Come era il Natale (alcune tradizioni regionali del bel paese)
A cura di Maurizio Santi
A breve ci apprestiamo a festeggiare il Santo Natale che ricorda la nascita di Gesù a Betlemme e numerosi sono gli inviti da parte del vero mondo cristiano ad evitare la corsa al consumismo più sfrenato e a un ritorno alla tradizione.
Ma vi siete mai chiesti quante e quali siano le tradizioni di ogni regione del nostro bel paese? Anticamente il Natale era una festa molto più suggestiva di quella di oggi, che è solo commerciale, le famiglie si riunivano ed insieme festeggiavano questo evento unico. Antiche tradizioni popolari ci ricordano cosa avveniva nelle varie località italiane, ad esempio, ci viene tramandato che in alcuni luoghi, in particolar modo al sud, le prime note del Natale si vivevano fin dal 6 dicembre, festa di San Nicola, e nelle chiese l’organo suonava particolari motivi e nelle cattedrali si accendevano dodici lampade, dal giorno di Santa Lucia se ne spengeva una al giorno: l’ultima nel momento in cui nasceva Gesù Bambino. La tradizione ci riporta mirabilmente alle dolci atmosfere dei pifferai, con la zampogna e la ciaramella o pipita, avvolti nei loro tipici e inseparabili mantelli a ruota. Gli zampognari regalavano quasi un sentimento di “misticismo”, i due pastori uno anziano e l’altro giovane, accompagnati da gruppi di ragazzini festanti, fermandosi davanti ad ogni porta di casa, ove le famiglie erano raccolte intorno al focolare. Questa semplice melodia commuoveva profondamente vecchi e giovani. Stupenda tradizione, quella degli zampognari (vd.video), ormai, in alcune zone persa, che si rimpiange maggiormente col passar degli anni. Ora i bambini non hanno più la gioia di correre verso di loro e di circondarli di simpatia e di festa. Purtroppo questa usanza sta scomparendo, e viene meno quella nota romantica del Natale, tendente e riconducibile ad un mondo sentimentale appassionato e sognante.
Nella notte di Natale, quasi come un rituale religioso, in molte case di campagna, venivano bruciati i tronchi di albero più grossi e pesanti, in grado di illuminare la casa per tutta la notte. I Presepi erano e sono altra tradizione natalizia antica; venivano allestiti da ricchi e poveri, ognuno secondo le proprie possibilità: poteva occupare una stanza intera, oppure una panchetta in un angolo della casa. Il presepe, soprattutto in alcune zone del sud, era contornato dalla frutta più squisita, in attesa di essere gustata dal Bambinello, che in realtà finiva nelle mani dei ragazzi. Gli Alberi di Natale ornati e abbelliti da stelle di argento, fili d’oro, nastri di seta o piccoli batufoli di ovatta, palline colorate e Babbi Natale ecc. Il babbo addobbava l’albero e i figli collaboravano, in quanto in futuro loro avrebbero dovuto proseguire nella tradizione. In tutte le famiglie, nel periodo natalizio, veniva dedicato molto tempo e attenzione alla cucina, preparando dolci e cibi che sarebbero stati offerti a tutta la famiglia unita, sia per la vigilia che per il giorno di Natale. In questi giorni di preparativi i figli apprendevano le lavorazioni dei vari piatti tradizionali che sarebbero dovuti passare da padre a figlio per la continuità. Nei giorni che precedevano la festa, come succede anche oggi, le strade sono più animate e illuminate del solito e si trovano bancarelle, il mercato natalizio. Il 24 di dicembre si organizzava il cenone della vigilia con la famiglia al completo, si riunivano i parenti e gli amici più intimi si cenava in lieta compagnia, soprattutto per la felicità dei bambini, e magari giocando al panforte in casa e nei bar, o con musica e canti in casa e per le strade e nei luoghi Sacri. I bambini preparavano le letterine da mettere sotto il piatto del babbo, i nonni raccontavano ai nipoti storie, favole, avvenimenti da loro vissuti dando consigli per il loro futuro. Donne, uomini e ragazzi, magari con un certo anticipo, si riversavano per le strade per partecipare alla Funzione Sacra. Si pensava che la notte della Vigilia Gesù, accompagnato da schiere di Angeli, scendesse nelle case: portava pace e felicità fra gli uomini e ai bimbi buoni doni. Alcune famiglie dopo la cena lasciavano la tavola imbandita: perché, secondo antica tradizione, dovevano venire dall’altro mondo le anime dei parenti morti, i quali per gentile concessione divina potevano partecipare, solo per quella notte, a tale momento di ricongiungimento familiare. Il giorno di Natale oltre il pranzo con tutti i familiari e amici intimi, vi era chi la mattina partecipava alla Santa Messa, tutti vestiti a festa dai più grandi ai più piccoli, per le vie ognuno rivolgeva gli auguri alle persone che incontrava e molte famiglie si scambiavano doni.

Al sud a Lecce, credo anche oggi, venga realizzato il Presepe monumentale presso l’anfiteatro romano, e per la festa di Santa Lucia molti artigiani proponevano i propri Presepi realizzati a mano.
In alcune zone della Calabria il cenone doveva essere di tredici portate, rappresentando i dodici apostoli con il Cristo, diversamente solo nove portate come i mesi di gravidanza in ricordo di quella della Vergine Maria, ma soprattutto in nessuna tavola può mancare il Pane di Natale che chiamano “u Natalisi”, che secondo la leggenda i cari defunti preparano per rappresentare in forma simbolica la loro presenza in famiglia.
In Sicilia i festeggiamenti natalizi iniziavano dal giorno otto dicembre, e poi in onore di Santa Lucia (13 dicembre), ed ancora con i canti natalizi, le cosiddette Novene, intonate in dialetto dagli zampognari per le strade delle città e borghi, ove non mancano i Presepi viventi. Una strana tradizione è quella del gioco della “Zecchinetta”, che la leggenda fa risalire al sedicesimo secolo ideato dai Lanzichenecchi, anticamente vietato alle donne, ovviamente oggi sono ammesse.
In Sardegna il Natale è sempre stato sinonimo di famiglia e di particolari tradizioni tramandate da secoli, sicuramente la più importante quella che si svolge nella cattedrale di Alghero la notte della vigilia, il “Signum Judicii” o “Senal del Judici”. I fedeli intonano questo antico canto medioevale in catalano, trattasi di invocazione del Bambino Gesù con la cattedrale, all’interno, completamente al buio. Alla fine del canto, quando lo Spirito Santo arriva, secondo l’antica credenza, tra i partecipanti, improvvisamente la cattedrale si illuminata a giorno.
In Campania, e soprattutto la bella Napoli è famosa in tutto il mondo per la tradizione dei suoi presepi, tradizione che viene vissuta dagli artigiani locali, durante tutto l’anno nella loro via, ove realizzano e vendono le statuette tipiche della Natività, ma anche ironiche relativamente a personaggi che durante l’anno nel bene e nel male si sono distinti. Si mescolano il Sacro e il profano ed ogni famiglia napoletana, anche la meno religiosa, realizza un presepe che deve essere assolutamente realizzato prima della cena della vigilia. Non dimenticando tutte le località campane, piccole o grandi, dove gli antichi festeggiamenti religiosi si rinnovano ogni anno come in una fiaba, come a Salerno, ove più recentemente, ogni anno si rinnova la tradizione delle famose “Luci d’Artista”.
In Molise, attrae molto quella della “Faglia di Oratino”, un borgo medievale perfettamente conservato. Il toponimo del borgo, come viene citato nel Catalogus Baronum del secolo XII, era inizialmente “Loretinum”, da una forma tardo-latina di lauretinum che significa “modesta piantagione di Alloro“), diventando poi “Raytinum”, all’interno degli archivi vaticani, e nel secolo XV appare come “Ratino seu Rateni“, da cui, per corruzione linguistica, derivò la parola “Loratino”, giungendo alla terminologia contemporanea di “Oratino”. Qui viene costruito un cero fatto di rami secchi e canne altro circa 15 metri, che viene portato a spalla da 40 persone del luogo fino alla chiesa più importante del paese, dove viene bruciato per tutta la notte della Vigilia. La mattina di Natale poi le persone si ritrovano nella piazza per raccogliere i resti dell’enorme falò e conservali come augurio di felicità e prosperità per l’anno nuovo.
In Toscana le tradizioni natalizie sono molto legate all’elemento del fuoco, nell’accezione di portatore di luce e calore. Nella provincia di Lucca si svolge uno dei riti più particolari quello dei Natalecci: si tratta di imponenti costruzioni fatte con i rami e gli arbusti ricavati dalla pulitura del sottobosco durante l’autunno, che superano anche i 10 metri. Secondo la tradizione, i Natalicci vengono arsi il giorno della Vigilia e bruciano per tutta la notte illuminando la strada al Bambino Gesù. Inoltre, in alcune zone della Maremma grossetana vi era la tradizione della vigilia con la pasta con le noci e la letterina sotto il piatto del babbo e ciaffagnoni, tradizione quasi del tutto scomparsa. In Siena si producono i magnifici ed unici dolci Natalizi quali panforte, ricciarelli, cavallucci e tanti altri ancora.
Le Marche a Natale si riempiono di mercatini tipici, il più folkloristico sicuramente quello conosciuto come la Candelara; tradizione vuole che in un piccolo e antico borgo nel pesarese venga allestita una fiera dedicata esclusivamente alle candele e, per l’occasione, in paese vengono spente tutte le luci artificiali ed accese milioni di candele per creare una magica atmosfera davvero suggestiva, in attesa del suo arrivo.
Nel Lazio la presenza del Pontefice nella capitale sollecita a rendere il Natale più solenne rispetto ad altre città. A Roma i festeggiamenti iniziano l’8 dicembre, quando il Papa raggiunge a piedi Piazza di Spagna per portare dei fiori alla statua della Madonna che si trova di fronte alla chiesa di Trinità dei Monti seguito da un fiume di romani e turisti che assistono con coinvolgimento al rito. Il 24 dicembre poi si svolge la consueta messa di mezzanotte in Vaticano e a seguire, la mattina del 25 il Papa diffonde il messaggio pastorale affacciandosi dalla finestra sul sagrato di San Pietro.
Anche se non molto conosciuta in Piemonte vi è un importante tradizione legata al Presepe, simbolo indiscusso del Natale, che va oltre ogni semplice e comune consuetudine. Infatti, vi è un caratteristico protagonista del Presepe, il suo nome è Gelindo e si vuole che la leggenda narri che sia stato il primo pastore a giungere alla capanna della Natività per omaggiare Gesù Bambino. Per onorare Gelindo si svolge la “Sfilata dei Pastori” o Pastour in dialetto e rendono grazia al neonato Gesù, con vecchi canti in dialetto alessandrino.
In Trentino Alto Adige, il periodo dell’avvento, da vecchia memoria, è veramente molto “vissuto”: oltre i particolari e caratteristici mercatini di Natale, nati dalla tradizione popolare di scambiarsi vicendevolmente doni artigianali, da loro fatti a mano. Altra consuetudine particolare, risalente ad anni ed anni addietro, è quella della “Corona dell’Avvento”. Tutte le famiglie realizzano una corona intrecciando rami di abete e nastri rossi di seta, sulla stessa inseriscono quattro candele ed ogni domenica, che precede il 25 dicembre, i componenti della famiglia si ritrovano intorno al tavolo per accederne, tutti insieme, una aspettando il giorno di Natale.
Da evidenziare in Veneto, in quel di Verona, dove esiste una tradizione veramente particolare: i regali non vengono portati da Babbo Natale, ma bensì da Santa Lucia. La storia ci racconta che durante le festività dell’anno 1200, in detta città si diffuse una strana epidemia che colpiva particolarmente la vista dei bambini e che, per scongiurarla, le mamme devote a Santa Lucia decisero di portare i loro figli in pellegrinaggio a piedi nudi da detta Santa, da sempre protettrice dei non vedenti, per chiedere la grazia. Per convincere i piccoli a mettersi in cammino, nonostante il freddo, promisero ai bimbi che al loro ritorno la Santa avrebbe fatto trovare loro dei doni di ringraziamento. Da allora la notte tra il 12 ed il 13 dicembre i bambini di Verona attendono che Santa Lucia porti loro dei doni in groppa ad un asinello.
La Lombardia è uguale a Panettone e Panettone è uguale a Natale, questo lo è non solo nella nostra Italia, ma ovunque. La leggenda ci narra che questo manufatto dolciario sia stato creato casualmente, senza l’elaborazione di una particolare ricetta o ingredienti, ma per l’iniziativa di un garzone di fornaio. Detto personaggio volle rendere il pane più sostanzioso per aiutarsi dal freddo invernale e la scarsità di cibo, l’ingegno umano porta sempre a creare, e decise di arricchirlo aggiungendovi uova, burro e frutta candita, regalandoci un dolce che nei secoli sarà conosciuto sempre di più come il dolce del Natale.
A cura di Marcella Andreini sul blog Fiabe in Analisi
potete leggere l’articolo “Babbo Natale tra fantasia e pubblicità”

