INTERROGATORI DEI TEMPLARI RECLUSI NEL MAS – DIEU

di Maurizio Santi

Ho scelto volutamente, fra i tanti, gli interrogatori di questi Monaci – Cavalieri per la loro coerenza dimostrata nei momenti che li avvicinava, in seguito alle testimonianze rilasciate, alla morte. Questi frati si trovavano al centro delle zone di influenza catara, e taluni affermavano, ed affermano che l’eresia catara si era infiltrata nella Sacra Milizia sotto l’influenza dei confratelli scomunicati che vi
erano stati ammessi. Con il verbale degli interrogatori subiti dagli appartenenti all’Ordine, prigionieri nel Mas – Dieu nel Roussillon, diocesi di Esne, documento che porta come data anno 1310, si smentisce qualsiasi ipotesi di “inquinamento”.

Ecco quali ferme convinzioni, quale pietà animavano questi Templari. Sul rinnegamento e sputo sulla Croce, così rispondevano: “Tutti questi delitti sono e mi sembrano orribili, incredibilmente spaventosi e diabolici”. Non dicono che Cristo è un profeta? “Non possono credere di essere salvati da altri che da nostro Signore Gesù Cristo, che è la vera salvezza di tutti i fedeli, che ha sofferto la passione per la redenzione del genere umano e per i nostri peccati e non per i suoi, perché non ha mai peccato e la sua bocca non ha mai mentito”. Non fanno sputare sulla Croce e non la calpestano?
“Mai! E’ per onorare e glorificare la santissima Croce del Cristo e la passione che Cristo si è degnato di soffrire nel suo gloriosissimo corpo per me e per tutti i fedeli cristiani che io indosso, come gli altri fratelli Cavalieri della Sacra Milizia, un mantello bianco sul quale è cucita ed attaccata la venerabile figura di una Croce rossa, in memoria del sangue per sempre santo che Gesù Cristo ha sparso per i suoi fedeli e per noi sul legno della Croce che vivifica. Aggiungo che tutti gli anni, il giorno del venerdì santo, i Templari si recano senza armi, con la testa e i piedi nudi, ad adorare la Croce in ginocchio dinanzi ad essa. Lo stesso fanno ogni anno tutti i fratelli dell’Ordine nelle due feste della santa Croce in maggio e in settembre dicendo: – Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo, tu che con la santa Croce hai riscattato il mondo -. Ma nelle due feste della santa Croce non si recano ad adorarla a testa nuda e a piedi nudi”.
Tutti i Templari confermano e il confratello Bérenger dez Coll, similmente dichiara: “E’ in onore della Croce di Gesù crocifisso che i fratelli della nostra Sacra Milizia adorano la Croce in solennità e riverenza tre volte l’anno: il venerdì santo e i giorni della festa della Croce in maggio e in settembre. Quando i Templari adorano la Croce il venerdì santo depongono le calzature, la spada, le cuffie, e tutto ciò che portano in capo. Per rispetto verso il Signore crocifisso tutti i fratelli del Tempio inoltre portano la Croce sul mantello; e proprio perché Cristo stesso ha sparso il suo sangue per noi, noi portiamo una Croce di stoffa rossa sulle nostre vesti per spargere il nostro sangue contro i nemici di Cristo, i saraceni, nei paesi d’oltremare e altrove contro i nemici della fede cristiana”. Il Cavaliere, fratello Jean de Coma, fa presente che essi rispettano e onorano in modo così particolare la Croce del loro mantello che, per reverenza verso la stessa, la tolgono quando devono soddisfare i bisogni corporali: “Inter honores quos faciunt ipsi cruci, deponunt mntellum ubi est crux quando vadunt ad naturae superflua onera deponenda”.
Per quanto riguarda l’accusa di sodomia, indignandosi, così rispondono:
“Secondo gli Statuti dell’Ordine, colui dei nostri fratelli che commettesse un peccato contro natura perderebbe l’abito della Sacra Milizia; con i ferri ai piedi, la catena al collo e le manette ai polsi sarebbe gettato in perpetuo in una prigione per esservi nutrito del pane della tristezza e abbeverato dell’acqua della tribolazione per il resto della sua vita”.
Relativamente alle cinture a cordicella fratello Barthélemy de la Tour, cappellano Templare, si esprime in questo senso: “Soltanto i fratelli portano una cintura o corda intrecciata di fili di lino sulla camicia … Credo che la portino e per parte mia affermo che porto questa cintura perché è scritto nel Vangelo secondo Luca: sint lumbi vestri precinti … Aggiungo che ho portato e porto questa cintura dal momento del mio ingresso nell’Ordine; è un obbligo dovuto e tutti i fratelli la devono portare giorno e notte, ma essa non tocca mai nessun idolo”.
Gli viene chiesto sulle confessioni dei fratelli e lui risponde: “Ecco quello che ho notato al riguardo. Quando i fratelli vogliono confessarsi, lo dovono fare al fratello cappellano dell’Ordine che ritengono più adatto; se non ve ne sono, hanno facoltà di rivolgersi a fratelli minori o predicatori e, in mancanza anche di questi, ai preti secolari della diocesi. Infine, coloro che entrano nel Tempio hanno l’obbligo di osservare i buoni costumi della Sacra Milizia, presenti e futuri, di comportarsi bene e di evitare il male”.

Alcuni cavalieri, offesi dalle accuse rivolte all’Ordine, ricordarono gli immensi sacrifici in uomini e denaro da loro sostenuti. Evidenziarono che ben ventimila Templari, armi in mano, erano morti; che provvedevano a cibare un povero per quaranta giorni alla morte di un fratello e si recitavano cento Pater noster nella settimana che seguiva il suo decesso. Inoltre affermarono che nonostante le spese per la guerra, tutte le case del Tempio offrivano ospitalità tre volte a settimana a tutti i poveri che lo volessero. Orgogliosi dell’amore e ardore della fede Templare ricordarono il coraggio dei Cavalieri di Safet, prigionieri del sultano, dopo la caduta di questa fortezza, ottanta eroici Templari rinunciarono a salvare la propria vita, rifiutandosi di rinnegare la loro fede: vennero tutti decapitati. Naturalmente non fecero passare inosservato il miracolo della Santa Spina che si conservava in un reliquiario della Sacra Milizia che rifioriva il venerdì santo. “Item, proposent que la spina de la corona que fu de Nostre Senior, in cele meisme guisse ne florisse au jor del Venere Sang entre les mans frères capellans deu Temple, s’ils fossent tiels que om lor met dessus”. Poi affermarono che la spina della corona che fu di Nostro Signore non sarebbe fiorita, il Venerdì Santo, fra le mani del cappellano del Tempio se essi – i Templari – fossero stati quali gli si rimprovera di essere). Nessuno di loro, senza eccezioni, riconobbe i crimini che gli venivano imputati, anzi rimasero irremovibili nel loro diniego, ripetendo ininterrottamente che erano condannati a morte senza motivo.

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