HALLOWEEN DALL’IRLANDA AGLI USA (passando per la Maremma)

Purtroppo non tutti conoscono le origini della festa di Halloween (1) e che le celebrazioni del Samhain (2) non sono made in USA ma hanno radici celtiche. Halloween è comparsa negli USA in tempi molto più recenti, ragionevolmente, circa a metà dell’ottocento, del secolo XIX. Il tutto lo si deve, tristemente, a quei migranti costretti a lasciare la propria terra d’Irlanda, per via della grande carestia, e ritrovarsi dall’altra parte dell’Oceano, gli Stati Uniti d’America. E qui, in questa nuovo luogo, per mantenere vive le tradizioni su Halloween, i costumi della loro patria, si continuò a festeggiare il 31 di Ottobre. Gli statunitensi, con le loro grandi capacità di commercializzazione, hanno permesso una rapida diffusione di questi festeggiamenti ovunque, sfruttando il cinema, la televisione, introducendo con il passare del tempo sempre più aspetti “frivoli”, dimenticando la veridicità e la “religiosità di questa tradizione”. La notte di Halloween, o di Ognissanti, è ampiamente riconosciuta oggi come originata in Irlanda coi Celti. Si crede che sia un’evoluzione della festa pagana di Samhain che era una delle quattro feste gaeliche pre-cristiane. I Celti (3) ogni anno festeggiavano la fine del raccolto e l’arrivo dell’inverno l’odierna notte di Halloween, vale a dire il 31 di ottobre. Questa “manifestazione” aveva grande rilievo e connessione con il culto dei morti e la vita ultraterrena, che in epoca cristiana è stata poi collegata alla notte di Ognissanti. Il cristianesimo ha attinto dalle religioni pagane molti rituali, simbologie e festività. Tale solennità di interesse collettivo, Samhain, ebbe i suoi natali poco dopo l’anno cinquecento a.C. portata dai Celti arrivati per la prima volta in Irlanda; secondo il loro calendario, le giornate iniziavano al tramonto e Samhain durava dal tramonto del 31 ottobre, al tramonto del 1 novembre. Ai nostri giorni, in Irlanda, Oìche Shamhna indica la notte di Halloween.

Altro ruolo importante avevano i falò (ove vi si gettavano, come rito propiziatorio, anche le ossa degli animali macellati); il fuoco è elemento primario per la celebrazione di Samhain, ritenendo che esercitasse poteri protettivi e purificatori, ed usato anche per particolari rituali divinatori. Nei vari villaggi veniva acceso un fuoco principale, del quale tutti ne usufruivano per accendere i fuochi delle loro abitazioni, per rappresentare in forma simbolica il forte legame di queste persone. A volte venivano accessi due fuochi, o falò, ed in centro vi passavano uomini e animali per liberarsi da impurità. Nell’antica Irlanda, le colline di Tara e Tlachtga (4) erano importanti, Tara è stata a lungo la sede degli Alti Re d’Irlanda, e la tradizione vuole che i Druidi accendessero un enorme falò sulla collina di Tlachtga, e da lì venivano trasportate torce accese a ogni famiglia durante la notte. La distanza fra la collina di Tlachtga e la collina di Tara era di circa tredici miglia; la prima rappresentava il centro del culto religioso celtico, oltre duemila anni fa, ed era il simbolo della Festa del Grande Fuoco, che segnava l’inizio dell’inverno. In questo luogo alla fine dell’anno veniva celebrato il dio celtico del sole. Tlachtga è chiaramente visibile da Tara e il fuoco acceso alla vigilia di Samhain era preludio ai festeggiamenti di Samhain a Tara. Non vi sono dubbi che Tlachtga è strettamente legata alla morte simbolica quale elemento della comunicazione che esprime la morte e il “rifiorire” della terra di Samhain. Molto probabilmente la sua storia riscritta per ricondurre al silenzio assoluto di lei e il suo tempio sacro, punto iniziale di legame diretto tra l’antico fuoco sacro e l’attuale.

Relativamente alla dimensione circolare-ciclica del tempo, esempio della cultura celtica, Samhain era inserita in un punto fuori dalla dimensione temporale non appartenente all’anno vecchio e nemmeno al nuovo. In quella frazione di tempo, la velatura che divideva la terra dei vivi con quella dei morti si assottigliava, e potevano entrare in comunicazione. In rapporto alla spiritualità, la festa, o meglio, la solennità motivata da una ricorrenza “religiosa” di interesse collettivo, era un momento di meditazione/contemplazione rivolta alle cose divine o spirituali. Per i Celti morire con onore, vivere nella memoria della tribù ed essere ricordati nella grande festa che si sarebbe svolta la vigilia di Samhain era una cosa molto importante (in Irlanda questa sarebbe stata Fleadh nan Mairbh – Festa dei Morti). Questo era il periodo più magico dell’anno: il giorno che non esisteva. Durante la notte il grande scudo di Scáthach (5) veniva abbassato, eliminando le barriere fra i mondi e permettendo alle forze del caos di invadere i reami dell’ordine e al mondo dei morti di entrare in contatto con quello dei vivi. I morti avrebbero potuto ritornare nei luoghi che frequentavano in vita, e celebrazioni gioiose erano tenute in loro onore. Le tribù erano legatissime alle loro tradizioni e sulla collina di Tara, venne costruita “una tomba di passaggio” tra il mondo dei vivi e quello dei morti, la cui posizione si trova in linea con quella dell’alba di Samhain. Questo aspetto della festa non scomparve mai, nemmeno con l’avvento del cristianesimo, anche se nel corso del tempo si è quasi fusa con le celebrazioni di Ognissanti, per aggiungere quello che chiamiamo Halloween.

Anche la Scozia, terra in cui non c’è tradizione senza il sovrannaturale, terra per eccellenza per quanto riguarda fantasmi, misteri e leggende, ha una lunga tradizione legata a questo evento, cioè dall’antica festa di Samhain all’attuale Halloween. Usanza voleva di lasciare un posto libero a tavola, apparecchiato normalmente e con del cibo per i defunti che eventualmente la sera a cena si fossero uniti alla famiglia. Le ore precedenti la mezzanotte erano quelle dell’attesa del ritorno delle anime dei morti. Detta usanza ancora oggi è diffusa in alcune zone della Scozia, la notte del 31 ottobre, dopo aver allestito la tavola per i defunti,  si raccontano le storie dei propri antenati. I Celti erano prevalentemente un popolo di pastori, a differenza di altre culture europee, come quelle del bacino del Mediterraneo. I ritmi della loro vita erano, dunque, scanditi dai tempi che l’allevamento del bestiame imponeva, tempi diversi da quelli dei campi. Alla fine della stagione estiva, i pastori riportavano a valle le loro greggi, per prepararsi all’arrivo dell’inverno e all’inizio del nuovo anno. Per i Celti, infatti, l’anno nuovo non cominciava il 1° gennaio come per noi oggi, bensì il 1° novembre, quando terminava ufficialmente la stagione calda ed iniziava la stagione delle tenebre e del freddo, il tempo in cui ci si chiudeva in casa per molti mesi, riparandosi dal freddo, costruendo utensili e trascorrendo le serate a raccontare storie e leggende. Lo spirito della festa di Samhain, con il passare del tempo, mutò: questi spiriti apprezzati e di grande potere divennero simbolo di male e diavoleria. In modo perentorio la chiesa sosteneva che gli dei, le dee e tutti gli altri esseri soprannaturali delle antiche tradizioni religiose rappresentassero figure diaboliche, portando l’uomo all’adorazione di falsi idoli. Si racconta che a tutto ciò si deve la presenza, durante le celebrazioni ad Halloween del 31 ottobre, di fantasmi, scheletri, simboli della morte, del diavolo e di altre creature maligne, come le streghe. Il primo Pontefice a voler dedicare ufficialmente una festa di “Tutti i Santi o Ognissanti”, al ricordo e alla celebrazione dei santi e martiri fu Papa Bonifacio IV, consacrando per sua volontà la giornata del 13 maggio del 610. Nell’anno 840 Gregorio IV, chiese a re Luigi il Pio di poter spostare la data al 1° novembre quale festa di tutti santi. Inoltre quando i romani entrarono in contatto con i Celti, identificarono Samhain con la loro festa dei morti Lemuria (6), diversamente, però, celebrata nei giorni nove, undici e tredici maggio, ed erano sconsigliati matrimoni in detto mese. Lemuri o larve, questo era il nome degli spiriti defunti purtroppo inquieti, particolarmente ritenuti come spiriti umani periti di morte violenta, i quali “incapaci” di trovare pace nel mondo dei defunti, girovagavano nel mondo dei vivi rendendo malsicure le abitazioni o tormentando/angustiando uomini e succhiando loro energie. Gli spettri dei morti irrequieti venivano calmati con offerte di fagioli neri. In quei giorni, le Vestali preparavano la mola salsa col primo grano della stagione. Altri invece ne hanno visto l’analogia col Mundus Cereris (7), di probabile origine etrusca, risulta una delle solennità più ignote e oscure appartenente alla fase primitiva romana. Si trattava di un rituale con il quale i romani entravano in contatto con i cosiddetti mani (8), spiriti di divinità o di semplici spiriti di morti. Tale cerimonia prevedeva l’apertura di una fossa (mundus pater) presente nel santuario di Cerere. Questa apertura metteva in comunicazione i vivi e i morti, e il mundus era coperto da una pietra che nascondeva un pozzo. Rimossa la pietra chiamata Lapis Manalis, ritenevano fosse in grado di favorire la pioggia, quindi rappresentava la connessione al cambio di stagione e alla fine dell’estate. Veniva festeggiata in tre date diverse: il 24 agosto, il 5 ottobre e l’8 novembre. La scelta del 24 Agosto coincideva con gli Opiconsiva, e prendeva nome dalla dea Opi che in quel giorno era venerata con l’epiteto di Consiva (per il quale era messa in relazione con il dio Conso). La festa viene di solito interpretata come un rilievo religioso dell’immagazzinamento del raccolto, ma anche dell’aldilà. Non ultima Pomona la dea dei frutti, non escluso l’olivo e la vite. Taluni ipotizzano che non cadesse in una data fissa, ma che fosse stabilita dai momenti di maggiore fertilità. Come già detto così, secondo la storia, la Chiesa dapprima tentò di cancellare questi riti pagani per poi ripiegare sullo spostamento del giorno di Ognissanti.

Holyroodhouse

E così non sorprende che Edimburgo, città dall’atmosfera magica e lugubre capace di riportare indietro nel tempo, sia una delle mete ideali dove celebrare Halloween. In Scozia, viene celebrato come il Capodanno celtico, una tradizione mantenuta fino ai giorni nostri. Ora che Halloween è diventata un appuntamento commerciale in America e in tutta Europa, Edimburgo ha moltiplicato le iniziative per mantenere la celebrazione autentica, nella tradizione di Samhain. D’altronde, a queste latitudini, il legame con la morte è vissuto in maniera molto particolare e differente rispetto al solito. Basti pensare che, ad esempio, i cimiteri sono considerati alla stregua di parchi pubblici rimanendo aperti 24 ore su 24. Può capitare allora di trovare qualcuno che fa un picnic sull’erba, giusto a pochi passi da una lapide. Così, alle 9 di sera del 31 ottobre, dalla piazza del castello di Holyroodhouse parte una parata in costume, con musica, danze, maschere, fuochi, con indosso vestiti neri che rappresenta il buio; l’altro, corteo che indossa vestiti colorati, che simboleggiano la luce, viaggia nella direzione opposta. Si ritrovano in pieno centro, e il regno della luce passa il testimone a quello delle tenebre, della notte. Tutto si illumina grazie al grande falò di Calton Hill, intorno al quale le persone si danno appuntamento per festeggiare la notte più lunga dell’anno. Il brivido che sentirete non è solo effetto della temperatura, è il soffio gelido di una storia che affonda nel lontano passato, facendoci capire che Halloween non è solo una specie di scherzo di carnevale.

In molti sostengono che le radici di Haloween/Samhain, in Toscana e in Maremma, siano una storia/leggenda ultramillenaria, addirittura molto più antica anche di quella irlandese e scozzese, naturalmente nulla a che vedere con l’odierno “carnevale”. Particolari suggestioni ci sono state lasciate dal popolo etrusco che con la morte e con il lutto aveva un rapporto complesso, per alcuni aspetti ancora oggi avvolto nel mistero. Ogni aspetto della vita era legato ad una forte ritualità, il sacerdote aveva un ruolo importante poiché era l’unico incaricato a compire i sacrifici agli dei e decifrare i presagi di morte che venivano letti nel volo degli uccelli. Gli uccelli, inoltre, grazie al loro battito d’ali potevano aiutare l’anima del defunto ad abbandonare definitivamente il corpo fisico.
Si parla del concetto della morte degli Etruschi presenti in Toscana già nei secoli VII e VIII a.C.. In questo giorno in cui i “morti ritornano”, le anime perdute, come da antichissima credenza, riportate ad una precedente condizione, tornavano a visitare i luoghi a loro familiari favorendo raccolti se bene accolti. Tutti i vivi cercavano di essere “ospitali” e generosi, così sarebbero stati contraccambiati. Vi era però la preoccupazione di non fare bussare alle proprie porte “anime tormentate”, cattive e dispettose. Per questo motivo si cominciò ad imbandire tavole con prelibatezze. Purtroppo, se queste anime non si “addolcivano”, in quanto malvagie, l’unica soluzione praticabile era il tentare di allontanarli, ma come? Nelle campagne i contadini iniziarono ad intagliare le zucche in forme spaventose con all’interno delle candele e scherzi di cattivo gusto per spaventare ed allontanare. In alcuni luoghi si facevano anche dei grandi falò per purificare ed illuminare, pensando che tale luce infastidisse le anime maligne che vivevano nel buio.

Ricordo che circa cinquant’anni fa, in molti paesi della Maremma grossetana, le zucche illuminate da candele venivano posate davanti agli ingressi delle case, e i ragazzi con le famose lanterne di carta che, in gruppo erano delle vere luminarie, chiassosi passavano nelle strette viuzze dei borghi per allontanare i cattivi fantasmi, e rimediare dolcetti caratteristici del periodo. Approfondiamo maggiormente il senso dell’invisibile e della morte da parte degli Etruschi. Questo popolo credeva che la terra fosse composta da tunnel concentrici che sfociavano in un ignoto luogo dell’Asia Centrale. Secondo le loro convinzioni in tale recessi del sottosuolo era ubicato il regno di Agarthi, un regno parallelo abitato da esseri di intelligenza superiore, detentori delle grandi verità che gli uomini hanno sempre desiderato conoscere. Il termine Agarthi significa “inaccessibile” ed è stato utilizzato spesso per denominare una civiltà nascosta. Esistono citazioni di un regno simile anche nel buddhismo tibetano. Gli Etruschi credevano che un accesso ad Agarthi fosse situato sull’isola Bisentina, una delle due isole del lago di Bolsena, quella con un’estensione maggiore. L’isola è ubicata a pochi chilometri dal promontorio dove si ergeva la città etrusco-romana di Bisenzio, dalla quale deriva il suo nome. Sull’isola Bisentina è presente una collina e qui, lontano da qualsiasi costruzione, si trova la “Malta dei Papi”, uno stretto cunicolo scavato nelle profondità dell’isola che fu usato per lungo tempo come prigione. Si ritiene fosse un’opera di origine etrusca e la leggenda sostiene che tale tunnel sia uno degli ingressi al regno di Agarthi. Prova atta a convalidare la giustezza di questa ipotesi è quanto ci hanno lasciato gli Etruschi: un avvincente e intrigante rete di cave e passaggi scavati  tra la roccia e la terra, che evidenziando un tipo di racconto molto antico, come il mito, la favola e la fiaba, che fa parte del patrimonio culturale di un popolo, appartenente alla sua tradizione orale e mescolando, nella narrazione, il reale al meraviglioso, nasce la leggenda, che vede in questi percorsi il sacro dell’iniziazione per poter accedere al regno sotterraneo. Inoltre, vi sono altri punti per avvicinarsi ed entrare in questo mondo, sono le vie cave, grandi dirupi/precipizi, non facilmente visibili, nascosti nella fitta vegetazione che si “uniformano” alla profondità del sottosuolo. La tradizione vuole che nelle tombe Etrusche molto vicino all’ingresso principale si poteva trovare, disegnata o scolpita, una finta porta, indicante un passaggio inaccessibile ai vivi, ma percorribile solo dagli spiriti dei defunti, costretti a vagare nel reame dei morti, essendo concepito come un luogo cupo e popolato da demoni e da divinità misteriose. La porta del morto nasce sotto l’influsso dell’Egitto fino al culto di Roma. In ogni abitazione si trovava oltre la porta d’ingresso che, serviva normalmente per fare entrare ed uscire i visitatori, accanto vi era una porta stretta, posta su di un gradino alto e murata. Questa porta veniva aperta solo al momento del passaggio del corpo del morto, per poi essere nuovamente murata al fine di scongiurare un possibile ritorno. L’importanza di questa porta era tale che la si trovava, come sopracitato, sia nelle tombe che nell’abitazioni, non dimenticando che per le culture antiche la porta possedeva una duplice valenza simbolica: se per un verso rimandava al passaggio tra i differenti piani di vita e di morte, dall’altro alludeva al percorso iniziatico dell’anima, dalla dimensione fisica alla spirituale. Un’ ulteriore usanza degli Etruschi, sempre relativa al trapasso, era la ritualità nella costruzione della città. Attorno veniva tracciato un solco circolare e all’interno si trovavano i due assi principali, il cardo (7) e il decumano, che incrociandosi si trovavano in modo preciso al centro del cerchio. Non si deve dimenticare la distinzione del cerchio, essendo simbolo del compiuto e dell’armonia, al cui centro confluiscono energie materiali e spirituali. In corrispondenza del punto dove si incrociavano i due assi di maggior rilievo, realizzavano un pozzo, che rappresentava simbolicamente la porta d’accesso al mondo sotterraneo dell’aldilà.

NOTE:

(1) Il nome Halloween, che in irlandese è Hallow E’en, deriva dalla forma contratta di All Hallows’ Eve con Hallow che significa Santo, dunque la vigilia di tutti i Santi. Ognissanti è, invece, All Hallows’ Day. Quanto possa assumere un aspetto importante la ricorrenza è spiegato dal sistema cosmologico celtico che rientra nello sciamanesimo, il mondo materiale e l’Altro Mondo, in cui la concezione del tempo ritorna nelle feste attraverso parole come “Eve”, ossia sera, la stessa notte di Capodanno, “New Year’s Eve”, o la notte di Natale “Christmas Eve”.

(2) Con la diffusione del cristianesimo Samhain non ha cessato di esistere ma il primo novembre è stato trasformato nel giorno di Ognissanti. Col tempo Samhain si è trasformato in All Hallows Eve, termine scozzese per indicare Halloween, diffusosi poi in tutto il mondo e soprattutto negli Stati Uniti, dove ha assunto le sue odierne forme macabre e molto commerciali.

(3) Dagli storici di lingua greca i Celti sono menzionati come Keltòi o Kéltai, da cui deriva il latino Celtae. La radice indoeuropea potrebbe essere kelh, che significa “colpire” ma anche “essere elevato”. Gli stessi greci, dal III secolo a.C., danno un nuovo nome a questa etnia, ovvero Galátai, corrispondente al latino Galli. Una regione dell’Asia Minore, la Galazia appunto, sembra aver dato la provenienza a questo popolo, almeno per alcuni storici. Tutti gli studiosi sono d’accordo sul fatto che i Celti si stabilirono nell’Europa del Nord fino a raggiungere la Gran Bretagna e la Francia ad Ovest e il fiume Danubio ad Est (il cui nome, come altri, sembra avere una radice celtica: danu che significa “fluire”).

(4) Tlachtga, o Tlachta, era una potente Druida nella mitologia irlandese, figlia dell’Arcidruido Mug Ruith, che accompangnava nei viaggi per il Mondo, imparando i suoi segreti magici e scoprendo pietre sacre in Italia. Essi volavano in una macchina chiamata ‘roth ramach’, la “ruota a remi“.
Nel folclore irlandese, Tlachtga fu violentata da Simon Magus (o dai suoi tre figli), mentre suo padre stava imparando da lui i segreti magici, e diede alla luce tre gemelli Dorb (o Doirb), Cuma (o Cumma) e Muach, nel giorno di Samhain ), morendo subito dopo.I figli di Tlachtga nacquero sulla collina che portava il suo stesso nome, poi collina di Ward La collina, situata ad una ventina di km a nord-ovest della collina di Tara (la distesa di torba più sacra d’Irlanda), era il luogo di un grande ‘oenach’ (raduno), dove i Druidi accendevano il ‘bruane Samhna’ (falò di Capodanno) a Samhain.
La collina era costituita da un recinto rialzato, circondato da quattro sponde e fossati con una serie di anelli, che furono rovinati nel 1641 ed era il Tempio sacro alla Dea Tlachtga.Un’altra versione, narra che la Dea druida Tlachtga arrivò con i Firbolg, molto prima dei Tuatha De Dannan e dei Milesiani.Il significato del suo nome è “Earth Spear” (Lancia della Terra), probabilmente in relazione al fulmine.

(5) Scáthach ( irlandese:  [ˈsˠkaːhəx] ) o Sgàthach (gaelico scozzese : Sgàthach an Eilean Sgitheanach ) è una figura nel ciclo dell’Ulster della mitologia irlandese . È una leggendaria donna guerriera scozzese e insegnante di arti marziali che addestra il leggendario eroe dell’Ulster Cú Chulainn nelle arti del combattimento. I testi descrivono la sua patria come la Scozia (Alpeach) è particolarmente associato all’Isola di Skye, dove sorge la sua residenza Dún Scáith (“Fortezza delle Ombre”).  È chiamata “l’Ombra” e “Warrior Maid” ed è la rivale e sorella di Aífe , entrambe figlie di Árd-Greimne di Lethra. La natura di Scathach è controversa. Per alcuni è una dea (la dea dei morti caduti in battaglia, loro guida nell’Aldilà), per altri una bean-sidhe (banshee), per altri ancora solo una donna guerriera con doti e capacità estremamente superiori alla media. In ogni caso era una donna nata mortale, ma grazie alla razza dei Tuatha de Dannan aveva acquisito i poteri degli abitanti del sidhe.

(6) Il mito, secondo Ovidio, deriva da un Lemuria Remuria istituito da Romolo per placare lo spirito di Remo. Ovidio rileva che a questa festa c’era l’usanza di allontanare gli spiriti del male a piedi scalzi e lanciando fagioli neri sopra la spalla durante la notte. Era il capo della famiglia che si alzava a mezzanotte, andava a lavarsi le mani nelle acque pure di una fonte e poi, in giro per la casa a piedi nudi.

(7) Negli accampamenti e nelle città romane, e prima ancora in quelle Etrusche, si chiamava cardo la strada che li attraversava da nord a sud (in latino cardo significa polo, punto cardinale). Il cardo si intersecava con il decumano, cioè le strada che attraversava l’accampamento o la città in direzione est-ovest. Cardo e decumano dividevano l’accampamento in quattro parti chiamate quartieri: questa parola ha assunto in seguito il significato di nucleo autonomo all’interno di un agglomerato urbano.

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