NELLA FORESTA MAGICA

In tempi a noi più vicini (1935) Dino Buzzati ci riporta in questa magia, mai persa nell’uomo, pubblicando Il segreto del Bosco Vecchio, romanzo allegorico, in forma di fiaba infantile. Uno dei principali protagonisti è il vento Matteo:
Soffiando in mezzo ai boschi, qua più forte, là più adagio, il vento si divertiva a suonare; allora si udivano venir fuori dalla foresta lunghe canzoni, simili alquanto agli inni sacri. Quelle sere, dopo la tempesta, la gente usciva dal paese e si riuniva al limitar del bosco, ad ascoltare per ore e ore, sotto il cielo limpido, la voce di Matteo che cantava.
La foresta formata da migliaia di alberi, simbolo della linfa vitale dell’universo e della capacità rigenerativa della natura non può che essere simbolo della sacralità della vita e con la capacità rigenerativa anche della morte stessa. A causa dell’intrico della vegetazione e dell’oscurità che la pervade, la foresta è stata però spesso considerata dimora di creature mostruose (forse la personificazione stessa di quegli esseri che in essa si sono persi), creature malefiche e benefiche allo stesso tempo, capaci di punire ma anche di aiutare il “disperso” a ritornare a casa, “disperso” a cui può essere donato un oggetto magico che, spesso, ha in sé la forza magica della foresta e della terra (pensiamo a delle pietre nascoste nella profondità della terra o alle spade forgiate dal ferro e dal fuoco). La luce che nelle fiabe filtra attraverso i rami degli alberi, indica la speranza di un luogo finalmente sicuro, quella luce che spesso indica la casetta nel bosco che accoglierà (nel bene o nel male) il viandante. Spesso questo attraversamento si risolve in modo positivo, con il ritorno a casa e un miglioramento nella propria vita, come per esempio in Hansel e Gretel (solo per citare uno dei più noti). Di aspetto assai diverso dalla casetta è il castello incantato che, s’innalza inaspettato tra i grovigli del bosco, che sorge come oasi misteriosa e, spesso, salvatrice. Il castello incantato conserva la Bella Addormentata, custodisce la sorgente dall’acqua dell’eterna giovinezza, nel castello incantato il tempo si ferma o può essere ritrovato.Il bosco di Walt Disney
Il Bosco permette nel mondo dell’animazione di Walt Disney di sottolineare e dare spazio come protagoniste alle ombre. L’ombra è la nostra parte oscura, presente perché c’è la luce, o viceversa. La parte lucifera di ognuno di noi. Pensiamo alla scena, creata da Disney, in cui Peter Pan va alla ricerca della sua ombra; lui sempre accompagnato dalla luce di Campanellino, ad un certo punto perde l’ombra e va, durante la notte, nella casa di Wendy a cercarla; la trova in un cassetto, dove Wendy, custode dell’ombra, l’ha rinchiusa per non farla fuggire; un’ombra indomabile, ribelle che si rifiuta di attaccarsi di nuovo a Peter Pan, ci riuscirà solo Wendy, il femminile, a ricomporre l’unità luce/ombra di Peter Pan.
Ma ritorniamo nel bosco. Nel bosco di Disney Biancaneve, dopo aver superato un corso d’acqua, vinto un turbinio di vento e la paura suscitata dalla visione degli occhi fosforescenti simili a fiamme lampeggianti degli animali, giunge presso una capanna, la casa dei nani. E qui, Biancaneve, anziché lasciarsi sopraffare da un ambiente sconosciuto e, apparentemente ostile, lo esplora e stringe amicizia con gli animali del bosco, visti alla luce del giorno, in una dimensione totalmente nuova da quella, erronea e terrifica, della sera precedente. La casa sembra portare l’armonia tra tutti gli animali del bosco, una sorta di focolare accogliente. Insieme agli stessi animaletti pulirà la casetta. Nella versione dei Fratelli Grimm i nani vengono indicati con un numero ordinale (il primo nano, il secondo nano, ecc.), ma per Disney hanno un fascino rilevante: strettamente legati alla natura, i nani vivono nel sottosuolo, sono abili minatori, trasformano i metalli, attraverso la lavorazione, in oro e diamanti e forgiano oggetti preziosi (nelle saghe nordiche le più potenti e magiche spade degli eroi sono spesso state fabbricate dai Nani).
E per dare loro maggiore valore, anche simbolico, Disney li battezzerà con nomi legati ai pianeti: i loro nomi e i loro temperamenti corrispondono ai 7 pianeti: Dotto è il Sole che tutto illumina, Brontolo è irritabile come Marte, Gongolo rispecchia la giovialità che discende da Giove, Pisolo è Saturno, non vicinissimo al Sole, ma abbastanza distante per essere sempre un po’ assonnato, Cucciolo cresce ed è duttile come Mercurio, Eolo custode dei venti è legato a Venere e infine Mammolo, timido e sensibile come la Luna. Proprio lui è il più legato alla Luna/Biancaneve.
Nani e Biancaneve formano l’intera Natura: Biancaneve rappresenta la Primavera visibile, vive sopra la terra, i nani agiscono nel sottosuolo, dove c’è la vita dei germogli, degli insetti, le falde acquifere, la vita sommersa che esploderà in superficie con l’arrivo della primavera, appunto Biancaneve. Walt Disney rappresenta questo rifiorire nell’immagine di Biancaneve mentre si sveglia nel bosco dopo essere a lungo fuggita, una portatrice della rinascita della natura, una sorta di primavera della terra che, sciolta la neve, germoglia di nuovo. L’immagine di Biancaneve sdraiata a terra e che si solleva fa pensare a questo trionfo primaverile. Quando Biancaneve sembra ormai morta, i nani ne conserveranno le spoglie nel cristallo, perché la terra non può accogliere il candore lunare del suo volto e il rosso vivo – solare – delle guance; la adagiarono dentro la bara di cristallo simile al ghiaccio invernale che ricopre e custodisce la terra, solo apparentemente morta, e in realtà potenzialmente fertile e rigogliosa.
Sempre nel bosco, estenuanti prove aspettano anche il giovane Artù nella Spada nella Roccia che accompagnato dal Mago Merlino, sarà trasformato in uno scoiattolo, poi in un pesce e infine in uccello (da un animale legato alla Terra ad un animale che vive e si muove nell’Aria, un sorta di evoluzione). Dopo questa evoluzione il giovane Artù è degno di impugnar la spada, simbolo, insieme alla bilancia, della Giustizia.
La spada è un simbolo ‘assiale’, riecheggia cioè l’axis mundi dalle profondità della terra (dove sono forgiate, come abbiamo detto, dai nani) alla luce della Verità, capace di riflettere la luce dopo essere “pre-vissuta” nella terra oscura. Le fate della Bella Addormentata nel Bosco hanno appena liberato dai rovi del bosco il giovane principe, affinché a sua volta liberi Rosaspina dal sortilegio della strega, la quale, nel tentativo di fermare il giovane, si trasforma in un drago. Per gli studiosi di psicoanalisi “vincere il drago” è lottare contro noi stessi per liberare il proprio Io dalle tensioni e dalle passioni che lo ancorano alla materialità, cagionandogli frustrazioni e sofferenze. Le fate non possono più aiutare attivamente il Principe, ma gli offrono, per vincere il drago, una “spada di verità” <<Spada di verità vola diritta, del male provoca la sconfitta!>> dirà la fata.

