sui rituali di ammissione all’ordine.
Frà Guglielmo da Volterra: Frate addetto ai possedimenti agricoli e alle grance della zona collinare pisana e volterrana.
Frà Bernardo da Pistoia: Frate servente che operava nei territori dell’Appennino tosco-emiliano.
Frà Ranuccio da Siena: Monaco del Tempio appartenente alla Magione di via Camollia a Siena.
Tutti questi nomi compaiono nel celebre Codice membranaceo del processo ai Templari in Toscana, oggi conservato e consultabile presso l’Archivio di Stato di Firenze.
Ecco la lista completa dei nomi dei Templari toscani estratti direttamente dalle deposizioni del Processo di Sant’Egidio:
Frà Egidio: citato esplicitamente nei verbali come il Precettore della mansione di San Gimignano. La sua deposizione fu una delle più rilevanti poiché descrisse l’organigramma dei possedimenti in Toscana e in Emilia.
Frà Guido di Cietica: membro attivo dell’ordine in Toscana. Cedette sotto le torture inflitte nella chiesa di Sant’Egidio, lasciando dichiarazioni dettagliate che gli inquisitori usarono per confermare le accuse di eresia.
Frà Nicolao da Reggio (o Nicola): Frate inserito nelle commende toscane, la cui deposizione a Sant’Egidio è registrata nel Codice membranaceo fiorentino insieme a quella di Egidio e Guido.
Frà Andrea da Firenze: Cavaliere catturato direttamente nella magione cittadina di Firenze (legata all’avamposto di San Jacopo in Campo Corbolini).
Frà Giovanni da Pisa: Sergente del Tempio che si occupava dei transiti nella zona costiera toscana, trasferito a Firenze per le sessioni d’inchiesta.
Frà Pietro da San Gimignano: Frate servente e collaboratore di Frà Egidio nella gestione delle terre e dell’accoglienza dei pellegrini nella Val d’Elsa.
Questa cinquina (guidata da Frà Egidio), a cui si univano gli accertamenti in contumacia sul Gran Precettore d’Italia Jacopo da Montecucco, costituisce il nucleo totale e documentato delle vittime del processo fiorentino a Sant’Egidio.
Please follow and like us:
Pin Share

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *