LA TOMBA BARTOCCINI DAGLI ETRUSCHI AI TEMPLARI
di Maurizio Santi
La Tomba cosiddetta “Bartoccini” (del VI secolo a.C.), si trova all’interno della Necropoli Monterozzi di Tarquinia, antica Corneto, e porta il nome del Soprintendentedell’Etruria Meridionale che la scoprì nell’anno 1959. Con le sue quattro camere, è la più grande tomba dipinta e ben rappresenta il concetto di tomba-casa. Per essere precisi questa è la più ampia tomba dipinta di età arcaica di Tarquinia. Famosa, e misteriosa, gli Etruschi la costruirono e i Templari la scelsero per i riti segreti di iniziazione all’Ordine Cavalleresco. Parrebbe che, durante il medioevo, all’interno vi fossero stati consumati riti sessuali, come peraltro dovrebbero testimoniare i numerosi e particolari graffiti. In effetti nella prima metà del XIII secolo sulle sue pareti vennero eseguiti decine di graffiti, e tutto ciò è confermato dallo studio pubblicato nel 2012 dal Prof. Carlo Tedeschi. Lo stesso ritiene che tali graffiti, con molta probabilità, siano stati incisi da un gruppo di Templari della Precettoria di Corneto, i cui possedimenti si estendevano fino a comprendere la Necropoli di Monterozzi. La Tomba Bartoccini ha un lungo dromos che conduce ad un ambiente quadrato, una sorta di vestibolo sul quale si aprono i passaggi alle tre camere sepolcrali, due laterali ed una posta al centro, esattamente sull’asse del dromos. Proprio sulle pareti di questo vestibolo si trova la quasi totalità dei graffiti, le cui condizioni hanno consentito lo studio paleografico. Inoltre è l’unica tomba nota di tutta la Necropoli ad avere una pianta a croce greca regolare, peraltro appropriatamente orientata, sudovest-nordest, quasi una perfetta cripta cruciforme. Risulta l’unica a presentare nella decorazione una dominante rossa e bianca, i colori della divisa dei cavalieri, ed in particolare a risolvere entro questo accoppiamento cromatico il motivo a Scacchiera. Un gioco trasversale con intenti anche morali, che univa persino culture diverse, ricordando Cavalieri Templari o musulmani giocare fra di loro sotto una tenda, intenti a confrontarsi sulla Scacchiera. Quindi per i Cavalieri dal bianco mantello e la Croce vermiglia, aveva un significato spirituale e simbolico molto importante la detta Scacchiera: “Il Re è, evidentemente, l’elemento maschile cioè il Sole; la Regina è l’elemento femminile, quindi la Luna; la Torre è Saturno; l’Alfiere è Giove – il potere spirituale -; il Cavallo è Marte; il Pedone, infine, è l’uomo che, qualora riesca a superare tutti gli ostacoli sulla scacchiera, termina il suo percorso d’iniziazione che lo conduce alla trasformazione alchemica di se stesso in Regina. E’ il ritorno al Femminino sacro universale.
Godefroy, vissuto nella seconda metà del XII sec., fu teologo ma anche uno dei fondatori della musica sacra nel Medioevo con le sue composizioni: “Sequentia Sancti Vittori e Planctus ante nescia”. Si è ritratto in piedi sopra un pavimento a scacchi bianchi e rossi, tra le cupole del Santo Sepolcro e del Tempio di Salomone a Gerusalemme, la prima sede dei Templari in Palestina, un riferimento esplicito dei rapporti intercorsi tra Godefroy e l’Ordine del Tempio. L’utilizzo di questo disegno non farebbe altro che confermare una forma grafica di decorazione cara ai Templari. Vedendo i molti graffiti si evidenzia quello inciso sulla parete di fondo, posto al centro dello spazio, che divide dalla restante parete il timpano, il quale è visibile nella parte superiore dell’ingresso. Attraverso questa entrata si accede alla stanza principale della tomba, ed è ben visibile e leggibile dai visitatori che entrano nella camera, l’unico graffito scritto in latino, mentre tutti gli altri sono in volgare. Inoltre risultano presenti diversi simboli incisi sopra la scacchiera bianco/rossa: da piccole Croci, a stelle a cinque punte, disegnate con un tratto continuo che arriva, fino ad una cornucopia, vaso a forma di corno, è il simbolo dell’abbondanza, della fertilità, emblema del complesso di beni necessari alla vita umana. La leggenda voleva che essendosi spezzato uno dei corni della capra Amaltea, che nutriva il piccolo Giove, il corno fosse riempito di frutti, circondato di fronde e donato da Giove alla Ninfe, ritenute dispensatrici dei beni della terra. Dalla cornucopia sgorga un liquido e la sagoma stilizzata di un pesce, rappresentante, probabilmente, la Mandorla Mistica, o Vesica Piscis che indica una figura simbolica derivante geometricamente dall’intersezione di due cerchi aventi lo stesso raggio, ed i cui centri giacciono l’uno sulla circonferenza dell’altro. Derivante dal latino, “Vesica Piscis”, e conosciuta in India, nell’antica Mesopotamia, in Africa e Asia, diffondendosi rapidamente nel contesto cristiano, mediante il collegamento della figura del pesce a Cristo. L’ichthys, o anche ictus, parola greca per pesce letta dai fedeli della religione nascente come un anagramma di “Iesous Christos Theou Uyios Soter” – Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore. In seguito, la “Vesica Piscis”, la troviamo negli affreschi e nei codici miniati medievali, in quanto veniva associata all’immagine di Cristo e della Vergine in Maestà, perché la Mandorla Mistica è anche come rappresentazione della vulva, nonché Magna Mater (Grande Madre). E’ di grande importanza nella raffigurazione dell’intelaiatura dell’Universo e dell’iconografia religiosa ed esoterica, rappresentando l’incontro e la compenetrazione di due mondi, due dimensioni dell’essere, l’abbandono o il superamento di ogni dualismo. Se poi avvicinata al Cristo o ad altre figure messianiche dei culti religiosi fondati sul mistero, la Mandorla Mistica ne svela la duplice natura, divina e umana, riunita. Se associata alla vulva ne rappresenta la funzione di ponte fra il celato e il manifesto, fra ciò che ancora deve nascere e quel che è già venuto alla luce.
Tuttavia, quello che colpisce maggiormente è una grande Croce Potenziata, conosciuta anche come Patente/Potente, concessa ufficialmente, da Papa Eugenio III ai Templari. La parte finale dei bracci formano una T, Tempio/Templari. La Croce conferita ai Templari, arte bizantina, era più che un privilegio, essere gli unici ad usarla come simbolo. Tale concessione era anche un’autorizzazione che dava loro mano libera di agire in qualsiasi modo necessario come Monaci/Cavalieri (guerrieri) per liberare la Terra Santa. Il Papa gli concedette un potere Onnipotente, infatti la Croce conferitagli non è quella della passione di Gesù, ma quella del Cristo Onnipotente, il “Pantocratore”, che può tutto. Appellativo usato in età ellenistica come epiteto di varie divinità greche Dionisio, Ermete e Ade, divenendo presso i Cristiani Orientali, attributo di Cristo quale signore del mondo. Anche il simbolo della Stella a Cinque Punte, più volte trovato nei luoghi dove i Templari ebbero le proprie dimore, è certamente, dopo la svastica, è tra i simboli più antichi della storia umana. Nella simbologia magica è chiamato pentacolo, ma contrariamente a quello che la gente crede, questa figura non è mai stata collegata alle sette sataniche, tale credenza popolare si è affermata negli ultimi secoli, in quanto se ne sono appropriati gruppi che lo usano diffusamente per i loro “riti neri”. In realtà questa figura ha un significato molto più profondo: i cinque vertici rappresentano i cinque elementi costitutivi del Cosmo e le linee che li collegano. Tutto il processo della creazione, il vertice superiore rappresenta lo Spirito, l’Uno inconoscibile, dal quale deriva per emanazione tutta la Creazione. Il primo elemento a manifestarsi; scendendo verso il basso fino al vertice a destra, è l’Acqua, dal quale nasce la vita. Risalendo poi a sinistra nasce l’elemento Aria dal quale si formano le prime forme di vita che hanno coscienza di sé. Andando verso destra, si genera l’elemento Terra che genera le forme di vita più evolute. Infine, scendendo dall’elemento Terra verso il vertice inferiore sinistro, nasce l’elemento Fuoco, che rappresenta la degenerazione finale delle forme viventi che, però, risaliranno allo Spirito dal quale inizierà un nuovo ciclo. Quanto finora descritto fa parte del Macrocosmo, ma questa figura mostra anche il Microcosmo, in termini valevoli sul piano conoscitivo e pratico, si traduce nella figura schematizzata di un corpo umano, con le braccia aperte e le gambe divaricate, in modo perfetto, nel meraviglioso “Uomo Vitruviano” del grande Leonardo da Vinci. Questo simbolo è sempre stato considerato un ottimo talismano. Il Pentagono stellato era anche uno dei simboli caratteristici della Scuola Pitagorica dell’antica Grecia. Fu proprio questa Scuola ad evidenziarne per prima le sue sorprendenti proprietà. I Templari usarono questo simbolo a volte inserendovi una rosa all’interno.
La lettura, di cui il Prof. Tedeschi ipotizza l’identificazione, è importante nel contesto del corpus dei graffiti, cioè restituire, aggiungere, le lettere mancanti: H CRITTA FRAT IOHIS MA – H(aec) critta frat(ris) Ioh(ann)is ma(gistri), vale a dire “questa cripta appartiene a frate Giovanni”. Detto personaggio è da identificare con il noto Giovanni Templare Maestro della Provincia Italiana, documentato nel quadriennio compreso fra il 1218 e il 1222. Periodo, questo, che coinciderebbe con la presenza dei Templari nella tomba del Bartoccini, e ulteriormente sarebbe confermata dalla scrittura adottata, in quel periodo, e riprodotta nei graffiti. L’iscrizione Frater si trova più volte, ad esempio nello spazio del timpano alla sinistra, entrando, vi si legge: SI FOTEO QUESTA GROTA F. RAINERI RANIERIUS – OTEM. Il Prof. Tedeschi lo ritiene così leggibile: Si foteo questa grota f(rate) Raineri Ranierius O(rdinis) Tem(pli), “Frate Ranieri ha avuto rapporti carnali in questa cripta. Ranieri dell’Ordine del Tempio”. Vi è poi un graffito la cui scritta è divisa in sillabe, con precisione incise nei quadrati rossi della scacchiera della parete: VI IURA QUE STA GRO TA, cioè Vi(ncenco) iurà questa grota “Vincenzo giura (ha giurato) in questa grotta”, così la interpreta il Tedeschi. Tale nome è presente anche in altro graffito, ed è di grande rilevanza in quanto rappresenterebbe il giuramento di professione o più correttamente l’accoglienza nell’Ordine. Nei vari graffiti si trovano incisi più nomi di Templari: Iohis, Gregorius, Meliosus, Faustus o Faustinus, Emanuel, Vincencus, Ricci e Maria de baligiu. In altro graffito si trova scritto: ẸGO MELIOSUS SI F[.] TEO IN QUẸSTA [..]TA MARIA DE BALIGIU FEC[.] A MALG A MAL GRADU DI B[.]RNABO. Sempre secondo il Prof. Tedeschi, con le dovute aggiunte è così leggibile: Ego Meliosus sì f[o]teo in questa g[ro]ta Maria de baligiu. Fec[.] a malg a mal gradu di B[.]rnabo: “Io Melioso ho avuto rapporti in questa grotta con Maria del balivo, e lo feci a malgrado di Barnaba”. Tutto ciò ci lascia alquanto perplessi, chi ha inciso sulle pareti sembra trovare un certo compiacimento nell’avvilire sé stesso o nel subire umiliazioni con l’espulsione dall’Ordine e a volte la vita, se trattasi di Monaco/Cavaliere. Diverso se fosse un servente o donato al servizio del Tempio, ma sicuramente non avrebbe potuto avere accesso in certi luoghi. La Regola era chiarissima, se un Monaco/Cavaliere avesse frequentato donne: “…venga privato dell’abito e messo in catene” (artt. 236 e 594 Regola e Statuti). Inoltre, anche se la Regola/Statuti prevedevano che era preferibile evitare l’ingresso delle donne, in realtà ne fecero parte. “Sorores quidem amplius periculosum est coadunare, quia antiquus hostis femineo consortio complures expulit a recto tramite paradisi. Ideoque, fratres carissimi, ut integritatis flos inter vos semper appareat, hac consuetudine amodo uti non licet ” (art. 54). Non risulta che le Sorores vivevano in conventi o case Templari diverse dalle Domus dei Fratres, sia fisicamente che giuridicamente, potendo usufruire di una privacy unica, eventualmente per avere rapporti sessuali con i Confratelli. In effetti a monasteri doppi o misti sembra da ricondursi la deposizione scritta nel 1309, durante i processi all’Ordine, dal Templare Ponsard de Gizy. Il quale descrive alcune usanze della casa, che spesso trovano conferma nella regola o negli statuti, egli affermò che “li maistres qui fesoient freres et suers du Temple, aus dites suers fesoient promestre obedience, chastee, vivres sans propre”, ma, una volta entrate, facevano perdere ad esse la verginità e ne avevano figli che diventavano a loro volta Templari. Ponsard, che poi prese le difese dell’Ordine, disse di averlo scritto per vendicarsi delle offese ricevute da un Templare. Non è molto credibile il Ponsard, infatti ritirò in fretta il suo scritto, ma in quell’anno i Templari sotto tortura furono costretti a confessare cose assurde. Inoltre la Regola/Statuti era molto precisa: “Neppure un Cavaliere o un figlio dello stesso può indossare il mantello bianco se non è nato da un matrimonio legittimo, e se non è figlio o discendente di un Cavaliere non può indossare il mantello bianco (Regola/Statuti art. 337). I graffiti che dovrebbero “raccontare” gli eventi avvenuti nella Tomba Bartoccini, non si possono valutare come banali atti erotici, i quali parrebbero non solo fuori luogo, in un posto scomodo come la tomba/cripta, ma soprattutto, perché collegati a numerosi graffiti che rappresentano simboli sacri che non avrebbero ragione di esservi. Viene il sospetto che il tutto si possa ricondurre, o sia connesso, a particolari circostanze di ritualità parallela alla religiosità ortodossa Templare. Probabilmente dobbiamo basarci su conoscenze esoteriche in possesso dell’Ordine. Certamente si trattava di una forma di ierogamia, rito religioso diretto a evocare nozze tra esseri divini o tra uomini e creature sovrannaturali, al fine di completare l’iniziazione del Monaco/Cavaliere, avviandolo in pratiche certamente vive in ambienti esoterici medioevali, vedi il rinnegare Dio e il Cristo, o all’atto di sputare/calpestare il Crocefisso. La conoscenza di misteri sublimi e oltremodo pericolosi se ancora oggi sono sigillati in un fitto “segreto”. E’ un segreto inviolabile che sembra riecheggiare le parole di ”Pensa intensamente: la grande arte è Conoscenza”. Ja’far Sadiq (702 d.C. 765): “La nostra causa è un segreto velato in un segreto, il segreto di qualcosa che rimane velato, un segreto che solo un altro segreto può insegnare: è un segreto su un segreto che si appaga di un segreto”.

