CONCESSIONI E PRIVILEGI DELLA SACRA MILIZIA DEL TEMPIO

di Maurizio Santi

Nel 1139, nella Bolla Omne datum optimum, Innocenzo II – Gregorio Papareschi – (sostenuto, dall’Abate di Chiaravalle, dal Vescovo di Magdeburgo Norberto di Xanten e dallo stesso re Lotario, si schierò contro l’antipapa Anacleto II – Pietro Pierleoni – del quale Bernardo così scrisse: “…un discendente dei giudei si era impossessato della sede apostolica ad onta di Gesù Cristo”) affermava: “Cavalieri del Tempio, è Dio stesso che vi ha costituito difensori della Chiesa e assalitori dei nemici del Cristo”, e definiva i loro statuti e le loro prerogative che i suoi successori non solo non limitarono, ma anzi accrebbero. Nel 1128, oltre le donazioni ricevute in Italia, Francia, Belgio e Germania, la regina del Portogallo donò loro il Castello di Soure, concede loro il territorio di Cera, che essi avevano tolto ai Saraceni e in cui fondano tre città, Coimbra, Rodin ed Ega, le cui Chiese sono direttamente sottomesse a Roma. Nello stesso periodo, il Conte di Barcellona e di Provenza, Raymond Bèranger III, prende l’abito glorioso del Tempio e dona ad esso il suo Castello di Granena, in una marca da lui tenuta con la forza delle armi. Nel 1131, Alfonso I di Aragona concesse ai Templari un terzo del suo reame in legato, in Inghilterra (Tempio Bruer nel Lincolnshire, Baldock nel Hertfordshire) grazie a San Bernardo e alla rettitudine sempre dimostrata da questi cavalieri; privilegi unici. Essi non potevano essere giudicati che dal Papa; era loro proibito accordare qualsiasi delle loro comanderie a chi le sollecitasse, che fossero anche re. Non dovevano pagare né diritti, ne tributi, nè pedaggi. Si faceva ricorso al Papa unicamente alle cause esterne, e spesso i Templari venivano delegati quali giudici e testimoni dal Santo Padre; a tal punto si aveva fede nella loro lealtà. I fratelli dipendevano solo dal Gran Maestro, e questi dal Capitolo Generale. L’Ordine in se stesso, era considerato sovrano e superiore ai principi. Nessuno, laico o ecclesiastico, poteva pretendere l’omaggio del Gran Maestro.

Castello dell’Abbadia di Vulci e Ponte del Diavolo. Questo Castello fu dei Templari, ma quali custodi, a loro affidato dai vari Papi

Le sue residenze erano inviolabili, godevano del diritto d’asilo, erano libere da qualunque imposta e stavano sotto la protezione diretta della Santa Sede. Nessun prelato poteva interdirle, e neppure poteva scomunicare un Templare. Ogni atto contro la Sacra Milizia e i suoi membri era riservato al pontefice. Il Gran Maestro non era confermato dalla Santa Sede, ma eletto, e la sua autorità era assoluta, e i suoi ordini erano considerati come sacri e provenienti direttamente da Dio. La regola era oggetto di un rispetto, da parte dei Cavalieri , da far tremare l’Islam e “sconvolgere” il Corano, creando nello stesso tempo terrore ed ammirazione. I fratelli dovevano confessarsi con preti facenti parte dell’Ordine, ma non obbligatoriamente. I cappellani avevano la sola autorità relativa alle questioni strettamente religiose, mentre le altre erano di competenza dei dignitari. Rispondevano al Gran Maestro, come fosse il loro prelato, e oltre a lui solo al papa, naturalmente con l’obbligo di segreto dottrinale volto ai riti iniziatici, presente in tutti gli Ordini cavallereschi, non risparmiava il vaticano. Inserito per quanto concerne il temporale, in un ordine feudale, il Tempio non è da esso vincolato, non essendo una cavalleria umana, tanto che Papa Innocenzo III dichiara: “Che nessuno, chierico o laico osi esigere dal Maestro o dai fratelli la fede, l’omaggio, i giuramenti o le altre garanzie in uso nel secolo”. La Sacra Milizia inoltre gode dell’immunità nelle guerre secolari, che non la concernono, non avendo la sua battaglia un senso terreno, e come detto da San Bernardo: “sono quasi i soli fra gli uomini, a condurre una guerra legittima”. Si deve apprezzare, in tale prospettiva, il ruolo di conciliatori e pacificatori svolto dai Templari nei conflitti interni alla cristianità: nell’anno 1153 al tempo della successione d’Inghilterra; negli scontri fra Enrico II e Thomas Becket o Luigi VII; o esterni (con l’Islam), testimoni nei trattati, di garanti delle tregue, di depositari delle doti e dei pegni, oppure il proprio rifiuto di sostenere cause che ritenevano ingiuste, si trattasse di re (Amaury di Gerusalemme contro il sultano d’Egitto), di imperatori (Federico II in Palestina), o anche di Papi (Urbano IV contro Manfredi); ed infine le funzioni più o meno ufficiali che svolgevano presso Papi, principi e nobili ed importanti famiglie, servendo come agenti diplomatici (Innocenzo III fece soprattutto ricorso a loro nei suoi contatti con le autorità musulmane). La detta Milizia non pagava decime, privilegio che condivideva con “Citeaux”, ma potevano percepirne; erano liberi di ricevere un nuovo prelato debitamente ordinato, da qualsiasi luogo e ordine provenissero, afferma Papa Innocenzo II, che aggiunge: “se accadesse che i Vescovi rifiutassero di concederveli, voi non sarete affatto privati della facoltà di riceverli e trattenerli, per delega della Santa Chiesa Romana”. Spesso affiliavano anche scomunicati e uomini carcerati a vita (anche per questo motivo si trovano molte Case e Chiese dedicate a San Leonardo protettore dei carcerati), che i vescovi erano tenuti ad assolvere in anticipo, per poi inviare a combattere in Terra Santa. Inoltre avevano il privilegio di tenere propri cimiteri. Certamente si può affermare che le Case e Chiese nella cui intitolazione appare l’appellativo “…del Tempio” siano state, in origine, della Sacra Milizia del Tempio. In Europa, esempio, vi furono diverse Precettorie e Chiese dal titolo dedicato a San Giovanni Evangelista o semplicemente San Giovanni (in Italia circa una trentina), da non confondere, come spesso è capitato, con quelle delle Domus Sancti Johannis, Sancti Johannis Jerosolimitano, Sancti Johannis de Hospitale e Hospitalis Sancti Johannis, in quanto indicano un insediamento dell’Ordine di S. Giovanni Gerosolimitano o dell’Ospedale. Diversamente riporto alcune di cui è documentata l’appartenenza alla Sacra Milizia del Tempio: San Giovanni l’Evangelista (Louvain Belgio); San Giovanni di Valladolid (Spagna); San Giovanni di Otero (Osme Spagna); San Giovanni del Tempio di Nancy (Francia); San Giovanni del Tempio (Verdun Francia); San Giovanni del Tempio (Foggia); San Giovanni del Tempio (Schelestat Alsazia) e Ecclesia Sancti Johannis de Templo (Treviso). Il titolo che veniva maggiormente attribuito alle Case e Chiese della Sacra Milizia del Tempio, era Santa Maria, ma non meraviglia, tenendo conto dell’amore e della devozione particolarissima che essi le tributavano, sicuramente dovuta anche alla loro guida e maestro spirituale, vale a dire l’uomo, o meglio il Santo e Dottore della Chiesa Bernardo da Chiaravalle. La straordinarietà, nel senso reale del significato di questa situazione, non era altro che la conferma della sovranità spirituale dell’Ordine. Tutto ciò era riconosciuto anche da grandi personaggi con la loro affiliazione, vedi Papa Innocenzo III e come lui altri pontefici, l’Imperatore Enrico VII di Lussemburgo, diversi personaggi della nobile famiglia degli Aldobrandeschi, ricordati da Dante nella Divina Commedia; persino il perfido Filippo il Bello chiese l’ingresso nella Sacra Milizia, ma non fu mai accolto. In molti facevano professione di appartenenza ai Templari nel momento della morte al fine di avere parte nell’altro mondo ai “vantaggi del Tempio”. Non ultima era la sua attività negli ambiti economico e finanziario. Però come spiegare che un ordine monastico votato alla 125 povertà e alla guerra santa perpetue sia stato incaricato, ugualmente come fosse una missione normale (apparsa e scomparsa con esso), non solo della custodia di tesori, ma del ruolo principale, una sorta di banca internazionale di pagamenti, di deposito e di credito, avente all’inizio l’unica finalità di favorire i pellegrini in Terra Santa? In effetti la stima di cui i Templari godevano faceva sì che a loro venisse affidati senza timore la custodia di tesori e valori, ma anche la custodia di terre, spessissimo da chi si recava in Terra Santa e non poteva certo portar con se’ ciò che aveva in terra cristiana. Inoltre chi depositava poteva avere un attestato che avrebbe permesso di riscuotere valori da parte dei Templari che si trovavano in Terra Santa, senza correre il rischio di venir derubati durante il cammino verso Gerusalemme. I poteri secolari e religiosi, tutti, giudicarono opportuno e sicuro delegare ai monaci – cavalieri un tale strumento di potenza economica e politica, perché essi non erano di questo mondo e, servendo Dio, non potevano servire i valori secondari terreni.

Abbazia fortificata di San Rabano, in realtà Santa Maria Alborense, di cui i Templari ne furono custodi.

In un secondo tempo, vi fu in ciò occasione di lagnanze facili e gravi, dalle quali i loro nemici non si astennero. Tuttavia nessuno potè mai accusarli seriamente di prevaricazione. Anche al processo non fu provato nulla di particolare, relativamente a questo capo d’accusa, si ricordi solo che il loro accusatore , ingiuriatore pontificale, era anche il falsario e il bancarottiere che essi avevano dovuto un giorno salvare dalla collera pubblica, il famoso scomunicato Filippo il Bello. In Oriente i Gran Maestri erano dei veri e propri principi indipendenti, con propri ufficiali, proprie fortezze e propri eserciti, frequentavano i musulmani e si accordavano con loro, avendone l’autorizzazione dal Papa, per il perdurare della pace. Documenti attestano, come a spiegare il fatto, che la Sacra Milizia ricevette con consuetudine l’omaggio del popolo, contadini, operai o artigiani i quali, ovunque avessero la libertà di farlo, si legavano ad essa con un atto solenne, religioso e civile, che faceva di loro i suoi “uomini”. Questo omaggio tendeva, mediante un debole censo annuale, ad ottenere la protezione dell’Ordine sia nel temporale che nello spirituale: “Pro commodo et utilitate sua, ut ei videbatur, et ad vitanda futura pericula” (E. Boutario, La France sous Philippe le Bel, Paris 1861 pag. 127). Questi brevi cenni o dati storici fanno capire quale fosse il posto della Sacra Milizia del Tempio nella gerarchia reale della Cristianità. Gli avvenimenti dal 1307 al 1314 hanno la scandalosa risonanza che è propria del sacrilegio. Diversi pontefici si avvalsero dei Templari anche come castellani ed amministratori di terre, borghi e varie proprietà della Chiesa. Si ricorda nell’anno 1262 la Rocca di Cesi, nella Diocesi di Spoleto, venne affidata da Urbano IV al Templare Berardo de Gallercetto. Pochi mesi dopo , il 31 maggio 1263 , lo stesso papa affidò ad un altro Templare, frate Martino, la castellania di Rocca de Trebis, in Diocesi di Anagni. Sempre Urbano IV affidò il Castrum Proculi, in Diocesi di Spoleto, al Templare frate Raimondo. Un altro pontefice che ricorse ai Templari, affidando loro l’amministrazione e la cura di vari castrum, fu Nicola IV: nel novembre del 1290, infatti, affidò nello stesso periodo a frate  Nicola ed a frate Paolo il Castrum Montis Cretacii, il Fortilizio “quodam Sancte Mariae de Sculcula”, il Castrum di Centocelle (Civitavecchia) ed il territorio di Monte Octozone.

Frate Mauro fu castellano Lariani et Aricie durante il pontificato di Bonifacio VIII, mentre nel 1296 frate Paolo era castellano in nome della Chiesa della Rocca del Ponte a Vulci. Si è detto e ripetuto più volte che il tesoro dei Templari non è stato mai trovato, ma si pensi al valore di quanto si trovava all’interno delle Chiese, Magioni, Fattorie, Castelli ecc.ecc., di questi Monaci-Cavalieri, calcoliamo tutti i beni immobili che possedevano in Francia, sommiamo il valore dei mobili, degli oggetti preziosi dei luoghi Sacri, delle armi, dei magazzini pieni di stoffe, viveri, attrezzi e degli animali in genere in loro possesso, sicuramente Filippo il Bello fece un buon “bottino”. Infatti i Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni, a cui dovevano passare le proprietà dei Templari, soprattutto nel territorio francese, dove ne ebbero la possibilità trovarono degli immobili spogliati di tutto e in cattivo stato di mantenimento

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