L’italianità del primo gran Maestro UGONE DE’ PAGANI
(A cura di Maurizio Santi)

Sui Templari sono stati scritti tanti e poi tanti libri che la confusione è “trionfante”, ma i misteri di questa Sacra Milizia, così da loro chiamata, erano e sono rimasti insoluti. Ma avevano veramente dei segreti? Certamente fino ad oggi “tante chiacchiere e pochi fatti”, naturalmente parlo dei veri segreti, si sta ancora discutendo se il primo Maestro fosse italiano o francese, quando è chiarissimo che era sì discendente da famiglia francese, ma lui italianissimo. Ritengo, perciò, interessante trattare questo argomento, come più volte ho sostenuto e scritto nelle mie pubblicazioni e accertato ormai dalla critica più qualificata: “Ugo de Pagani discende da Albertino di Bretagna, il quale sposò la figlia del proprio duca, si accompagnò a Tancredi il Normanno e venne con lui nel Meridione d’Italia, luogo dove forte era l’insediamento dei Saraceni, i quali scacciati, lasciarono a quel territorio il nome Pagano come predicato ad Albertino ed ai suoi discendenti. Un suo nipote Pagano de Pagani, fu colui che dette inizio alla stirpe, dopo avere sposato Emma, ebbero due figlioli Ugone/Ugo, primo Gran Maestro della Sacra Milizia del Tempio, e Difigio”. A conferma di seguito riporto la lettera che Ugo/Ugone de Pagani scrisse nel 1103 da Gerusalemme allo zio Leonardo Amarilli di Rossano Calabro per comunicargli la morte del figlio Alessandro, cugino di Ugo/Ugone de Pagani,in possesso agli attuali eredi della Famiglia Amarelli:
Molto magnifico signor zio padre osservantissimo.
Dopo che gionsimo qua in Hierusalem io et Alessandro vostro figlio e mio cordialissimo fratello con altri Genthilomini nostri compagni, tra dieci ch’erarno io et Alessandro fummo eletti che andassimo a baciar la mano et far riverenza alla Maestà del Re Balduino con condolerci della morte del Sig. Duca Goffredo suo fratello et avendoli ragionato della nostra ferma deliberazione di havere a guardare et far sicuri tutti quelli passi per dove li fedeli Cristiani veneno a visitare lo Santo Sepolchro, et che sempre da assassini infedeli molestati et che da noi gentiluomini d’honore per l’amore di Nostro Signore Gesù promettemo d’osservare con voto di voler morire in ogni modo che mancare di farlo e tanto più che molti altri dei nostri concorrono a detta difesa. Da Sua Maestà fummo assai lodati et con abbracciamenti come veri figliuoli licenziati. Onde essendo noi quasi ogni dì a crudel battaglia con nemici della Santa Fede, Alessandro, essendo andato ad un aguaito con due suoi servitori e venticinque soldati se trovò di tal maniera intrigato che con havere usato lo suo valore de animoso gentiluomo contro cento infedeli assassini di passo, ottenne la vittoria di tutti fandoli passare per fil di spada. Però dei nostri morsero li due suoi servitori et cinque soldati, et Alessandro fu ferito in testa malamente che hoggi è passato da questa vita con infinito mio scontento. Però considerato che se ne è andato in Paradiso, resto assai consolato; è stato pianto da tutti per il suo valore, in specie dalla Maestà di Re Balduino; è stato sepolto in un tumulo di marmo con honore grande accompagnato dal re et infiniti Gentiluomini et soldati; mi comandò all’ultimo di sua vita che scrivesse a Vostra Signoria che restasse consolato per il volere di Dio Benedecto; però, signor zio, la prego ad havere pazienza et stia sicurissimo che l’havemo in Cielo, dove prega per tutti noi; ho scritto a mio padre in Nocera che mi faccia gratia venire a Rossano per consolare V.S. et a Madama Zia Hippolita, e a tutti nostri parenti et che tutti stiamo allegramente che Alessandro è vivo in Paradiso, e che trattando che mio padre non venerà le mando questa lettera acciocchè V.S. Madama Zia Hippolita vostra moglie et il signor fratello mio carissimo Anzoise, et tutti li parenti preghino Iddio per me, che se haverò vita venerò a starmi in Rossano per l’amore che porto a tutti. Sono restati in mio potere tre suoi vestitiet un altro di scarlato guarnito d’oro et veluto, le arme et un bellissimo cavallo che lo comperò cento et dieci scuti; mi sono rimasti ancora in potere ottocento et quaranta scuti d’oro contanti che li cambiò da Roma. A suo tempo spero di soddisfare ogni cosa; tra questo mezzo me ne servirò, et mio padre quando verrà a Rossano porterà tutta la moneta perché così l’ho scritto che soddisfacci. Mi disse ancora che V.S. non manche de consolare alli parenti dei suoi servitori perché l’hanno servito fedelmente fino alla morte et che per amor suo V.S. non manchi di aggiutargli et massime alli loro padri et madri, se saranno vivi. Non altro Nostro Signore ce li liberi da ogni male.
Da Hierusalemme a 18 ottobre MCIII
De Vostra Signoria Figlio et Nipote Ubbidientissimo
Ugo de’Pagani
A tergo
Al Molto Magnifico Signor Lonardo Amarelli mio Zio e padre osservantissimo a Russano.
Locus sigill: (autentica notarile nell’anno 1617 dell’originalità di detta lettera)
Fidem facio ego notarius Joannes Berardinus Frecentesius de Neap sistens In Curia Julij Cesaris Guadagni Regie Curie Notarij p.ntem copiam fuisse extractam a quadam litera in carta membrana descripta in latine Impressione sigilli in pede suprascritto a tergo mihi exibita a Cornelio Amarelli Nobilium Ciuitatis Rossani Regni huius ipso exibente Restituta de facta collone.m concordat cum mihi tamen semper salua
Et in fidemrogatuspr.temfeci et signavi Neap. Die quarta Aug.ti 1617 I.B.F.

Parte della lettera, dell’archivio Amarelli, che documenta quanto scritto da Ugo de Pagani allo zio relativamente alla morte del figlio
Dal testo si evince che Ugo de’ Pagani, di Pagani di Nocera (famiglia presente almeno dall’anno mille in questi territori), si trovava a Gerusalemme già nel 1103 e che con altri 9 cavalieri, aveva iniziato a svolgere il compito che avrebbe assunto quando l’Ordine dei Templari sarebbe stato costituitoe riconosciuto ufficialmente. Il fatto però più sconcertante e palese, di una, forse voluta “manomissione” dello scritto che segue (di Guglielmo Arcivescovo di Tiro,1130–1186, prima ancora Cancelliere del Regno di Gerusalemme), quando compare per la prima volta il nome del fondatore, con la seguente traduzione della versione originale latina: “Inter quos primi et precipui fuerunt viri venerabiles.Hugo de Paganis et Gaufridus de Sancto Aldemaro. – I primi e più importanti fra loro furono i venerabili Hugo de Paganis e Gaufridus de Sancto Aldemaro…”.
Confrontiamo attentamente il testo latino di Guglielmo e la traduzione francese che vide la luce nei secoli successivi:
“Li uns ot non Hues de Paiens delez Troies; li autres Giefroiz de Saint Omer. -l’uno ha nome Hues de Paiens presso Troyes, l’altro Giefroiz di Sant’Omer”.
Come è possibile? Di colpo senza alcuna spiegazione il chiaro e originale Paganis è diventato Paiens. Inoltre per finire è stato aggiunto il particolare presso Troyes, completamente assente nella versione originale. Nel caso di Ugo, Guglielmo di Tiro, lo identifica, in modo preciso rispettando il senso genealogico e cioè Ugo de Pagani. Quindi il fondatore dell’Ordine del Tempio è Ugo de Pagani. Oltretutto,questa aggiunta di Troies, ci porta a ricordare che numerosi personaggi de Pagani erano detti dei Troisi, si ritrovano nei documenti del territorio di Nocera/Pagani in provincia di Salerno, sempre della stessa famiglia di Ugo. Una traduzione, “voluta”, o non precisa può causare un irrimediabile errore storico.
Lo stesso Goffredo de Sancto Aldemaro/i/Audemaro/Ademari, subisce eguale trattamento nella sua trasposizione al francese Giefroiz di Sant’Omer? Perdendo anche lui nella storia la vera identità del suo luogo natio? Gli Aldemaro formano in quel tempo una potente e nobile famiglia nocerina, originaria di Salerno e di stirpe longobarda. Negli anni 1166-1189, in Nocera risulta presente un Giovanni Aldemari figlio di Gotofredo che non contrasterebbe con le date, addirittura potrebbero coincidere con il compagno di Ugo dei Pagani, ma in questo caso alcuni dubbi possono formularsi sulla nazionalità, italiano, fiammingo o francese, di Gaufridus de Sancto Aldemaro?
Evitando “deduzioni sperimentali”, Luigi Cibrario, 1846, riporta:
“…Intanto una casa Templare si stabiliva presso Ypres, dove, donazione Di Goffredo di Saint-Omer, le case ch’egli possedeva erano convertite in chiesa o convento dei Tempieri, e fu il primo stabilimento che avessero in Occidente”.
In realtà in Italia avevano già diverse proprietà molto prima della fondazione ufficiale. Se fosse esatto quanto ricordato dal Cibrario, Goffredo, comunque non sarebbe francese, ma bensì Fiammingo in quanto Ypres si trova nelle Fiandre in Belgio.Taluni storici, però, lo dicono appartenere alla famiglia dei signori di Saint-Omer, attualmente nel nord della Francia, nel dipartimento del Passo Calais in Piccardia, e collegato a Ugo di Saint-Omer, ricordato come un grande cavaliere del Regno di Gerusalemme. Giacomo di Vitry (Iacobus de Vitriaco) 1160/70-1240,è stato un teologo, storico e cardinale francese, annota testualmente:
“… viri venerables e amici Dei, Hugo de Paganis, e Gaufridus de Sancto Aldemaro”
in altra parte Ugo viene inoltre definito Paganensis, definendo i Monaci/Cavalieri Templari –lioni nel campo e agnelli in casa-. L’Abate Costantino Gaetani (1568-1650) scriveva nell’anno 1638, dai diari sulla vita di Gelasio II°, pontefice dal 1118 al 1119, tradotto dal latino: “Il confratello italiano Ugo di Pagani della città di Nocera vicino Salerno”.
Filippo Campanile Araldista e storico nell’anno 1610, oltre a trattare ampiamente dell’arme di Ugone de Pagani, scrive:“nell’anno 1117 Ugone de Pagani e Goffredo di Santo Ademaro, insieme ad altri, si trovavano in Gerusalemme e istituì l’Ordine dei Templari”. Lo storico palermitano D’Amico nell’anno 1636, nella sua opera “Brevi set exacta notitia originis Sacrae Domus Templi” riporta:
“Hugo de Paganis e Goffredo di Santo Ademaro, il primo italiano e originario di Nocera presso Salerno, il secondo gallo di provincia francese, diedero inizio all’Ordine dei Militi Templari di Gerusalemme, sotto Baldovino II, nell’anno 1118”. Giovan Battista di Crollalanza, è stato uno storico, genealogista e araldista italiano. È noto anche per aver fondato il periodico Annuario della nobiltà Italiana nel 1878 ove scriveva: “Pagano di Nocera de’ Pagani…Grande illustrazione di questa famiglia fu Ugone Pagano uno dei fondatori e primo Gran Maestro dell’Ordine de’ Templari nel 1119”.
Luigi Cibrario nella sua pubblicazione del 1846 conferma, quale primo Gran Maestro, Ugo de’ Pagani. Un consistente gruppo di araldisti e di storici di varie nazionalità fra i quali Heinrich Pantaleon (1581), Carlo Sigonio (1568), Scipione Mazzella (1601), Johann Jakob Hofmann (1698), ed altri ancora, storici e scrittori contemporanei (Domenico Rotundo, Licio Gelli, Gaspare Cannizzo, Maria Lo Mastro, Gastone Ventura, Vincenzo Privitera, Mauro Giorgio Ferretti, Maurizio Santi, Francesco Russo, Enzo Ruggiero, Mario Moiraghi, Luigi Chiarion, Giovanni Guerrieri, Giuseppina Pecorella ecc.,) confermano la tesi dell’origine italiana.
Interessante quanto scriveva, riferito a Ugo/Ugone de Pagani, il francese Jules Michelet, 1798-1874, professore, scrittore, storico, uno dei maggiori rappresentanti della storiografia romantica del suo paese:
“ … Questi fu certamente un Crociato di antica famiglia italiana anche se gli storici francesi, more solito, non lo ammetteranno mai”. Anche dagli atti del Concilio di Troyes (1128), redatti dal Monaco Jean Michel, naturalmente scritti in latino si legge: “Deo duce in unum convenimus, et observantiam equestris oridinis per singula capitula ex ore ipsius magistri Hugonis audire meruimus…”. Si noti il nome Hugonis che conferma l’italianità del primo Gran Maestro dei Monaci/Cavalieri dalla Croce vermiglia, visto che i francesi lo hanno sempre chiamato Hugues, Hugo, Hues, Hugs ecc. ecc., ma mai Hugonis/Ugone.Ugo, così in italiano e non Hugs, de Pagani compare in un documento del 1130 della Biblioteca di Carpentras, in occitano Carpentrà, ove trascorse la fanciullezza e vi studiò il Petrarca.
Presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, fonte documenti originali, vi si trova il Catalogo dei Cavalieri Templari all’epoca Svevo/Angioina nel Regno di Sicilia e fuori registrati nei Regi Archivi o citati da autori classici, nel quale viene riportato:
“Frà Ugone Pagano della città di Nocera –delli Pagani- primo Maestro Generale nell’anno 1118 e fondatore di detto Ordine”.
Costantino Gatta, medico, storico e scrittore, nelle sue “Memorie Topografiche Storiche della Provincia di Lucania” 1743, opera postuma data alla luce dal figlio Giuseppe, trascrive:
“Ugone de Pagani figliuolo di Pagano de Pagani Signore della Forenza Terra di quella, egli il medesimo Ugone primo Gran Maestro Sagra Milizia de Cavalieri Templari …”.
Gerolamo Boccardo Prof. Avv. Economista e Senatore del Regno d’Italia, responsabile “Nuova Enciclopedia Italiana o Dizionario di Scienze Lettere Industrie ecc.” (1875/88), confermava l’italianità del primo Gran Maestro del Tempio riportando: … “l’anno 1118 Ugo de Pagani e Goffredo di Saint-Omer …”.
Inoltre ci risulta che Ugo de Pagani nell’anno 1105, ritornò dalla Terra Santa, in patria, portando, secondo antica tradizione, le reliquie del corpo del Profeta Giona, venerate nella Cattedrale di Nocera. Questa vicenda antica più di mille anni, ci ricorda la forza di una leggenda che è realtà. Mi ripeto, in detta Cattedrale Ugone/Ugo de Pagani primo Gran Maestro della Sacra Milizia del Tempio, depositò le ossa del Profeta Giona, secondo una più che radicata tradizione ritrovate a Gerusalemme o nei dintorni. Tutto ciò viene confermato dalle visite Pastorali dei Vescovi Nocerini.
Il Vescovo Simone Lunadoro nello scritto del 1610 afferma: “Copia della lettera scritta dall’Ill/mo Rev.mo Mons. Lunadoro Vescovo di Nocera dei Pagani intorno all’origine di detta città e suo Vescovo scrive e ricorda l’antica tradizione della traslazione da parte di Ugone Pagano (Ugone dè Pagani), delle ossa di S. Giona nella Chiesa di San Prisco. Questa tradizione è stata accettata prima e dopo Lunadoro da tutti i vescovi che ne hanno scritto”.
Nella visita del Vescovo Francesco Trivulzio del 1626 (dall’archivio diocesano di Nocera dei Pagani), si legge: “Incominciamo la visita sotto gli auspici del padre nostro Prisco e dei Santi Giona profeta e S. Marco evangelista”.
In seguito, Mons. Paolo Giovio, 1576 nel giorno 25 aprile, il 2 febbraio 1686, Mons. Lenti, negli anni 1721, 1728, 1736 Mons. De Dominicis; nel 1768 Mons. Gerardo Antonio Volpe e nel 1881 Mons. Raffaele Ammirante, confermarono la presenza delle reliquie del corpo del profeta Giona, portatevi da Ugo dè Pagani primo Gran Maestro della Sacra Milizia del Tempio. Queste ossa per secoli divennero oggetto di una superstizione popolare, consistente nel fatto che non si dovessero né toccare né spostare le ossa del Profeta Giona, altrimenti sarebbe pervenuta subito una grande tempesta, con tuoni, fulmini e con molti danni. Secondo quanto scriveva P. Maruzzi negli –Excerpta ex Militiae Christi Templique Salomonis Historia brevi= Storia breve estratta dalle Milizie di Cristo e del Tempio di Salomone:
“Due Cavalieri uno italiano di nascita e normanno di origine: Ugo –secondogenito di Pagano – nato a Nocera –Salerno- … andarono in Palestina … e ritornò in patria portando le ossa del Profeta S. Giona che furono venerate a Nocera nella Cattedrale”.
Quale rapporto ha avuto Ferrara con i Templari? A suscitare questa domanda sono stati vari libri pubblicati e articoli su importanti quotidiani a livello nazionale. Si dice che le spoglie del fondatore e primo Gran Maestro della Sacra Milizia del Tempio, siano custodite nella Chiesa sconsacrata di S. Giacomo (S. Jacopo) a Ferrara, “nota per la presenza di una misteriosa cripta murata”. L’ex Chiesa di San Giacomo nel quartiere di S. Romano in via del Carbone, in Ferrara, fu costruita nel secolo XI. Nel Medioevo i nobili che stavano per ricevere le insegne ed essere armati Cavalieri, trascorrevano in detta Chiesa la “Veglia d’Armi”. Nel 1821 il campanile crollò distruggendo l’abside e il presbiterio; più recentemente è divenuta sala cinematografica. Notizie storico architettoniche di questo Sacro luogo si trovano sul Righini (Quel che resta di Ferrara antica, vol. III, pp. 878 – 882), ma maggiormente interessante è quanto affermato dallo storico (del XVII secolo), Marcantonio Guarini, il quale sostiene che la Chiesa sarebbe stata fondata dalla famiglia de’ Pagani di Ferrara, originaria della Francia, che aveva fra i suoi antenati il primo Gran Maestro dei Templari Ugo de’ Pagani, e afferma che detto fondatore è sepolto proprio nella Chiesa di San Giacomo. Lo storico, araldista e genealogista G. B. Crollalanza afferma che i Pagani o Pagano, si divisero in diversi rami, alcuni rimasero nelle antiche proprietà, altri si trasferirono in Sicilia, nel Lazio e in Emilia – Romagna. Risultano presenti presso la Parrocchia di San Giacomo già dall’anno 1072 i Pagani: “Alcardo Pagani e Berengario anno 1072; Petrus Bonus 1191; Jacobus, Lonardinus, Gerardus e Philippus 1205; Zacharia, Zandonato e Bonifatius 1262/1286; Vitaliano e Nicolò 1307; Nicolò 1317; Pietrobuono 1390.
Al lettore sicuramente interesserà sapere perché può essere verosimile quanto affermato dal Guarini: il cugino di Ugone de’ Pagani, Ansoise Amarelli, fratello dell’Alessandro (della lettera) morto in Palestina, sposò Cassandra d’Este dei Duchi di Ferrara; inoltre presso Monte S. Angelo in Puglia la “tomba di Rotari” fu edificata nella prima metà del XIII secolo da un cavaliere della famiglia dei Pagani “emiliani” esattamente di Parma. Quindi si può affermare che i Pagani di Ferrara erano parenti con Ugone de’ Pagani (vedi il cugino Ansoise presente in Ferrara, ed inoltre in questa città avevano diverse proprietà e protezioni importanti, sia come famiglie Pagani/Amarelli e come Ordine Templare avendo in questo centro diverse proprietas).
Dulcis in fundo, all’interno della ex Chiesa di San Giacomo, oggi purtroppo cinema decadente, in alto in linea con una capriata si intravede un affresco, per la precisione una testa poggiante su di una colonna, molto vicina a dove sembra fosse collocato l’altare di San Cristoforo, ma non rappresenta questo santo, essendo la sua immagine raffigurata da secoli in modo completamente diverso. La testa di uomo barbuto avvolta come da un copricapo, cosa comune per i Monaci/Cavalieri Templari, quando non erano in assetto da combattimento, di avvolgere con una stoffa la testa ed il volto per difendersi, nelle loro escursioni, cavalcando nelle pianure desertiche di Terra Sancta, dal caldo e dalla sabbia portata dal vento. Certamente ispirati dagli Arabi, o meglio dalle genti di quei luoghi. Sarà una scoperta avvenuta fortuitamente, ma in questo caso l’analogia, tra rapporto di somiglianza e gli elementi costitutivi dell’affresco ed i fatti storici, sono tali da far dedurre, mentalmente, un grado di credibilità tra i fatti e l’oggetto stesso molto evidenti, degni di essere presi in considerazione. A distanza di secoli sembra ormai confermata quella che doveva essere una delle tante leggende scritte sui Templari, relativa a documenti che dimostrano l’italianità del primo Gran Maestro della Sacra Milizia del Tempio, Ugone/Ugo de Pagani.

