LO STEMMA DI UN GRANDE PAPA, BENEDETTO XVI
di Maurizio Santi

Lo stemma di Papa Benedetto XVI è composto in modo molto semplice: trattasi del tipo a calice, forma che nell’araldica ecclesiastica è particolarmente usata. Sua Santità aveva scelto uno stemma ricco di simbolismi e di significati, variando, all’interno, la composizione del suo scudo cardinalizio. Nello scudo di Papa Benedetto XVI cambiò in rosso il campo principale, diviso da due linee curve che dal centro del lato superiore si allargano sino alla metà dei fianchi a mo’ di cappa e sono in oro. Il rosso rappresenta il fuoco fra gli elementi, il rubino fra le pietre preziose; e simboleggia amore di Dio e del prossimo, audacia, valore, fortezza, magnanimità, generosità, grandezza, nobiltà, anche un ricordo dell’Oriente e delle spedizioni d’oltremare, come pure dimostra giustizia. L’oro rappresenta il sole, la fede, la giustizia, la carità, l’umiltà, la temperanza, la clemenza, l’amore, la purezza, la sapienza, la costanza, la gentilezza e l’eternità. La Cappa è simbolo di religione, indica una idealità ispirata alla spiritualità monastica e rappresenta l’abito dei Carmelitani, dei Padri Predicatori e dei Domenicani. Nel punto più nobile dello scudo, si trova una conchiglia di oro, la quale ha una vasta simbologia: a livello teologico vuole ricordare la leggenda attribuita a Sant’Agostino, nella quale si evidenzia un simbolismo spirituale. Le conchiglie sono state introdotte nel blasone dalle Crociate, o per lo meno da quei viaggi religiosi e militari, così frequenti nel medio-evo. Veniva usata per rappresentare il pellegrino, simboleggia inoltre la fede pubblica, la concordia e l’unione. Tale simbolo è presente anche nello stemma dell’antico Monastero di Schotten, presso Regensburg (Ratisbona) in Baviera, cui il Santo Padre era spiritualmente legato.
Nel cantone destro dello scudo (a sinistra di chi guarda) vi è una testa di moro al naturale, di colore bruno, con labbra, corona e collare di rosso. Detta figura è l’antico simbolo della Diocesi di Frisinga, nata nell’VIII secolo, divenuta Arcidiocesi Metropolitana col nome di Monaco e Frisinga nel 1818. La testa di moro non è rara nell’araldica europea e italiana e la ritroviamo anche nelle armi del cardinale tedesco, Dopfner, Arcivescovo di Monaco di Baviera e Freising, morto nel 1976, lo scudo è inquartato: 1 e 4 l’archidiocesi di Monaco e Freising (testa di moro come quella di Papa Benedetto XVI), 2 e 3 armi personali del Cardinale. Lo stesso Papa Pio VII, Barnaba Gregorio Chiaramonti aveva nel suo stemma tre teste di moro. Tale simbolo, nelle armi, indica antica nobiltà, perché furono prese dalle Crociate e nelle guerre contro gli infedeli. Nel cantone sinistro della cappa si vede un orso bruno al naturale, portante sul dorso un fardello. Questa figura ricorda un’antica tradizione in cui si racconta la storia del primo Vescovo di Frisinga, San Corbiniano, nato intorno al 680 morto nel 730, il quale messosi in viaggio per Roma fu assalito da un orso. A seguito di questo attacco l’orso uccise il mulo che portava i bagagli del santo. Irritato per il contrattempo Corbiniano ordinò all’orso di ammansirsi e di portare lui stesso i pesi che avrebbe dovuto portare il mulo. L’orso obbedì, si fece imporre il basto e placidamente seguì fino a Roma il santo dove questi lo affrancò dal suo impegno e lo lasciò libero. L’interpretazione simbologia più scontata, vede nell’orso, addomesticato dalla Grazia di Dio, lo stesso Vescovo di Frisinga e nel fardello il peso dell’episcopato da lui portato. In araldica essendo animale iracondo e feroce, rappresenta l’uomo fiero, l’educazione, la diligenza, la fatica utile, l’amor vero, il coraggio indomabile. Lo scudo dello stemma Papale di Benedetto XVI può essere così descritto, o meglio blasonato, rispettando il linguaggio araldico: “Di rosso, cappato di oro, alla conchiglia dello stesso; la cappa destra, alla testa di moro al naturale, coronata e collarinata di rosso; la cappa sinistra, all’orso al naturale, lampassato e caricato di un fardello di rosso, cinghiato di nero”. I simboli del grado, della dignità e della giurisdizione appaiono invece intorno allo scudo. I Sommi Pontefici, ormai da tempo immemorabile portano sopra, o dietro l’arma delle due chiavi a croce di Sant’Andrea, una d’oro e l’altra d’argento. La chiave d’oro, che è orientata verso l’alto a destra sta a significare il potere che si estende fino al cielo; quella d’argento, che guarda verso l’alto dalla parte sinistra, indica il potere sopra tutti i fedeli sulla terra. Il cordone rosso che le lega tra loro è come segno dell’unione dei due poteri. Esse sono l’espressione metaforica dell’autorità assoluta di Cristo, che viene trasmessa a Pietro, suo vicario sulla terra, che ha potere su tutta la Chiesa. Il Santo Padre Benedetto XVI, decise di non mettere più la Tiara (copricapo dell’arme) nel suo stemma personale, ma di porre solo una semplice Mitra. La Mitra Pontificia rappresentata nello stemma di Papa Ratzinger, è di argento e porta tre fasce d’oro (i tre poteri di Ordine, Giurisdizione e Magistero), collegati verticalmente fra di loro al centro per indicare la loro unità nella stessa persona. Un simbolo del tutto nuovo, o almeno non più usato dai vari predecessori di Papa Ratzinger, è il Pallio, che è anzitutto un ornamento caratteristico del Sommo Pontefice. E’ il simbolo della suprema autorità pastorale del Papa, indicala sua missione di pastore e di guida dei fedeli e dei loro pastori. In origine era una sorta di mantello chiuso che copriva tutte le altre vesti. Successivamente si portò ripiegato, e infine, più recentemente, è ridotto a un nastro circolare di lana bianca di circa due pollici di larghezza e ornato di tre Croci, come si trova, nella inferiore dello scudo di Papa Benedetto XVI, lasciato sporgere in basso, allo stesso modo delle decorazioni proprie degli Ordini Cavallereschi nella araldica civile. Il conferimento del Pallio da parte del Papa ad altri Metropoliti, richiedeva l’obbligo di questi ultimi di richiederne a Sua Santità la concessione (la cosiddetta Postulazione del Pallio). Anche se Papa Benedetto XVI non rinnovò il proprio motto, nella sua arme, rispetto a quella Arcivescovile e Cardinalizia, vale a dire “COPERATORES VERITATIS”, continuerà ad esprimere un ideale, un programma di vita, manifestandola ragione di colui che lo ha scelto. Nello scudo che lo rappresentava erano evidenti i simboli della Baviera, sua terra natale, il grande amore per Sant’Agostino e il richiamo alla dimensione universale della Chiesa.
Alcuni cenni biografici:

Benedetto XVI (Joseph Ratzinger) nato in Marktl am Inn, nel territorio della Diocesi di Passau (Repubblica Federale di Germania), il 16 aprile dell’anno 1927 – e deceduto a Città del Vaticano 31 dicembre 2022.
Egli ha trascorso la sua infanzia e la sua adolescenza a Traunstein, una piccola città vicino alla frontiera con l’Austria, a circa trenta chilometri da Salisburgo. Ha ricevuto in questo contesto, che egli stesso ha definito “mozartiano”, la sua formazione cristiana, umana e culturale. Dal 1946 al 1951 – anno in cui, il 29 giugno, veniva ordinato sacerdote ed iniziava la sua attività di insegnamento – studiò filosofia e teologia all’Università di Monaco ed alla scuola Superiore di Filosofia e Teologia di Freising. Del 1953 è la dissertazione “Popolo e casa di Dionella Dottrina della Chiesa di Sant’Agostino”, con la quale si addottorava in Teologia. Quattro anni dopo otteneva la libera docenza con un lavoro su “La Teologia della Storia di San Bonaventura”. Conseguito l’incarico di Dogmatica e Teologia fondamentale nella Scuola Superiore di Filosofia e Teologia di Freising, proseguì l’insegnamento a Bonn, dal 1959 al 1963, a Munster, dal 1963 al 1966, e Tubingen, dal 1966 al 1969. In quest’ultimo anno divenne Professore Ordinario di Dogmatica e di storia dei dogmi all’Università di Regensburg e Vice-Presidente della stessa Università. Intanto già dal 1962 acquistava notorietà internazionale intervenendo, come consulente teologico dell’Arcivescovo di Colonia Cardinale Joseph Frings, al Concilio Vaticano II, al quale diede un notevole contributo. Il 24 marzo 1977 Papa Paolo VI lo nominava Arcivescovo di Munchen und Freising. Il 28 maggio successivo riceveva la Consacrazione Episcopale, primo sacerdote diocesano ad assumere dopo ottanta anni il governo pastorale della grande Diocesi bavarese ed infine, nel Concistoro del 27 giugno 1977 viene creato Cardinale. Nel 1981 Giovanni Paolo II lo nominò Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; Presidente della pontificia Commissione Biblica e della Pontificia Commissione Teologia Internazionale. Nel 2002, Giovanni Paolo II ne approvò l’elezione, fatta dai Cardinali dell’Ordine dei Vescovi, a decano del Collegio Cardinalizio. Il 19 aprile 2005, secondo giorno del conclave, fu eletto Papa 264° Successore di Pietro, con il nome di Benedetto XVI (dal 19 aprile al 28 febbraio 2013). In data 28 febbraio 2013 ha rinunciato al Ministero Petrino. Dopo una breve permanenza nella residenza di Castel Gandolfo, ha vissuto gli ultimi anni della sua vita in Vaticano, nel Monastero Mater Ecclesiae.
Come teologo di riconosciuta autorevolezza, ha lasciato un ricco patrimonio di studi e ricerche sulle verità fondamentali della fede. La sua memoria rimane nel cuore della Chiesa e dell’intera umanità.

