PAPA E RE, IN DUE PER LA FINE DI UN “MONDO”
I Templari, un Ordine superbo e ricchissimo, si dice che possedesse novemila Castelli -le cronache di Fiandra gliene attribuiscono diecimila cinquecento – dal Priorato di Saint Gilles dipendevano cinquantaquattro Commende, nel Regno di Valenza i Templari possedevano diciassette piazzeforti, a denaro contante acquisirono l’Isola di Cipro. Quello che maggiormente ha colpito nell’organizzazione Templare è stato il sistema bancario. Dato il numero delle Magioni e le loro disponibilità finanziarie, il commercio ebbe notevoli vantaggi con l’istituzione di lettere di credito dell’Ordine. Tuttavia la loro attività dette noia soprattutto ai grossi banchieri.
Con i loro scudieri e i loro lavoratori i Templari costituivano migliaia di addestratissimi combattenti, ma la Regola vietava loro di prendere le armi contro i Cristiani se non fossero stati attaccati almeno tre volte. I Templari furono arrestati a centinaia come agnelli, furono imprigionati e interrogati, sottoposti a tormenti atroci per costringerli a confessare colpe sconosciute e mostruose, grazie a Filippo il Bello e Clemente V. Per ordine del Re di Francia gli inquisiti che non confermavano ciò che si voleva furono fatti sparire, i processi verbali e le torture fecero dire agli imputati e ai testimoni quello che voleva l’inquisitore. Umberto Dupuy, quattordicesimo teste di cui si ha notizia, fu torturato tre volte e rinchiuso per trentasei settimane in un fondo di torre a pane e acqua. Un altro teste fu appeso per i testicoli. Il Cavaliere Bernardo Duguè, i cui piedi erano stati tenuti sul fuoco, mostrò al processo due ossa che gli erano cadute dai talloni. Clemente V nel settembre 1311 scrisse al Re di Cipro, ed ai Vescovi di Nicosia e di Famagosta di procedere negli interrogatori con la tortura e incaricò un suo legato in missione a Rodi, di tornare subito a Cipro per vigilare sulla scrupolosa osservanza degli ordini pontifici. La Bolla “Voxin Excelso” del 3 aprile 1312, dichiarò la fine di un antico Ordine che andava distrutto. Filippo il Bello era riuscito nel suo intento non doveva più nulla ai Templari e avrebbe guadagnato nell’appropriarsi di denaro e proprietà dell’Ordine. Il Papa Clemente V umiliò la Chiesa di Dio, ricordiamoci il re voleva scomunicare Papa Bonifacio, con quale autorità? quella di un povero uomo che si faceva chiamare Papa, ma non aveva gli attributi per esserlo veramente, messo lì dal re; ebbe un grande coraggio per sistemare tutta la parentela. L’antica civiltà europea stava franando per non più risorgere, i tentativi del così detto rinascimento per risalire la china fallirono sempre, le Chiese di Pietro e Calvino sbarrarono la strada a Nostra Signora del Tempio. Filippo il Bello umiliò il prestigio della Francia, annullò la figura del Re beneamato, unto dal Signore, sacerdote militare e coronato, padre universale e protettore degli umili. Papa e Cardinali per un pugno di monete d’oro potevano tradire Cristo. Un Ordine ritenuto immacolato poteva non esser tale. La morte di Giacomo di Molay superò di molto la sua persona, non si trattò d’una morte intensamente drammatica che vinse l’oblio dei secoli ma fu l’ultima espressione del medioevo. Dei quindicimila Templari molti morirono entro il 1314 o negli anni seguenti, al buio e tra le muffe delle cantine. I riconciliati, cioè i pentiti, furono ammessi nei vari Ordini. Il Re d’Inghilterra si era dichiarato subito a favore dell’Ordine, sia per giustizia, sia per opposizione a Filippo il Bello, il 4 dicembre 1307 scrisse ai re dell’epoca, dicendo loro di non prestar fede a quello che dichiarava il re di Francia. E’ evidente il legame tra il modello ideale della Cavalleria del Graal e l’essenza della realtà Templare constatando il misterioso arrestarsi della ispirazione dei romani del Graal proprio alla vigilia della tragedia Templare e il contemporaneo scatenarsi dell’inquisizione che a Firenze spaventò Dante e i Fedeli d’Amore. Con la distruzione dell’Ordine Templare e con il collasso della tensione che aveva sorretto la grandezza dll’Impero degli Ottoni e dei Fedrici, ciò che stava per rendersi visibile tornò ad essere invisibile e la storia si allontanò da una visione superiore del tutto inadatta per la prorompente società borghese. Rimase il mito dell’Imperatore che non era morto, che viveva in letargo sul Montsalvat, in una sede accessibile solo all’eroe restauratore e vendicatore.

