Naso d’Argento (da “Fiabe” di Italo Calvino)
A chiusura del 2023, anno in cui è stato celebrato il centenario della nascita di Italo Calvino,
proponiamo un’analisi, a cura di Marcella Andreini, della fiaba “Naso d’Argento e la stanza proibita”.
Bettlheim nel suo saggio Il mondo incantato dedica un paragrafo allo sposo-animale. Barbablù è ritenuto il più feroce “sposo” rappresentato in una fiaba, tuttavia anche nella tradizione italiana troviamo una fiaba, Naso d’Argento e la stanza proibita, che ricorda la vicenda di Barbablù.
E’ una fiaba della tradizione piemontese, zona delle Langhe, inclusa da Italo Calvino nella sua raccolta Fiabe italiane.
Questa fiaba rientra in un gruppo di fiabe nelle quali l’iniziativa della rivalsa finale spetta alla protagonista stessa, dove un essere maschile malvagio, uno stregone, un orco o appunto il Diavolo in persona, adesca con l’inganno tre sorelle, una dopo l’altra. Ogni volta attira la prescelta nella propria casa e qui le impone un divieto, quello di non curiosare dietro una particolare porta. Le prime due sorelle disattendono l’ordine, vengono scoperte a causa di un oggetto rivelatore (nella fiaba di Calvino è un fiore che si brucia; in Barbablù è una chiave macchiata di sangue) e vengono gettate nell’Inferno. La terza, invece, è sufficientemente accorta da disobbedire senza farsi scoprire, anzi nella fiaba Naso d’Argento, la ragazza non prometterà di non entrare nella stanza. Decisa a salvare se stessa e le sorelle, elabora un piano per ingannarlo: prima, dopo averle riportate in salvo, le nasconde in una cesta che fa trasportare fino a casa proprio dall’ignaro Diavolo poi architetta una strategia per fuggire a sua volta.
La protagonista di Naso d’argento si salverà da sola, è una fiaba di donne: una madre e tre figlie che si liberano e si emancipano autonomamente dalla loro condizione di vittime dell’uomo.

Barbablù consegna il mazzo di chiavi a sua moglie Primula, illustrazione di Gustave Doré (1862)
In Barbablù, invece, la liberazione della donna dalla ferocia di un uomo, avviene attraverso l’intervento di altri uomini, i fratelli della ragazza, ovvero i maschi a cui la ragazza, era appartenuta fin dalla nascita e ai quali ritorna in caso di ripudio o allontanamento dal “coniuge”.
In tante fiabe esiste il luogo inaccessibile (una grotta – nelle viscere della terra o nelle profondità del mare -, una stanza oscura o un luogo incantato). Cosa custodirà quel luogo?
Si apre una porta e si oltrepassa così la soglia, il confine tra il mondo conosciuto e il mondo sconosciuto, il mondo accessibile solo ad alcuni.
“Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e ‘l primo amore.
Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”.
Queste parole di colore oscuro
vid’io scritte al sommo d’una porta;
per ch’io: “Maestro, il senso lor m’è duro”.
Ed elli a me, come persona accorta:
“Qui si convien lasciare ogne sospetto;
ogne viltà convien che qui sia morta.
Noi siam venuti al loco ov’i’ t’ho detto
che tu vedrai le genti dolorose
c’hanno perduto il ben de l’intelletto”.
E poi che la sua mano a la mia puose
con lieto volto, ond’io mi confortai,
mi mise dentro a le segrete cose.
(Divina Commedia, Canto III dell’Inferno, 1-21, D. Alighieri)
E’ necessario un Virgilio, un maestro che sia ritenuto persona accorta, una guida che possa condurre tra le segrete cose.
Si apre una stanza e come aprendo il vaso di Pandora si diffondono i mali e il dolore sull’umanità, così aprire la stanza proibita porta dolore e punizione a chi disubbidisce al Dio del tempo: l’uomo. L’apertura della porta da parte della giovane moglie di Barbablù e della giovane serva di Naso d’Argento simboleggiano la volontà femminile di autodeterminarsi in una società patriarcale che le vuole soggiogate a un ruolo di moglie, madre, figlia e sorella. Allo stesso tempo le azioni delle due donne celano la volontà di scavare nelle proprie paure, nel proprio inconscio alla ricerca della conoscenza di se stesse.
Intorno a Barbablù sorge silenzio e mistero, tanto che viene così descritto: aveva sposato alcune donne ma erano scomparse senza lasciare alcuna traccia. Donne che scompaiono senza lasciare traccia è una realtà di sempre, fa parte del passato, appartiene alle fiabe e alla cronaca di oggi.
Barbablù e Naso d’Argento negano l’approvazione di conoscere i più profondi segreti della psiche femminile; è la chiave d’oro della conoscenza, e quindi della vita, che spesso le donne accettano di non usare senza il consenso dell’uomo. Le donne destinate a non lasciare traccia sono quelle che sanno e quindi devono essere eliminate

fonte: https://pixabay.com/it
Aprire quella stanza oscura e vedere oltre il buio; in fondo il buio della stanza è lo stesso buio in cui è sommersa la storia delle donne.
Non conoscere ciò che sta sotto è l’imperativo che deve essere portato avanti con l’uccisione della donna creativa. E la conoscenza, nella fiaba, si trova in fondo ad un corridoio, da cui una piccola porta invita la fanciulla ad andare oltre, a disubbidire per poter “conoscere”. In tanta apparente bellezza si nasconde un luogo segreto e proibito. Come resistere alla tentazione? Abbiamo ancora una nuova Eva che viene messa alla prova? La fanciulla aprirà la porta e che cosa vedrà? Vedrà la carneficina del corpo e dell’animo delle donne che l’uomo-predatore porta avanti da sempre. Potrebbe essere quello il suo destino? Nella stanza ci sono scheletri, ossa di donne disubbidienti, ovvero assetate di conoscenza; i loro teschi sono posti a forma di piramide, simbolo di ascesa; il pavimento è un lago di sangue, lo stesso sangue che comincia a fuoriuscire dalla piccola chiave.
La chiave usata comincerà a perdere sangue, a sgorgare vita, a sgorgare parole: inutile per la fanciulla tenare di pulirla, la chiave non smette di urlare.
Perrault è stato anche accusato di misoginia, e questa fiaba avrebbe ancora un aspetto punitivo verso la disubbidienza della donna nei confronti dell’uomo. Ecco come Perrault descrive la giovane sposa:
“…non si divertiva punto alla vista di tante ricchezze, tormentata, com’era, dalla gran curiosità di andare a vedere la stanzina del pian terreno. E non potendo più stare alle mosse, senza badare alla sconvenienza di lasciar lì su due piedi tutta la compagnia, prese per una scaletta segreta, e scese giù con tanta furia, che due o tre volte ci corse poco non si rompesse l’osso del collo.”
Perrault non ha compassione per chi, come lui sa, sta andando incontro ad una probabile morte violenta, per Perrault, uomo del suo tempo, la donna disubbidiente sembra la colpevole. Aprirà la porta e vedrà quale fine l’attende per aver disubbidito: essere decapitata, così come è stato per le mogli precedenti di Barbablù. Ha il suo destino davanti agli occhi, ma, sarà evitato grazie all’arrivo dei fratelli, uomini-non predatori.

