I NASINI UNA DINASTIA DI PITTORI

Brevemente voglio ricordare una vera e propria dinastia di pittori
che tanto hanno dato a questa arte, e non solo in Toscana (Maurizio Santi)

I Nasini furono una importante famiglia di pittori originaria del Monte Amiata che operò fra il Seicento e il Settecento.

Giacomo Nasini ne è stato il capostipite, fu un pittore su commissione nell’area di Piancastagnaio e nel senese e si ricordano alcuni suoi lavori per la chiesa di Santa Maria Assunta nel 1617 e 1619.

Di Francesco Nasini “Crocefissione di Piancastagnaio” XVII century artist –  http://web.rete.toscana.it/Fede/ricerca.jsp?lingua=italiano, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4470199

Francesco Nasini nacque a Castel del Piano il 23 novembre 1621, e vi morì ultrasettantenne il 27 gennaio 1695. Distinto pittore frescante e ad olio, ebbe due figli, Antonio (prete) e Giuseppe Nicola, inoltre tre nipoti, Tommaso, Giacomo ed Apollonio, i quali seguirono, la medesima arte. Francesco fu un vero e proprio talento naturale, molto probabilmente autodidatta. Ancora molto giovane, negli anni dal 1640 al 1647, lasciò la “firma” delle sue capacità a Santa Fiora, a Piancastagnaio e ad Acquapendente; nell’anno 1657 a Siena, e di continuo a Camaldoli e ad Asciano; nel 1658 a Seggiano, e nel 1683 a Grosseto. Nelle Chiese di questi luoghi, la maestria e l’ispirazione di Francesco creano tele e affreschi che manifestano tutta la sua vigoria e grande qualità. Un lavoro enorme ed importante che avrebbe bisogno di una seria rivalutazione, affinché, a Francesco, uno dei capostipiti di questa famiglia di artisti, gli sia riconosciuto il valore, cui ha diritto.

Antonio Nasini, primogenito di Francesco e Vittoria Bassi, nacque a Castel del Piano l’11 ottobre 1643. Fin da piccolo Antonio si appassionò all’arte del disegnare e del dipingere, naturalmente frequentando assiduamente la bottega del padre. In seguito, seguì la vocazione religiosa e abbracciò il sacerdozio. Lo stesso pur non trascurando i suoi doveri pastorali, non abbandonò il suo amore per la pittura, riuscendo ad affinare le sue doti artistiche, approfondendo e studiando Pietro Berrettini detto il Cortona, che all’epoca esercitò profonda influenza su tutti i pittori barocchi. Naturalmente Antonio spesso aveva occasione di incontrarsi con il fratello Giuseppe Nicola e il cugino Tommaso. Don Antonio godeva della stima del Granduca di Toscana, Cosimo III, e del segretario Bassetti, tanto da ottenere la commissione di affrescare l’Antiporta fuori Porta Camollia a Siena; un’opera iniziata nell’agosto del 1685, e terminata nel luglio dell’anno seguente, grazie anche alla collaborazione con il fratello Giuseppe Nicola. Praticò la sua arte a Montalcino nella Chiesa degli Zoccolanti: a Grosseto nella Chiesa di San Francesco; a Buonconvento nella Pieve; a Firenze nella Chiesa di San Jacopo e a Siena nella Chiesa di S.Antonio alla Tartuca, all’Abbadia Nuova; al Palazzo Pubblico; nella Chiesa di S. Pietro alla Magione e nella Cappella dello Spedale di S. Maria della Scala. Disegnò anche dei bozzetti per Benedetto Farini, intagliatore di Lione, e per Francesco Venturini, incisore. Nell’estate del 1715 il suo stato di salute si aggravò ed il 28 giugno dello stesso anno sopravvenne la morte. La salma fu tumulata in un sacello della Chiesa Parrocchiale di Torrenieri.

Giuseppe Nicola Nasini di Francesco, nacque al civico 43 del Corso principale di Castel del Piano il giorno 25 del mese di gennaio dell’anno 1657. Anch’egli sin dall’infanzia, mostrò grande amore per il disegno e la pittura, come il fratello. Dopo aver praticato tale arte presso la bottega del padre e lo zio Antonio Annibale, all’età di diciotto anni, fu accolto a Roma fra gli allievi di Ciro Ferri (Roma 1634 – 1689, attivo nel periodo barocco, allievo e successore di Pietro da Cortona), e successivamente su segnalazione del Granduca Cosimo III, fu ammesso a frequentare, insieme al cugino Tommaso, l’Accademia Medicea di Roma, diretta sempre da Ciro Ferri, grazie alle loro capacità artistiche pittoriche. Ottenne il primo impegnativo incarico per la realizzazione di un quadro ad olio raffigurante “San Pietro d’Alcantara”, e il Granduca apprezzando tale opera lo gratificò di venticinque scudi. Ebbe poi affidati altri lavori e ottenne un premio, insieme con Tommaso, per alcuni dipinti realizzati in Accademia, e alla sua chiusura, passò a Venezia, dove si dedicò, per incarico del Bassetti Segretario di Cosimo, allo studio e alla riproduzione di opere del Tiziano, del Tintoretto e del Veronese, ma continuando a lavorare anche su propri dipinti, riscuotendo grandi successi anche a Padova, a Vicenza, a Verona, a Mantova, a Parma e a Reggio Emilia. Ritornato a Firenze, fu insignito dal Granduca del titolo di “aiutante di camera d’onore” ed ebbe uno stipendio di trecento scudi annui. Nell’anno 1690 dipinse quattro tele, scene allegoriche su Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso, terminate nel 1694, che dovevano ornare una sala di Palazzo Pitti, ricevendo apprezzamenti da molti critici del tempo. Sempre a Firenze, con il cugino Tommaso, affrescò la Cappella di S. Nicola della Chiesa di Santa Maria del Carmine. Il 21 novembre 1691, Giuseppe Nicola sposò a Firenze Elisabetta Neri, e da lei nacque il 17 agosto 1692, il primo figlio Apollonio; nel 1695, donna Elisabetta dette alla luce il secondo figlio Cosimo Gaetano, e nello stesso anno Giuseppe dipinse a Cagli il quadro “Vergine col Bambino”. Continuò a lavorare a Firenze e a Siena, dove compose, a fresco, storie e figure di Santi nelle Chiese della Compagnia di S. Trinità e di S. Caterina in Fonteblanda. Dal 1701 al 1710 fu tutto un fiorire di opere a Siena e nei dintorni, ottenendo inoltre commissioni dalla Germania, per le quali l’Imperatore Giuseppe I conferiva a lui e ai suoi discendenti il Titolo Nobiliare e il Cavalierato. Lo stesso Pontefice e il Granduca gli concessero le insegne di vari Ordini Cavallereschi, e fu accolto presso l’Accademia de’ Rozzi con lo pseudonimo di “Acclamato”. Nell’anno 1716 operò a Perugia quindi a Siena e successivamente, si recò a Castel del Piano a far visita alla moglie gravemente malata che passò a miglior vita il 1 febbraio 1717. Nonostante il grave lutto, nel 1718, Giuseppe si recò a Roma assieme ad altri undici artisti, per partecipare alla realizzazione di un progetto voluto da Papa Clemente XI, che voleva fossero effigiati nella Basilica del Laterano i dodici profeti. Lavorò nel Lazio fino all’anno 1723. Tornato a Siena continuò nella sua operosità artistica lasciandovi la bellezza del suo ingegno. Il 26 febbraio 1733 attribuì con un atto notarile ai figli Apollonio e Cosimo il lascito della dote di 1000 scudi della defunta moglie Elisabetta che annoverava fra gli altri beni un patrimonio di 176 opere d’arte (tra le quali tele di Tintoretto, Veronese, Tiziano, Maratti, Correggio, Van Dyck, Guercino). Il testamento, registrato nella propria casa nella Contrada della Pantera il 27 giugno 1734, nominava erede universale il figlio Cosimo; un lascito dotale era disposto per la figlia Francesca mentre tutto ciò che riguardava il proprio mestiere, compresi gli attrezzi, oltre a quadri, disegni, libri, veniva destinato all’altro figlio Apollonio, pittore anch’egli. All’età di settantasette anni lo si ricorda presso la Certosa di Maggiano, ma le forze gli vennero meno, quando aveva già compiuto i tre quarti dell’affresco, portato poi a termine dal figlio Apollonio. Si spense il 3 luglio 1736 in Siena ove ebbe sepoltura.

Di Seguito il video conferenza del Dott. Francesco Monciatti

Tommaso Nasini nacque a Castel del Piano il 21 aprile 1663 da Antonio Annibale e da Eufrasia Bassi, sorella di Vittoria moglie di Francesco Nasini, si erano sposati il 21 luglio 1660. Tommaso iniziò il suo cammino all’arte presso la bottega dello zio Francesco insieme al cugino Giuseppe Nicola. I due cugini frequentarono insieme l’Accademia d’Arte Medicea a Roma e in seguito anch’egli, a spese del Granduca Cosimo III soggiornò a Venezia. L’attività pittorica di Tommaso non fu di grande rilievo come quella di Giuseppe, ma ebbe anche lui riconoscimenti: nel 1683 dipinse un quadro in raso ad imitazione di un’opera venuta dalla Lituani; nel 1686 eseguì le pitture delle porte del Palazzo ove aveva sede l’Accademia Medicea, ricevendo grandi lodi e un riconoscimento da Cosimo III. Ha lasciato opere in Siena, nell’Abbadia di S. Michele Arcangelo  e nel Convento dell’Osservanza; a Firenze aiutò il cugino Giuseppe ad affrescare gli sfondi di due sale e la Cappella di S. Nicola nella Chiesa di S. Maria del Carmine. Ma soprattutto molto del suo tempo lo dedicò alla collaborazione con i cugini don Antonio e Giuseppe. Inoltre non è da escludere che alcune tele presenti nelle Chiese di Castel del Piano, non firmate, possono essere opere del suo pennello.

Iacomo Francesco Nasini, secondogenito di Antonio Annibale e di Eufrasia Bassi, nato a Castel del Piano il 27 febbraio 1666. Anche questo Nasini, fin da ragazzo, sempre presso la bottega dello zio Francesco, mostrò una buona inclinazione alla pittura, tanto che il cugino Don Antonio, quando il giovane ebbe compiuto diciotto anni, ne pagò il soggiorno a Roma per affinarsi nell’arte. Non gli fu possibile essere ammesso, come interno, all’Accademia Medicea, nonostante il Cardinale Cibo, soddisfatto di un quadro, che gli aveva commissionato, si fosse deciso a scrivere la raccomandazione a Cosimo III. La lettera non giunse mai al Granduca, perché fu considerata inopportuna, in quanto già frequentavano quell’Istituto d’arte il cugino Giuseppe Nicola e il fratello Tommaso. Dopo la parentesi romana le notizie di Iacomo Francesco si perdono. Risulta che nel 1693 si trovava a Firenze , come comprovato da due lettere scritte al Segretario del Granduca, Bassetti. Si può affermare che da questo momento le informazioni sul giovane pittore si interrompono.

Di Sailko – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=81187393 “Fuga in Egitto”, cappella della Madonna, Santa Maria della Scala

Apollonio Nasini, figlio di Giuseppe Nicola e di Elisabetta Neri, nasce a Firenze il 17 agosto 1692 ed è battezzato col nome di Apollonio in segno di ossequio per Apollonio Bassetti (segretario del Granduca Cosimo III), che era suo grande amico e protettore. Il padre lo voleva avviare agli studi classici sacerdotali, infatti lo iscrisse al Seminario di San Giorgio in Siena, ma il giovane mostrò una particolare predilezione per il disegno e la pittura. Tornato in famiglia, anche su pressioni del Granduca, apprende dal padre i primi elementi e prosegue in Roma il suo perfezionamento artistico. In breve tempo si guadagna fama di ottimo ritrattista, di esperto figurista e di valente pittore. Una popolarità crescente che moltiplica i consensi e gli apprezzamenti quando ritorna in Siena per i suoi piccoli quadri di nudi femminili. Nel 1746 è invitato ad Orbetello per creare e dipingere il catafalco eretto nella Chiesa della Collegiata, in occasione delle esequie di Filippo V, re di Spagna. Fu insegnante di disegno per vari anni al Collegio Senese dei Tolomei, un Istituto che accoglieva giovani della classe borghese delle terre di Siena e Grosseto. Ha lasciato opere soprattutto a Siena (casa Tommasi e Chiesa di S. Gaetano), ad Acquapendente, a Monteoliveto Maggiore, a Poggio ai Pini, nell’Eremo di Pontignano, a Piancastagnaio, a Castel del Piano, nel Santuario della Madonna delle Grazie, ha dipinto lo stendardo della Compagnia dell’Assunta. Apollonio si era unito in matrimonio con Maria Caterina Fontani (morta a Castel del Piano l’11 marzo 1754), ebbe tre figli: Pietro Antonio, nato nell’ottobre 1732 e morto a circa nove anni; Clemente Gregorio nato nel 1739 e morto anch’egli in tenera età ed Elisabetta nata nel 1740. Si deve ricordare che Apollonio Nasini, per i suoi meriti artistici ebbe l’investitura e titolo di “Cavaliere del Sacro Romano Impero”, morì a Siena il 18 aprile 1768 e fu sepolto nel sacello dei Nasini.

 

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3 risposte

  1. Giuseppe ha detto:

    Un grazie

  2. Giuseppe ha detto:

    Grazie

  3. Giuseppe ha detto:

    Nessun commento ma un grazie per il lavoro svolto che mi ha aiutato nella conoscenza della mia ascendenza

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