IL CULTO DELLA TESTA

di Maurizio Santi

Affronto un breve excursus sul Culto della Testa ben consapevole che rimane ancora ad oggi un culto dalle origini oscure.

In alchimia una delle fasi principali o pratiche veniva chiamata “caput mortuum” o testa di morto, ed era detto l’annerimento della materia che si

Acquasantiera della Chiesa della Maddalena a Rennes-le-Chateau

pensava avvenisse al momento della precipitazione della Pietra Filosofale. Per altri ancora, invece, la testa era un vero e proprio cranio, quindi una “reliquia” da molti ritenuta la testa di Ugo o Ugone de Pagani fondatore e primo Gran Maestro della Sacra Milizia del Tempio, sulla cui antica arme comparivano tre teste nere; taluni lo ritengono il cranio decapitato di San Giovanni Battista, uno dei personaggi più importanti nel culto dei Monaci-Cavalieri dalla vermiglia Croce, e in molti identificano in quel volto quello di Cristo, in seguito riconosciuta come la Sacra Sindone dai Templari stessi custodita. Sembra che in Inghilterra in una proprietà dei Templari sia stata ritrovata la riproduzione di una testa rassomigliante in modo impressionante al volto impresso sulla Sacra Sindone.

Ulteriore descrizione, direi terrificante, è quella che richiama la figura di Asmodeo, il demone guardiano del tesoro del Tempio di Salomone, di cui si parla in diversi episodi (riportato anche nella Bibbia) che spesso sfociano nel mito; per esempio si racconta che Re Salomone invocò, tramite il proprio anello, tutti e 72 demoni per farsi aiutare nella costruzione del tempio. Asmodeo era tra questi, e si ricorda quando Tobia riuscì a scacciarlo grazie all’Arcangelo Michele. I Templari l’avrebbero posto a guardia del loro tesoro, ed è in questa stessa chiave che molti interpretano la presenza della statua di Asmodeo che sorregge l’acquasantiera all’ingresso della Chiesa della Maddalena a Rennes-le Chateau, comunque se ne trovano rappresentazioni scultoree in diverse Chiese europee.

Chiesa di Santa Lucia di Piave, Treviso

Chiesa di Santa Lucia di Piave, Treviso

E’ il caso della Chiesa trevigiana di Santa Lucia di Piave che risale a epoche molto antiche e che non manca di sculture con elementi esoterici: è proprio qui che è possibile ammirare un’acquasantiera molto inquietante realizzata dal frate francescano Riccardo Granzotto (Beato – Fra Claudio OFM S.Lucia di Piave, 1900 – Padova, 1947- il suo corpo riposa a Chiampo davanti alla grotta da lui costruita in onore della Vergine, muore il 15 agosto 1947 come aveva predetto). Il demone sorregge una pila per l’acqua benedetta a forma di conchiglia, al cui interno si staglia una statua di bronzo, raffigurante la Vergine Maria che con la mano destra si tocca il petto e con la sinistra indica il basso. Alla base della scultura bronzea è difatti visibile la frase 375 “Ipsa conteret caput tuum”, ovvero un versetto presente nella Bibbia (Genesi, III, 15) che letteralmente significa “Ella ti schiaccerà il capo”, correlabile al dogma dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima che vince il demonio. Altra rappresentazione scultorea si trova presso il Santuario di Barbana-Grado (trattasi di una copia sempre dello stesso Fra Claudio). Proseguendo con il culto della testa si deve fare riferimento anche al “Jolly Roger” il simbolismo del teschio ed ossa. La tradizione vuole che questo vessillo venisse utilizzato anche a bordo delle navi dei “Poveri Soldati di Cristo e del Tempio di Salomone”, come i Templari erano conosciuti originariamente. I Templari combattevano le loro battaglie anche in mare, abbordando ed affondando le navi nemiche; invece, secondo un’altra teoria il termine Roger faceva riferimento ad un nome vero e proprio, che in italiano corrisponde a Ruggero, il termine fu coniato a partire dal nome del primo uomo che avrebbe mostrato la bandiera, re Ruggero II di Sicilia (1095-1154). Ruggero era un famoso Templare che ebbe una disputa col Papa in seguito alla conquista della Puglia e di Salerno nel 1127. Questa bandiera quindi, con le ossa incrociate rappresentava un chiaro riferimento alla Croce Templare con le estremità ingrossate. Non ultima la leggenda relativa alla bandiera, sempre legata ai Cavalieri Templari. La notte del 13 ottobre 1307, prima dell’arresto degli appartenenti all’Ordine dalla vermiglia Croce, in gran segreto, 18 galee templari navigarono lungo la Senna e presero il mare, dirette a La Rochelle, dove era pronta la flotta templare, portando in salvo il loro tesoro e le reliquie più preziose. Le loro vele erano state annerite con del catrame per non essere visti nella notte. Durante il viaggio in mare, i Templari superstiti si riunirono in consiglio per decidere sotto quale segno avrebbero navigato, non potendo più utilizzare la classica Croce vermiglia in quanto ormai bandita. Al termine decisero l’adozione dell’antico simbolo di pericolo, il teschio con le tibie incrociate, con il fondo nero in riferimento al colore delle vele.

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