MASSA MARITTIMA E GLI AFFRESCHI DEI FALLI

di Maurizio Santi

Massa Marittima è una stupenda e storica città della Maremma Toscana nella provincia di Grosseto. Sorge su una altura che fa parte della catena Metallifera, a 12 km a sud-ovest del Poggio di Montieri e a 18 km dalla costa del Tirreno. Nella sua parte più elevata, dominata dall’antica rocca, l’altitudine della città raggiunge i quattrocento metri, e deve la sua passata floridezza alle miniere di rame che vi furono sfruttate sino dall’età etrusca e che nel medioevo acquistarono grande importanza. Massa Marittima si divide in città alta o nuova e città bassa o vecchia, intersecata da antiche mura che si aprono con numerose porte decorate dallo stemma massetano o dalla balzana senese, murate nel corso dei secoli e quindi riaperte con nomi nuovi. Sulla Piazza del duomo si affacciano il Palazzo pretorio, costruito nella prima metà del 1200, massiccio, tutto in travertino, medievale per l’aspetto di rocca imprendibile e chiusa, aperto nei piani superiori da due belle file di bifore, e il Palazzo comunale. Questo comprende varie parti: la torre del Bargello; una parte centrale poco più bassa, merlata e con le bifore in linea con quelle della torre; una terza parte bassa, più tardi rialzata, che si attacca alla chiusa Torre dei Biserno.

Proseguendo si trova il Duomo e, a poche decine di metri, ci appare la “Fonte dell’Abbondanza”, un’antica fonte pubblica che era anche il principale luogo di approvvigionamento idrico della città, commissionata/edificata, forse, nell’anno 1265  dal podestà pisano, Ghibellino, Ildebrando/Ildebrandino, come attestato da in epigrafe sopra la seconda arcata.  Sopra la quale, successivamente, fu realizzato un grande magazzino utilizzato come granaio pubblico, risalente al XV secolo, ove gli abitanti depositavano parte del loro raccolto a cui avrebbero attinto in caso di guerra o carestia; oggi sono una sala polifunzionale per eventi e varie iniziative. La costruzione è composta dalla “Fonte e dal Magazzino” che nei secoli è sempre stato chiamato Palazzo dell’Abbondanza, mantenendo fino ad oggi la forma di un grande parallelepipedo con tre arcate sulla facciata frontale. Durante il restauro di questo palazzo effettuato nell’anno 1999, sotto vari strati di intonaco e calcare “apparve casualmente” l’Albero della Fecondità. Trattasi di un affresco particolarissimo risalente al XIII secolo, essendo rimasto, oggi, l’unico così ben visibile fra quelli che abbellivano questo luogo. Nel 2008 l’affresco è stato sottoposto ad un delicato restauro durato circa tre anni a causa di alcune infiltrazioni che provocavano il distacco dei colori, e per tanto si è dovuto svuotare la vasca. Si tratta di un affresco particolare che tanta meraviglia, scandalo e sorpresa ha destato: un grande albero tra le cui foglie pendono venticinque falli maschili eretti sotto al quale due donne si accapigliano nel contendersi uno dei falli, uccelli neri che volteggiano minacciosi ed altre figure di dubbia interpretazione. Questo affresco ha dato modo, a tutt’oggi, di far discutere, in quanto vi sono più interpretazioni.
Taluni ritengono che l’affresco è un simbolo di fertilità. Doveva avere una funzione “apotropaica” (l’effetto apotropaico viene solitamente attribuito a un atto, oggetto o persona atti ad allontanare il malocchio e gli influssi maligni. Si parla ad esempio di monile apotropaico, rito apotropaico o gesto apotropaico), ovvero di buon augurio per i raccolti affinché fossero sempre abbondanti. Allo stesso tempo tuttavia doveva scansare la malaugurata possibilità di ricorrere alle scorte del magazzino, e quindi gli organi maschili a simbolo di fertilità e abbondanza ed i corvi neri ad insidiare i preziosi frutti; nel mentre figure femminili tentano di cogliere i “frutti” e si accapigliano per strapparli una all’altra.
Altri ancora come l’esperto di arte toscana George Ferzoco, ritengono che l’affresco ha qualche significato in più. È il primo manifesto politico della storia. Un messaggio dei guelfi sostenitori del Papa contro i ghibellini che parteggiavano per l’Imperatore. I primi mettevano in guardia dalle idee eretiche e dalle perversioni sessuali dei secondi. A quel tempo, infatti, circolavano in Toscana storie di streghe che tagliavano il pene agli uomini per metterlo nei nidi degli uccelli. Le donne, dunque, sarebbero streghe con una che appende un fallo sull’albero e un’altra che si starebbe masturbando. Presente anche l’acqua araldica simbolo dell’Impero inviso, evidentemente, ai Guelfi. I Ghibellini, però, governarono Massa Marittima fino al 1266 quindi la realizzazione dell’affresco dovrebbe giocoforza essere successivo a quella data. Potrebbe anche essere non essendoci una datazione precisa e inequivocabile.

Il Palazzo e la Fonte, come detto, furono commissionati dal ghibellino Ildebrando ma non ci sono particolari menzioni dell’affresco che, effettivamente, potrebbe essere successivo come scherno massimo all’opera ghibellina. Inoltre sotto la fonte si trova una galleria lunga circa duecentocinquantasei metri e alta almeno centonovanta centimetri che poteva essere visitata. L’ingresso del cunicolo è affrescato da una Sirena Bicaudata che si tiene entrambe le code, quasi a mettere in evidenza l’inguine femminile. Questo simbolo del peccato o della fertilità è associato all’acqua. Relativamente al significato di questa immagine, sono state offerte, nel corso del tempo, varie interpretazioni, soprattutto in chiave religiosa. Secondo il pensiero cristiano, le sirene stanno a simboleggiare un ammonimento ai peccati della carne; invece, secondo altri studi, sembra trattarsi di una delle testimonianze del passaggio dal paganesimo al cristianesimo, in particolare del culto della fertilità dionisiaca – sopravvissuto nelle zone contadine – per cui la sirena rappresenterebbe la Dea madre protettrice del creato, divenendo quindi un simbolo di fertilità. Io aggiungo che Massa Marittima fu un centro ove il più grande Ordine della storia ebbe proprietà e Monaci/Cavalieri, parlo dell’Ordine dei Cavalieri Templari. Certo non vi sono prove materiali che tali affreschi siano stati ordinati da loro, o meglio ai propri Fratelli scalpellini pittori ecc. ecc., ma certamente anche la Sirena è un importante riferimento, e la si trova in molte Chiese dei portatori del bianco Mantello e la Croce vermiglia, sia all’interno che all’esterno. Naturalmente nel medioevo era un simbolo molto presente, “basta saperlo leggere” cosa che forse potevano fare solo i Templari.

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