IL PIFFERAIO MAGICO DI HAMELIN

L’accalappiatore di topi 1897 Lit Konig
Pubblicità di carne Liebig, Londra

(di Marcella Andreini)

Il personaggio che in Italia è conosciuto come Pifferaio Magico è in realtà, nel resto del mondo, il Pifferaio Variopinto (Pied Piper); in effetti, nella fiaba si racconta più volte del mantello a due colori indossato dal Pifferaio, fin dall’inizio, come a sottolineare la principale caratteristica del personaggio: “Nell’anno 1284 uno strano uomo fu visto ad Hamelin. Indossava un soprabito e uno scialle bicolore” o in seguito: “Si allacciò il mantello colorato, ed entrò nell’acqua…” non si parla di magia, si deve pensare che probabilmente il termine “magico” sia da riferirsi al potere incantatore della musica.

Il pifferaio, così vestito, libererà la città dai topi; quando tornerà per vendicarsi del torto subito, indosserà altri abiti, ossia abiti da cacciatore e un cappello rosso. Tuttavia, non perde la sua identità e viene, comunque, riconosciuto come pifferaio e, anche in veste di cacciatore, sta suonando il flauto e non possiede armi da caccia. L’abito sembra quindi essere una caratteristica, una maschera fondamentale per la trama della fiaba. Un cambio di abiti che permette la metamorfosi del protagonista: da liberatore a rapitore, quale sarà la sua vera personalità?
Se consideriamo che uno dei pochi avvenimenti certi è relativo al fatto che la vicenda dei ratti è un’aggiunta del 1500, dobbiamo circoscrivere la vicenda della città di Hamelin solo ai bambini. In questo caso, prevarrebbe la figura del cacciatore sul pifferaio incantatore di topi. Tre secoli dopo i Fratelli Grimm aggiunsero la variante finale, secondo la quale, due bambini (uno cieco e uno storpio) si salvarono e rimasero ad Hamelin; un terzo bambino, tornato indietro per prendere una giacca, riferirà di aver visto il folto gruppo di bambini sparire ai piedi di una montagna. Il bambino cieco e il bambino storpio sono stati probabilmente aggiunti dai Grimm per dare ancora più mistero alla vicenda, che non può avere testimoni, in quanto, i due bambini possono riferire solo in parte a causa dei loro handicap; impossibile, quindi, per le conoscenze umane risalire alla fonte originale.
In sintesi, se togliamo la vicenda dei ratti, se togliamo la variante dei Grimm, se togliamo la magia del pifferaio rimane questo:
“Nell’anno 1284, il giorno di Giovanni e Paolo
il 26 di giugno
Da un pifferaio, vestito di ogni colore,
furono sedotti 130 bambini nati ad Hameln
e furono persi nel luogo dell’esecuzione vicino alle colline.” 
(Iscrizione ad Hamelin 1602-1603) 
Chi ha portato via 130 bambini al suono di un piffero? Sappiamo che Jobus Fincelius menziona la vicenda nel suo De miracolis sui temporis (1556), identificando il Pifferaio con il Diavolo. Il diavolo, è spesso associato al suono del flauto, ripreso dai riti pagani legati a Fauno. Ma adesso voliamo in India a trovare la Fenice con il suo becco  forma di flauto:

“La fenice è uno strano ed affascinante uccello che vive nelle terre d’India. Possiede un becco lunghissimo che è provvisto come il flauto di numerosi fori, non meno di cento. Vive priva di compagno, e anzi la solitudine è la sua ragion d’essere. Da ogni foro del suo becco sgorga una diversa melodia, tra le cui note si cela un arcano. Quando da quei fori s’innalza il suo triste lamento, pesci ed uccelli diventano inquieti per lei, tutte le belve si placano e perdono quasi coscienza per la dolcezza di quel canto. Un filosofo che un tempo fu intimo amico della fenice, venne iniziato da lei alla scienza della musica. Ella, che vive quasi mille anni, presagisce il momento della morte e quando sta per giungere, rassegnata, raduna attorno a sé della sterpaglia, poi vola su quella pira e, inquieta, canta a se stessa lugubri nenie. Da ognuno dei fori del suo becco pare che sgorghi un diverso lamento di morte, che sale dal profondo della sua anima incontaminata: come esperto menestrello, modula arie diverse e, mentre canta, trema come una foglia nell’angoscia della morte. Al suono di quel flauto lamentoso, belve ed uccelli vengono a lei per ascoltarla, dimentichi come per incanto delle cose del mondo, ed a migliaia le muoiono dinnanzi, sopraffatti dalla pena per la sua triste sorte, ed infiniti altri cadono in profondo deliquio, incapaci di sostenere la malinconia del suo canto. Davvero è straordinario quel giorno!…”.  La morte della fenice, da Il verbo degli uccelli di Farid ad-din Attar (Iran 1100 circa – ?), Edizioni Mondadori 1999, a cura di Carlo Saccone.

tratto da pixabay

Nel dizionario etimologico online al termine Incantare troviamo questa definizione: dal Lat. incantare composto della particella in e cantare intensivo di canere cantare, cantare in versi, ed anche vaticinare, fare incantesimi, per la stessa relazione d’idee per la quale il lat. Carmen carme, canzone ebbe pure il senso di formula magica, in quanto appunto gli indovini e i fattucchieri si servivano del canto e di versi numerati nelle loro predizioni e nei loro incantesimi. Metaforicamente: Guadagnare l’animo di alcuno. I 130 bambini sono stati incantati dal Pifferaio? Il Pifferaio – Diavolo si è “guadagnato il loro animo”?

Non solo strumento musicale legato al diavolo, il piffero è uno strumento musicale usato soprattutto in epoca medioevale (la storia dei 130 bambini è datata 1284) dalle bande militari con l’accompagnamento dei tamburi. Nelle mani del Pifferaio, diventa forma e strumento per trasmettere il potere magico “incantatore” della musica. Tra le varie teorie sulla sparizione dei 130 bambini di Hamelin ci sarebbe quella che ritiene questo evento una delle tre Crociate dei bambini (1212 e 1251) quando bambini dell’Europa (Francia e Germania) furono reclutati per le Crociate. Ciò sarebbe coerente con il fatto che il Pifferaio era solito accompagnare le bande militari.

La prima, guidata dal francese Stefano di Cloies, raccolse circa trentamila ragazzi che abbandonarono i padri, le madri, le nutrici e tutti gli amici per dirigersi in processione, cantando, verso il Mediterraneo. Giunti a Marsiglia (1212), alcuni mercanti senza scrupoli si impegnarono a trasportarli gratis in Terrasanta, imbarcandoli su sette navi: di queste, due fecero naufragio e le rimanenti vennero condotte in Tunisia e in Egitto dove i fanciulli furono venduti come schiavi agli infedeli. Diciotto anni dopo Federico II incontrò settecento di loro ad Alessandria che non erano più bambini ma uomini fatti. La seconda crociata, partita dalla Germania lo stesso anno della precedente, raccolse circa ottomila bambini guidati dal dodicenne Nicholaus il quale assicurava che avrebbe camminato sul mare a piedi asciutti. Recatisi a Roma per avere la benedizione papale dovettero accorgersi che nessuna autorità era dalla loro parte: così, abbandonato il progetto, ripresero la via della Germania, attraversando le Alpi in pieno inverno. Tornarono affamati e a piedi nudi, uno a uno e in silenzio… molti di loro giacevano, morti di fame, sulle pubbliche piazze nei villaggi, e nessuno dava loro sepoltura. La terza, detta la crociata dei pastorelli, si mosse nel 1251 dalla Francia: diverse migliaia di ragazzi seguirono un misterioso vecchio, Giacobbe, maestro d’Ungheria. Loro meta era Gerusalemme ma, attraversando la Francia, devastarono le case degli ebrei e le proprietà dei baroni e del clero, e finirono tutti uccisi in scontri armati o impiccati dai cavalieri francesi. Da queste crociate trae origine probabilmente la famosa leggenda del pifferaio di Hamelin. (P. Concetti, dal Dizionario di Storia) 

Le parti che ho sottolineato sono quelle che, a mio avviso, ci dicono del carisma e delle capacità affabulatorie che queste sorti di “pifferai” usavano per reclutare bambini e giovanissimi.
Alcuni vedono nel Pifferaio Magico riferimenti alla peste che colpì l’Europa, malattia trasmessa dai topi e che vide la morte di tantissimi bambini (i più colpiti dall’epidemia). Il flauto-il diavolo-la morte sarebbe da collegare alla visione della morte rappresentata come uno scheletro danzante che suona un flauto fatto con i femori, nella tipica Danza macabra.
Il finale proposto dai Grimm porta una sorta di tranquilla speranza per la sorte dei 130 bambini: “Qualcuno ipotizza che i bambini siano stati condotti in una cava e che siano transitati dall’altra parte, in Transilvania, nella città di Siebenbuergen”. In questo contesto di peste che decimava le popolazioni i cacciatori di ratti (come detto è un’aggiunta del 1500) erano molto diffusi. I topi, inoltre, erano portatori di morte e associati al diavolo, non era quindi difficile per un Pifferaio portarli nel mondo dei morti o, come raccontano alcune varianti della fiaba, trasportati in Transilvania, terra di vampiri.
Tra i documenti attestati sulla vicenda, sappiamo che esisteva, nella vetrata della chiesa della stessa città di Hameln, risalente circa al 1300, l’immagine del Pifferaio Magico circondato da molti bambini vestiti di bianco. Della vetrata, andata distrutta, si trovano però solo descrizioni su diversi documenti del XIV e XVII secolo. Si pensa che questa finestra sia stata creata in ricordo di un tragico evento effettivamente accaduto nella città. Esisterebbe tuttora una legge non scritta che vieta di cantare o suonare musica in una particolare strada di Hameln, per rispetto nei confronti delle vittime.

 

Focus su uno dei protagonisti della fiaba “Il Pifferaio Magico”: IL TOPO

Nella fiaba I 3 capelli d’oro del diavolo il topo rosicchia le radici dell’albero dalle mele d’oro, questo richiama alla mente la simbologia dei primi cristiani, per i quali il topo era collegato alla demoniaca vita degli inferi e, spesso, raffigurato mentre mangia le radici dell’albero della vita. Abitante del sottosuolo di cui percorre, con agilità, i bui tunnel si sarà mai incontrato faccia a faccia con il diavolo? E il suo movimento, il suo correre e scavare nel sottosuolo avrà mai per caso, o volutamente, provocato terremoti? C’è qualcosa che il topo non rosicchierebbe? Impossibile, nel Dakota, un tempo, si credeva che la luna calante fosse così perché rosicchiata dai topi. Divoratore delle provviste, custodite nei granai o nelle cantine, rubava e ruba ai poveri come ai ricchi – mai seguita la filosofia di Robin Hood “rubare ai ricchi per dare ai poveri” – no il topo rosicchia tutto. Così è ben presto associato al furto, nei sotterranei nasconde il suo bottino, corre veloce e in punta di piedi. Spesso, l’esistenza del topo si scopre perché si trovano dei resti di cibo o tessuti rosicchiati, ma aspettare sul luogo del delitto un topo è compito di grande pazienza; un esempio? Pensate a Tom & Jerry e alla pazienza di Tom che aspetta e tende trappole a Jerry, che sfugge sempre con velocità ed astuzia.

Esopo utilizza il topo per dirci che anche i piccoli e deboli possono essere utili ai grandi:

Mentre un leone dormiva in un bosco, topi di campagna facevano baldoria.
Uno di loro, senza accorgersene, nel correre si buttò su quel corpo sdraiato.
Povero disgraziato! Il leone con un rapido balzo lo afferrò, deciso a sbranarlo.
Il topo supplicò clemenza: in cambio della libertà, gli sarebbe stato riconoscente per tutta la vita.
Il re della foresta scoppiò a ridere e lo lasciò andare.
Passarono pochi giorni ed egli ebbe salva la vita proprio per la riconoscenza del piccolo topo.
Cadde, infatti, nella trappola dei cacciatori e fu legato al tronco di un albero.
Il topo udì i suoi ruggiti di lamento, accorse in suo aiuto e, da esperto, si mise a rodere la corda. Dopo averlo restituito alla libertà, gli disse: – Tempo fa hai riso di me perché credevi di non poter ricevere la ricompensa del bene che mi hai fatto. Ora sai che anche noi, piccoli e deboli topi, possiamo essere utili ai grandi.

Ecco, Esopo ci dice che il piccolo e il grande sono entrambi utili alla società; mai ridere del piccolo, non si sa che cosa può nascondersi in ciascuno di noi al di là dell’apparenza. Chi di noi è grande e chi è piccolo?

Una favola dove il topo non vince con la sua astuzia è Il topo e l’elefante di La Fontaine:

La vanità, ch’è tutto un mal francese, fa ch’ogni sciocco e stupido borghese, un grand’uomo si creda in quel paese. Vani son gli Spagnoli e tuttavia, per quanto grande il lor difetto sia, è più che scipitezza una pazzia. L’esempio che vi conto vi dimostra la boria nostra, la qual su per giù non vale men di un’altra e non di più. Un Topolin piccino vide un grosso Elefante gigantesco, e rise di quel grande baldacchino pesante ed arabesco, con tre piani di sopra e una sultana seduta in mezzo di beltà sovrana, con cani e gatti e pappagalli suoi, e con tutta una casa che in viaggio andava ad un lontan pellegrinaggio. Rideva il Topolin perché la gente stesse a guardar quel coso stravagante, più che animale, macchina ambulante. – Bel merito, – dicea, – d’esser sì grosso, come se il bello fosse in un colosso… O gente sciocca, ov’è la meraviglia che ai ragazzetti fa levar le ciglia? Così piccino come son, un grano non valgo men di questo pastricciano -. E stava per aggiungere di più il Topo vanerello. Quand’ecco sul più bello un gatto salta giù e fric… in un istante mostrò che un Topo è men che un Elefante.

Il topo all’assemblea degli animali, immagine di John Tenniel per
Alice nel paese delle meraviglie ed. 1866

Associati alla peste, vista come punizione divina, i topi divennero, nel Medioevo, a tutti gli effetti, i portavoce e i mandanti di questa punizione. Ma nelle favole e nelle fiabe, come abbiamo visto sanno essere anche riconoscenti come, per esempio, nella fiaba della raccolta di Calvino, Il bastimento a tre piani, dove dei topi, abitanti dell’Isola dei Topi, sfamati generosamente dal protagonista che portava un carico di croste di formaggio, lo aiuteranno “rosiccchiando” una montagna per permettergli di raggiungere la Principessa sequestrata e nascosta in un’isola incantata.
Andando indietro nel tempo, troviamo che il topo era addirittura ritenuto sacro presso gli Egizi, mentre nell’antica Roma era simbolo di buona fortuna. In Grecia, un topo bianco, era emblema di Apollo e di Giove che, si presume, utilizzassero i topi per nutrire i serpenti degli dei.

Please follow and like us:
Pin Share

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *