I MONACI CAVALIERI TEMPLARI E LE DROGHE
di Maurizio Santi
La storia dell’umanità è sempre stata attraversata dal desiderio di migliorare le proprie capacità fisiche e psichiche. Dalle epoche più remote l’uomo ha tentato attraverso l’uso di sostanze prima naturali e poi artificiali di controllare il proprio corpo e la propria mente, al punto che questo desiderio è diventato un vero e proprio “bisogno”, tanto che erano già in uso erbe di tipo terapeutico in tutte le grandi civiltà. Non da meno furono i Monaci Cavalieri Templari e tanti altri Ordini Cavallereschi. In strani documenti che “appaiono e scompaiono” si legge dei M.C.T. che facevano uso di “Belladonna Atropa, Morella, Scopolia e Mandragora”. Naturalmente ne facevano uso curativo solo ed esclusivamente. Sicuramente vi erano anche altre droghe tipo l’Oppio o la Cannabis di cui facevano uso, ma soprattutto in modo curativo. Nel mio ricercare mi sono imbattuto in scritti in cui si parlava dei M.C.T. che usavano le suddette droghe, come appreso dagli antichi popoli, i quali attribuivano grandi virtù a tali piante.
Una delle più tipiche di queste piante utilizzate nella cosiddetta “magia tradizionale” dai M.C.T. è la Belladonna, cioè l’Artropa Belladonna, una solamacea che cresce spontaneamente nelle aree montane e sub montane. I M.C.T. adoperavano foglie, radici e e semi utilizzandoli in medicina per produrre estratti e tinture con funzioni soprattutto antispastiche, calmano e rimuovono gli spasmi della muscolatura liscia, riducendo il dolore causato da contrazioni involontarie e improvvise; inoltre per disturbi gastrointestinali, coliche renali e dismenorrea, utile per l’asma, per le nevralgie. Fra i contenuti della Belladonna esistono diversi alcaloidi, fra cui l’atroprina e la jasciamine, dai peculiari effetti sull’uomo. Il nome comune deriva dall’uso che se ne faceva un tempo; qualche goccia di Belladonna serviva a rendere gli occhi più luminosi e più grandi, ancora oggi l’artroprina viene utilizzata dagli oculisti per aumentare il diametro delle pupille in modo da poter esaminare con più facilità il fondo della retina. Addirittura si narra che le streghe ne facessero uso avendo anche effetti, particolari, negativi sull’uomo.
Per quanto riguarda la Cannabis (conosciuta sotto diversi nomi haschischi, marijuana, bhang, kif, gauja, pat) i M.C.T. sicuramente ne vennero a conoscenza dagli Sciti che ne facevano uso anche funerario. Conosciamo l’utilità di questa droga, nel bene e nel male. Anche la Morella, uno dei più potenti analgesici, usato nel Medioevo dalla medicina ufficiale e dai Templari. Era la Morella o Solànum nigrum, appartenente alla famiglia delle Solanacee: i suoi componenti principali, e in particolare la solamina, svolgevano una forte azione narcotica al punto che pare che la pianta fosse utilizzata anche come anafrodisiaco.
Altra doga di cui i Monaci Cavalieri Templari facevano uso era la Scopolia o Scòpolia carniòlica jacq, una solonacea diffusa in tutta Europa: la droga è contenuta soprattutto nella radice, conosciuta sotto il nome di “falsa radice di Mandragora”. Il suo maggior alcoloide è la scopolamina, una sostanza affine all’atropina contenuta nella Belladonna, che comunque è a sua volta presente in questa pianta. Utilizzata dai Templari come narcotico, le foglie, una volta seccate, venivano mescolate con quelle della Belladonna. La Mandragora, conosciuta già in antichità dai greci e dai romani, è nota per le tante leggende: dalle streghe, i sabba, alle varie popolazioni che la conoscevano e ne avevano creato “formule magiche diverse”. Per i M.C.T. era utile per gli animali, ed inoltre l’adoperavano per estorcere informazioni, in effetti la pianta contiene alcuni principi attivi (ioscina, artropina, mandragora e iosciamina) che producono una forma di stato ipnotico nell’individuo, utile per estorcere informazioni e confessioni da qualcuno, evitando la forza o la violenza.
Difficile sapere quanto sia grande il campionario delle droghe occidentali e orientali, appartenenti a tutte le arree geografiche e a tutti i tempi a conoscenza dei M.C.T., impossibile, con certezza, descriverne la storia, l’uso, gli effetti e il significato “rituale”, ricordando che la validità di questa operazioni è strettamente legata al periodo storico e al “credo” dell’operatore stesso. Loro sono sempre vivi, ma noi parliamo di cose che non conosciamo.

