BONIFACIO VIII E FILIPPO IL BELLO

Filippo il Bello
Alla fine del XIII secolo inizi del XIV, in Francia si era arrivati ad un primo scontro fra la Chiesa ed il regnante. Filippo il Bello impose al popolo la terribile imposta della “maltolta”, alterò le monete, spogliò i lombardi, sudditi o banchieri della Santa Sede; egli direttamente o indirettamente colpiva Roma, la danneggiava, le toglieva i viveri. Quindici giorni avanti della battaglia di Courtrai, una vera e propria disfatta per il re di Francia Filippo il Bello, il Papa tenne un discorso all’assemblea dei Cardinali, la cui mira pareva fosse la conciliazione. Tra le altre cose disse che sotto Filippo Augusto il re di Francia aveva diciottomila lire di rendita; e che grazie alla munificenza della Chiesa era arrivato ad averne più di quaranta. Pietro Flotte, disse ancora: “è cieco di corpo e di spirito. Dio l’ha punito così nel suo corpo; quest’uomo di fiele, quest’uomo del diavolo, questo Achitopel è appoggiato dal Conte d’Artois e dal Saint-Pol; egli ha falsificato od immaginato una lettera del Papa, in cui fa dire dal Papa al re, che quest’ultimo riceve da lui il suo regno.” Il Papa aggiunge: “Da quarant’anni noi siamo dottori in legge e sappiamo che le due potenze sono ordinate da Dio. Chi dunque può credere che una tale follia sia venuta nell’animo nostro? … Ma non si può negare che il re come ogni altro fedele non sia sottomesso a noi nei riguardi del peccato… Noi ormai vogliamo che ciò che il re ha fatto illecitamente lo faccia lecitamente. Noi non rifiuteremo a lui nessuna grazia: ci mandi adunque delle persone da bene, come il Duca di Borgogna o il Conte di Bretagna; ch’essi dicano in che cosa abbiamo mancato, e ci correggeremo. Fino a che sono stato Cardinale sono stato francese, dopo abbiamo amato molto il re; senza di noi non terrebbe un sol piede nel suo seggio reale; gli inglesi ed i tedeschi si leverebbero contro di lui; noi conosciamo tutti i segreti del regno; noi sappiamo come i tedeschi, i borgognoni e quelli della Linguadoca amino i francesi. Amantes neminem amat vos nemo, come dice Bernardo. I nostri predecessori han deposto tre re di Francia; tutto ciò ch’egli ha fatto noi lo deporremmo come un povero garzone (sicut unum garcionem) sia pure con dolore, con grande tristezza, se si dovesse giungere a tal necessità”.
Nonostante tutto questo discorso del Papa, la sua era una concessione che faceva al re. Nell’anno 1296 Papa Bonifacio VIII, per ultimo, ricorse alle rappresaglie e, con la Bolla “Clericis – Laicos”, dichiara scomunicato di fatto ogni prete che pagherà, ogni laico che esigerà sovvenzione, prestito o dono senza l’autorizzazione della Santa Sede; e questo senza che alcun grado, alcun privilegio possa costituire eccezione. Come risposta Filippo, con il pretesto della guerra d’Inghilterra, proibiva l’esportazione dal regno dell’oro, argento e armi. Il Pontefice rispose con la Bolla “Ineffabilis amoris dulcedin sponso suo”. Da parte sua il monarca intrecciava sempre più rapporti amichevoli con i mortali nemici del papa: i Colonna. Bernardo di Saisset, fatto vescovo da Bonifacio, si recò dal re per ricordargli la sua promessa di andare alla Crociata e di mettere in libertà il Conte di Fiandra e sua figlia.

Papa Clemente V
Il Saisset parlava troppo arditamente e gli veniva attribuito un linguaggio dai motti pungenti contro il re, perché non fosse punito: “Questo Filippo il Bello non è uomo e neppure una bestia, è una vuota immagine e nulla più. Gli uccelli, dice la favola, si diedero come re il duc (duca o allocco), uccello grande e bello è vero, ma il più vile di tutti”. Arrestato detto vescovo, prima di metterlo a morte, il re mandava un messaggio a Bonifacio. Il Santo Padre diresse a Filippo una nuova Bolla “Asculta filii”; il sovrano non solo impedì la pubblicazione della Bolla, ma la fece sostituire con una falsificata che rese di dominio pubblico accompagnandola con una propria risposta, al Papa, che dice tra l’altro: “… Filippo a Bonifacio nessun saluto. Voglia la tua stupidità prendere atto che noi non sottostiamo a nessuno in questioni temporali … Coloro che la pensano diversamente sono dei pazzi …”. La Bolla di scomunica era pronta e quando Bonifacio VIII si accinse ancora una volta, definitivamente, a scomunicare il re francese, questi inviò delle truppe guidate dal cancelliere Guglielmo di Nogaret e dal vendicativo Sciarra Colonna che in Anagni aggredirono e catturarono il Pontefice (1303). Il Papa fu colpito due volte dalla gente dei Colonna e forse dallo stesso Sciarra, con grande perdita di sangue. Il Nogaret anch’egli si rivolse con parole pesantissime: “O tu meschino papa, confessa e guarda la bontà del mio signore Filippo IV re di Francia”. Il Papa rispose con coraggio: “Tu sei della famiglia degli eretici, è da te che attendo il martirio”. In città ci fu mutamento di umori ed il pontefice venne liberato; fece ritorno a Roma ove vi morì l’11 ottobre 1303. Dopo una settimana dalla morte di detto papa veniva eletto Benedetto XI, uomo pacifico e di buon cuore; ritrattò le disposizioni e la scomunica emanate dal suo predecessore contro Filippo e reintegrò i Colonna. Il suo pontificato ebbe breve durata, moriva il 7 luglio 1304 a Perugia, si dice per una dissenteria, che si era procurato mangiando fichi, secondo il testimone oculare Cardinale Stefaneschi. Il tutto sarebbe avvenuto per una giovane donna velata che si spacciava per conversa di Santa Petronilla a Perugia che andò dal Papa portandogli a tavola una cesta di fichi – fiore (cioè della prima raccolta). Egli mangiò senza diffidenza, si sentì male e dopo pochi giorni morì. La morte del Papa cadde al momento giusto per Filippo il Bello; i cardinali, temendo di scoprire facilmente il colpevole non si preoccuparono troppo di investigare. La cosa non convince, questo Pontefice al momento della morte aveva 64 anni, età che gli avrebbe potuto consentire di governare la Santa Sede per alcuni anni ancora, e forse si era pentito del suo buonismo nei confronti di Filippo il Bello e dei suoi “partigiani”, visto che doveva fuggire da Roma, lacerata dalle discordie sempre latenti delle opposte fazioni, una delle quali legata a Filippo il Bello. Viene giustamente il dubbio che la morte di Papa Benedetto XI fosse avvenuta non per cause naturali, e resta comunque il fatto che sarebbero trascorsi quasi settant’anni prima che un Papa, dalla Francia, per l’esattezza da Avignone, rimettesse piede nella Città Eterna. La Francia inflisse un grave colpo al papato (grazie a Filippo detto il Duc), ed Avignone ben presto si screditò; non si trattò infatti di una vera e propria schiavitù, bensì di una sudditanza più o meno consenziente. La scomparsa di Benedetto XI fece cadere la Chiesa nelle mani del re francese. Infatti i cardinali filo francesi erano in maggioranza (grazie a compromessi e accordi con quel sovrano) rispetto ai bonifaciani, e quindi quel regnante in Francia ora poteva “eleggere” il Papa, portarlo via da Roma ed “usarlo” a suo piacimento in Francia (Avignone) trasformandolo da guida dei cristiani a suo esattore. Consigliato dai suoi cardinali ed in possesso delle loro lettere, organizzò un convegno presso San Giovanni d’Angely al quale partecipò anche il futuro papa, Bertrando de Gott Arcivescovo di Bordeaux. Giovanni Villani racconta di un colloquio avuto da Filippo il Bello con Bertrando de Gott in luogo appartato e, come se vi avesse partecipato lui stesso, così riferisce il fatto nei particolari: “Vedi Arcivescovo, i’ ho in mia mano di poterti fare papa s’io voglio, e però sono venuto a te, e perciò se tu mi prometterai di farmi sei grazie ch’io ti domanderò io ti farò questo onore”. Bertrando rispose: “Signore mio, ora conosco che m’ami più che uomo che sia e vuomi rendere bene per male, tu hai a comandare e io a ubbidire, e sempre sarò così disposto”. Lo re il rilevò e basciollo in bocca.
Dopo quanto sopracitato, Filippo gli disse cosa voleva in cambio (sei speciali grazie):
1. Essere riconciliato completamente con la Chiesa e farsi perdonare per gli atti compiuti contro Bonifacio VIII.
2. Togliere la scomunica a me ed ai miei amici.
3. Che mi siano concesse tutte le decime del reame per cinque anni, quale rimborso delle spese sostenute per la guerra di Fiandra.
4. Che tu mi prometta di disfare e cancellare la memoria di Papa Bonifacio VIII.
5. Devi rendere l’onore del cardinale ai nobili Iacopo e Pietro Colonna e certi altri miei amici.
6. La sesta grazia e promessa mi riservo a luogo e a tempo ch’è segreta e grande.
(Nel 1300 Bonifacio VIII indisse il primo Anno Santo della storia)

