Il BAPHOMET DAGLI ASSASSINI AI TEMPLARI

Ci fu un tempo nel quale i Cavalieri Templari furono accusati di venerare un idolo pagano dal nome Bafometto avuto dal Vecchio della Montagna. Anche se oggi gli studiosi sembrano aver chiarito che Bafometto non ha nulla a che vedere con Satana, in epoca medioevale la figura di quest’idolo era spesso associata proprio al diavolo.

Partiamo dal nome. Bafometto deriverebbe dall’arabo Abu fihama, che potremmo grossomodo tradurre con padre dell’ignoto. Si tratterebbe di una figura presente anche nella cultura araba, strettamente legata al sufismo e al Vecchio della Montagna, ovvero alla dimensione mistica degli Assassini, ma si trova anche in Italia e in Europa. A livello visivo, invece, Bafometto ricorda vagamente una delle tante maschere apotropaiche. Lo potete notare sulle architravi e sulle facciate dei palazzi signorili e delle Chiese sotto forma di viso con folta barba, labbra carnose, capelli molto folti e ricci e, spesso, un paio di corna, talvolta piccole, altre volte molto pronunciate, ma non sempre in quanto può avere anche sembianze diverse. La sua origine è ancora incerta, a volte il Bafometto lo si trova, provvisto di corpo ed ali. Una sorta di capretto alato con sembianze umanoidi, dotato anche di seno. Solitamente associano le figure con sembianze di capretto ai satiri ed a loro volta i satiri al dio Pan, che per i cristiani è, di fatto, il male. E, come sapete, il dio Pan era spesso paragonato a Phanes, un dio antichissimo (probabilmente il primissimo dio dell’universo). Il nome Phanes in greco antico significa Luce.

In molti luoghi d’Italia è presente un Bafometto. Alcuni studiosi ritengono che Castel del Monte potesse essere stato un tempio iniziatico dei Cavalieri Templari, complici non solo la presenza dell’enigmatica e minacciosa figura barbuta, ma anche le innumerevoli simbologie che come tutti ben sapete caratterizzano l’architettura dell’edificio. Baphomet era presumibilmente un idolo pagano con gli occhi di carbonchio. Dal punto di vista etimologico la spiegazione più plausibile sembra essere la corruzione della parola Maometto, in quanto le moschee venivano chiamate Baphomeris. Secondo alcuni cronisti dell’epoca Baphomet si doveva addirittura ricondurre al Santo Graal. Non si sapeva se queste teste erano sculture, dipinti o vere teste imbalsamate, fatto sta che tutti i cavalieri la baciavano chiamandola salvatore. Ai Novizi veniva addirittura detto che aveva il potere di far germogliare le piante. Nel comune popolare, venivano chiamate “teste di Maometto” certi automi o teste semoventi.

Papa Silvestro II, astrologo e alchimista, aveva portato una di queste teste dalla Spagna, che rispondeva con un sì o con un no alle sue domande. Pare si trattasse di un automa che funzionava grazie ad un sistema matematico binario. Anche Alberto Magno, maestro di Tommaso d’Aquino, ne possedeva una analoga. Molte testimonianze dai processi ai Templari della presenza nel Tempio di Parigi. Si disse poi di statuette presso altari degli Assassini, statuette antropomorfe cornute, barbute, alate ed ermafrodite dotate di grossi seni (maschile/femminile, cielo/terra).

Più avanti la figura ed il significato di Baphomet cambiarono ulteriormente, l’inquisizione diede un carattere satanico a questa figura, ma gli alchimisti pensarono che fosse una miscellanea di culture diverse. La testa diventò caprina, con allusione al dio Amon dalla testa d’ariete, ma anche a Pan e Kernunno/Cernunnos, il cacciatore cornuto il Dio della Religione della Stregheria. Sulla fronte si riconosce un pentacolo, è un simbolo positivo di evoluzione e di ricerca del bene; le ali fanno subito pensare alla versione alata della dea Iside, Regina della Sapienza, per gli gnostici affine alla Sophia. Il caducèo, associato a Thot e a Mercurio, rappresenta invece la duplice spirale del Dna, oppure l’energia della Kundalini che scorre lungo la colonna vertebrale attraverso i chakra: è senz’altro positivo ed associato alla medicina e alla cura. La luna bianca e quella nera è un riferimento, al pari delle corna, alla Triplice Dea, la Luna, e alla sua fase bianca e nera tipiche della ricerca alchemica del sé. Cosa potrebbe rappresentare il Bafometto? Per la Chiesa, Satana e tutto quello che fa malvagità. Troppo costruito a tavolino come figura unitaria nei processi dell’Inquisizione per costituire una reale essenza, ma solo deformazione banale di divinità malefiche precedenti. Insomma, più che un idoletto satanico il Bafometto è un simbolo di vita ed evoluzione, un archetipo a cui tendere nel rispetto delle energie che ogni simbolo evoca. Più che un idolo, è una meta: un obiettivo da raggiungere per la perfezione, che mostra anche la strada da seguire. Il nome Baphomet comparve nel luglio 1098 in una lettera del crociato Anselm di Ribemont: Un cronista della Prima Crociata, Raymond di Aguilers, ha chiamato le moschee Bafumarias. Il nome Bafometz più tardi ricomparve nell’anno 1195 nella poesia Occitan “Senhors, per los nostres peccatz” dal trovatore Gavaudan. Nel 1250 una poesia che lamenta la sconfitta della Settima Crociata da Austorc d’Aorlhac si riferisce a Bafomet. De Bafomet è anche il titolo di uno di quattro capitoli di sopravvivenza di una traduzione di Occitan del primo lavoro conosciuto di Ramon Llull, Libre de la doctrina pueril.

La rappresentazione più conosciuta del Bafometto è tratta dal libro occultista “Dogme et Rituel de la Haute Magie”, opera di Eliphas Lévi, pseudonimo di Alphonse Louis Constant (Parigi 1810 / 1875), il più famoso esoterista francese dell’ottocento, da lui così descritto:

“La capra sul frontespizio porta il segno del pentagramma sulla fronte, con una punta in alto, simbolo di luce, le sue due mani che formano il segno dell’ermetismo, quella rivolta verso l’alto verso la luna bianca di Chesed, l’altra verso il basso in direzione di quella nera di Geburah. Questo segno esprime la perfetta armonia della misericordia con la giustizia. Un suo braccio è femminile, l’altro è maschile come quelli dell’androgino di Khunrath, attributi che abbiamo dovuto unire con quelli del nostro caprone perché è uno e lo stesso simbolo. La fiamma di intelligenza brillante tra le corna è la luce magica dell’equilibrio universale, l’immagine dell’anima elevata sopra la materia, come la fiamma, pur essendo legato alla materia, brilla sopra di essa. L’orrenda testa della bestia esprime l’orrore del peccatore, che agendo materialmente, è l’unico responsabile che dovrà sopportare la punizione, perché l’anima è insensibile secondo la sua natura e può solo soffrire nel momento in cui si materializza. L’asta eretta in piedi al posto dei genitali simboleggia la vita eterna, il corpo ricoperto di squame l’acqua, il semicerchio sopra l’atmosfera. L’umanità è rappresentata dai due seni e dalle braccia androgine di questa sfinge delle scienze occulte”.

Pertanto, con valore conclusivo, il suo significato più profondo, non considerando l’aspetto demoniaco, è la duplicità e l’unione delle forze opposte. Nulla a suo carico di troppo negativo, pensando a Pan o Cernunnos, molto somiglianti al Bafometto ed altri ancora. Sempre il mondo alchemico è stato legato a questo simbolo occulto. Sulle braccia porta delle scritte, probabile riferimento alla trasformazione della materia. Il Baphomet porta sul braccio sinistro la scritta “Coagula”, avendo il significato di “passare da solido a liquido”; e sul destro “Solve”, esprimendo “passare da liquido a solido”. Tutto ciò può rappresentare, o meglio simboleggiare per gli alchimisti ciò che cercavano di compiere, di mutare la pietra in oro, l’ignoranza in illuminazione, l’imperfetto in perfetto. Relativamente all’esoterismo del Baphomet, come si può leggere nello scritto di Lèvi, le mani sviluppano una sufficiente elaborazione mentale all’idea del segno dell’ermetismo. Trattasi di un concetto esoterico destinato a produrre influenze significative: la realtà è una ed è collegata. Il microcosmo di ognuno è in stretto collegamento con il macrocosmo. Quello che ci interessa maggiormente, e si può affermare con certezza, è che non è un demone infernale. Se verifichiamo, tutti i riferimenti alchemici ed esoterici appartengono a tradizioni arabe e cabalistiche, e nella gnoseologia, l’indagine e la dottrina filosofica relativa al problema della conoscenza, cioè della verifica delle forme e dei limiti dell’attività conoscitiva umana, non esistono elementi del cristianesimo e tanto meno del satanismo. Con senso più astratto, così io mi pronuncio, il termine astrazione deriva dal latino abstractio che a sua volta riprende quello greco di “αφαίρεσις”. In senso generico l’astrazione è il procedimento del pensiero per il quale si isola un elemento da tutti gli altri ai quali era connesso e lo si considera quale particolare oggetto di ricerca. Secondo una recente teoria, vi è una nuova ipotesi che recentemente alcuni studiosi hanno espresso in modo tecnicamente “compiuto”, ovvero che Baphomet fosse in realtà la Sacra Sindone. Ciascuno dei fattori, dei dati, dei requisiti necessari vale a dire elementi di giudizio, notizie su cui si fonda  questa teoria,ove figurano in primo piano sempre i Cavalieri dal bianco mantello e la Croce vermiglia, i Templari. Nell’anno 1945 a Templecombe, una delle numerose roccaforti dei Cavalieri Templari inglesi, fu trovata una tavoletta con incisa l’immagine di un uomo barbuto non dissimile a quella della Sindone: la tavoletta fungeva da coperchio a una piccola cassa che fu trovata vuota ma che avrebbe potuto contenere un oggetto molto prezioso (forse la Sindone?). Viene affermato che potrebbe, addirittura, trattarsi della famosa testa barbuta, il Baphomet, affermando giustamente che esso si ritrovi in moltissime cattedrali e chiese italiane. Certo non è facile trarre conclusioni su di un argomento così complesso.

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