LA MAREMMA NELLA DIVINA COMMEDIA DI DANTE

di Maurizio Santi

Una breve visione dei luoghi della maremma che l’immenso Dante ci fa ritrovare nella “Divina Commedia”. Il viaggio in nudi versi intrisi di fascino e di segreta magia che il sommo poeta sempre rappresentò, rinvenendo e assaporando nei luoghi danteschi le cantiche declamate e meditate. In questo caso nella Maremma, terra di mistero e “morte”, venendo a capo di un quadro complicato dove ciascuno di noi dovrebbe essere invitato e chiamato a depositare le sue emozioni e interpretazioni. Questo arcano mistero rimane escluso dalle normali possibilità intuitive o conoscitive dell’intelletto umano o ne preclude un orientamento ragionevole, una reazione di incertezza non necessariamente ansiosa né penosa, talvolta non priva di fascino misterioso della natura.

Castello della Pietra

Nel Castello della PIA
Raccontato da Dante e ad oggi ancora irrisolto:

“Deh quando tu sarai tornato al mondo,
e riposato de la n via”,
seguitò ‘l terzo spirito secondo ,
“Ricorditi di me, che son la PIA;
Siena mi fé , disfecemi Maremma:
salsi colui che ‘nnanellata pria
disposando m’avea con la sua gemma”.
(Purgatorio, V, Canto)

Ci troviamo fra Gavorrano e Ribolla e poco distante da Massa M.ma dove troviamo i ruderi del castello della Pietra, nel V Canto del Purgatorio dove troviamo le anime dei morti per violenza, i quali hanno fatto appena in tempo a chiedere perdono dei loro peccati a Dio e pertanto si trovano nell’antipurgatorio, condannati a scontare una pena uguale agli anni della loro vita. All’inizio del Canto troviamo l’immagine di Dante ansioso e provato dalla fatica fisica ed “intellettuale” dietro Virgilio. Improvvisamente alle spalle si sente un lieve mormorio di un’anima che, intravisto l’ombra del corpo del poeta, attonito urla: “Ma cosa ci fa qui, tra noi morti, quello lì?”
Il sommo poeta si volta attardandosi a guardare. Solo un attimo, in quanto Virgilio lo richiama subito perfino infastidito e alterato: “Ma perché ti distrai? Cosa ti importa del mormorio delle anime morte? Dai lascia che dicano, tu segui me, cammina …” lo richiama sgridandolo assumendo di nuovo un atteggiamento e un aspetto composto. Dopo essersi imbattuto in diversi personaggi,
giunto alla fine del secondo balzo dell’Antipurgatorio, nel silenzio più assoluto “emerge” una voce indecifrabile di donna che si rivolge a Dante, ripetendo i versi sopra riportati. Certamente vanno interpretati quali preghiera o raccomandazione: che una volta che sarai tornato “nel mondo dei viventi” e dopo una benefica pausa del lungo viaggio, non ti dimenticare di me , che son la PIA, nata in quel di Siena e deceduta in Maremma, come e bene a conoscenza, chi a suo tempo , nell’atto di sposarmi mi aveva infilato l’anello nunziale. Versi misteriosi che sembrano privi di complessità, con sfumature che vanno dalla facilità all’immediatezza, dall’essenzialità alla naturalezza, ma il sommo poeta va ben letto e compreso. La narrazione espone il fatto che la Contessa Pia un giorno, di domenica, sarebbe stata gettata per i piedi dall’alto di una finestra, “il salto della Contessa”. Un giallo storico di cui Dante fornisce solo due indicazioni: Siena e la Maremma, ed un nome di tre lettere Pia. Per la morte di questa Nobil Donna si danno molte interpretazioni, la più comune ritiene la Contessa imparentata con i Tolomei, famiglia senese, consorte di Nello d’Inghiramo dei Pannocchieschi; altri che la Pia dantesca sia frutto dei pensieri del poeta, mai esistita; altri ancora ritengono che si tratti di Pia dei Malavolti, senese, sposata con Tollo di Prata. L’omicida, storicamente è sempre stato ritenuto Nello Pannocchieschi in quanto innamoratissimo di Margherita Aldobrandeschi. Resta comunque un giallo storico, che solo Dante potrebbe risolvere.

Margherita Aldobrandeschi

Omberto Aldobrandeschi

“Io fui latino e nato d’un Gran Tosco
Guglielmo Aldobrandeschi fu mio padre; non so se ‘l nome suo già mai fu vosco.
L’antico sangue e l’opere leggiadre
D’i miei maggior mi fer si arrogante,
che non pensando a la comune madre,
ogn’uom ebbi in dispetto tanto avante,
ch’io ne morì, come i senesi sanno,
e sallo in Campagnatico ogni fante.
I sono Omberto; e non pur a me danno
Superbia fa, che tutti miei consorti
Ha ella tratti seco nel malanno.
Equi convien ch’io questo peso porti
Per lei , tanto che a Dio si sodisfaccia,
poi ch’io nol fè tra vivi, qui tra’ morti”.
(XI Canto del Purgatorio)

 

Altra presenza nello scritto del poeta è Santa Fiora e Omberto Aldobrandeschi, in questo caso, però, si dovranno fare delle precisazioni; Omberto apparteneva al ramo più importante e conosciuto vale a dire i Conti di Sovana e Pitigliano. Figlio di Guglielmo il Gran Tosco e fratello di Guglielmo II, Ildebrandino il Rosso, Gemma, Beatrice e Ildebrandesca. Furono i maggiori avversari di Siena, in quanto più volte gli Aldobrandeschi di Santa Fiora si schierarono con Siena. Inoltre i Conti di Santa Fiora nel tempo ebbero a schierarsi quasi sempre con i Ghibellini, al contrario dei Conti di Sovana e Pitigliano che “vestirono” maggiormente le fortune e sfortune dei Guelfi. In questi versi, Dante riassume mirabilmente la parabola discendente di questa importante e nobilissima famiglia che compì con i suoi appartenenti imprese “leggendarie”, e la superbia dei discendenti di questa casata, che io definirei più appartenenza ad un certo tipo di cavalleria e nobiltà “coraggio”.

Sempre nel Canto XI del Purgatorio, Dante ci ricorda che nell’anno 1259 fu ucciso Omberto degli Aldobrandeschi, chi dice combattendo contro i senesi chi ucciso nel suo letto, entrambi errate, ben altra fu la sua gloriosa fine.

Inoltre il sommo poeta ricorda la Maremma: nell’Inferno Canto XIII, terra di cinghiali, nel Canto XXV, v.19, terra infestata di serpenti, e nel Canto XXIX,v.48, terra di malati di malaria.

Margherita Aldobrandeschi

“Ed ei gridò: Sei tu già costì ritto,
Sei tu già costì ritto, Bonifazio ?
Di parecchi anni mi menti lo scritto,
Se’ tu si tosto di quell’aver sazio,
Per lo qual non temesti torre e inganno
La bella Donna, e di poi di farne strazio ? …”

Qui Dante ricorda i matrimoni e le sofferenze della bellissima donna sposata giovanissima, facendo riferimento soprattutto al Papa Bonifacio VIII. Dante odiò talmente detto Papa da decidere di riservargli un bel posticino all’Inferno, sebbene quest’ultimo non fosse ancora morto. Margherita donna speciale, donna eroica che ha subito violenze di ogni genere, perché sola, spendendo la sua
vita in nome di una causa che la rende protagonista, di cui poco sappiamo, ma che in eroico silenzio porta avanti una battaglia. C’è un momento in cui devi decidere o sei la principessa che aspetta di essere salvata, o sei la guerriera che si salva da sé. Sicuramente lei preferiva camminare da sola nel buio piuttosto che seguire  l’ombra di altri, sapendo molto bene che la sua protezione poteva essere solo il coraggio. Una grande donna, schiava delle situazioni dei suoi tempi, ma la distingue una forza interiore e dignità che rende intramontabile/immortale la nobiltà da cui discende. In effetti immortale resterà la memoria degli Aldobrandeschi del ramo di Sovana, che Dante ha voluto presenti anche nella sua Divina Commedia.

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