MASSIMO ALESSANDRI (BAZZINO) CAVALHEIRO DI PIAZZA

Intervista di Maurizio Santi

Era da molto tempo che volevo fare una “bella chiacchierata” (lunga conversazione alla buona come si suol dire in Maremma) con Massimo. Mi ha accolto, con la signora Patrizia, gentilmente nella propria abitazione di Castel del Piano. Gli ho fatto presente che da piccolo, se non ricordo male all’età di sette anni, avevo avuto il piacere di conoscere suo padre Bazza , la cui madre non voleva che montasse. Bazzino mi ha chiarito che all’età di sei e nove anni già montava a pelo i cavalli, anche di nascosto da Bazza, del Malatesta, Arianna e Gabria che il padre allenava.
All’età di quindici/sedici anni vinceva le prime corse in provincia. “Il mio sogno era correre il Palio e ci sono riuscito”, e io aggiungerei con successo. Massimo mi ha confidato che essere figlio di Bazza non è che lo ha aiutato molto, in effetti in alcune cose il nome aiuta in altre peggiora la situazione: ”Ho corso ventisei Palii vincendone due e cadendo nove volte, sette volte a San Martino e due volte al Casato, e purtroppo le mie cadute sono state sempre piuttosto serie, e ne sa qualcosa Patrizia, certe paure, che mi accompagnava sempre in ospedale. Il mio debutto è avvenuto il 2 luglio 1973, quando Bazza sta per concludere la carriera, montando per la Contrada del Valdimontone, la cavalla Quartetta, non eccelsa restando sempre nelle retrovie”.

Io ricordo, però, che la Contrada del Montone era rimasta impressionata dalla tua bravura e ti confermò per la carriera di Provenzano dell’anno seguente. Se non ricordo male il Montone non aveva grandi aspettative di vittoria avendo avuto in sorte il cavallo Pancho, sulla carta non tra i migliori del lotto.
“ E’ vero i grandi favoriti erano il Leocorno con Panezio montato da Bazza e il Bruco con Orbello montato da Rondone, ma al primo casato cadono entrambi, e l’Oca con Aceto su Tatiana prende subito la testa, ma immediatamente, tra lo stupore della Piazza mi porto in seconda posizione aspettando il momento giusto per superarlo, ma Aceto pare resistermi. Mi preparo ad un ultimo disperato tentativo al Casato, e con una traiettoria
interna colgo il mio primo successo”.

Se mi permetti Massimo superare Aceto non è mai stato semplice per nessuno, e tu facesti una coraggiosa traiettoria interna che solo i bravi fantini che sanno cavalcare possono fare. Il duello padre/figlio si è rinnovato più volte.
“Abbiamo corso gli stessi Palii del 2 luglio 1973; del 2 luglio 1974; del 16 agosto 1974 e del 16 agosto 1975”.
Massimo ci racconti il Palio del 16 agosto 1982.
 “Ricordo bene Bastiano parte improvvisamente mentre Aceto sta litigando con il mossiere Ulrico Ricci, si corre praticamente in otto, in quanto la Giraffa non era presente per l’infortunio al cavallo. Si parte in testa Montone, Chiocciola, Drago e Bruco. Subito dopo San Martino io e il vecchio Panezio passiamo in testa, purtroppo al secondo San Martino batto nel colonnino ma non cado, stessa sorte che tocca a Bruco, Selva, Drago e Civetta, l’unico che ci prova fino in fondo è il Pesse, però io non gli lascio spazio e vado a vincere il mio secondo Palio”.

Ci sono cavalli da te montati, oltre Panezio, che secondo te erano veramente forti.
“Secondo me fra tutti i cavalli montati mi piaceva molto Balente de Su Sassu, Vipera era al debutto quindi ancora inesperta, sono stato comunque l’unico a montare Etrusco e portarlo fino alla fine dei tre giri”.

Cosa pensi dell’attuali Palii, rispetto ai tuoi?
”Oltre a pensare quanto guadagnano di più gli attuali fantini, ritengo che i Capitani dovrebbero avere maggiore peso decisionale”.

Oltre alla sua carriera come fantino, Bazzino è stato coinvolto in vari aspetti del Palio, tra cui la preparazione dei cavalli e le strategie di
gara, testimoniando la sua profonda conoscenza e passione per la manifestazione, vincendo anche Palii in altre località. Entrambi, padre e figlio hanno segnato la storia del Palio, e le loro vicende sono raccontate nel contesto delle memorie paliesche.

Caro Massimo, nonché Bazzino, e signora Patrizia vi ringrazio per la gentilezza e per la “chiacchierata”. Qualcuno si chiederà perché l’appellativo di Cavalheiro, è semplice: nella madre lingua di questa parola si ha un doppio significato, Gentiluomo e Galantuomo, che ho sempre ritenuto giusto per Bazzino, vale a dire Gentiluomo, nella parte in cui si usa principalmente per indicare un uomo con un comportamento corretto rispettoso e si distingue per la sua cortesia, integrità e umiltà. Galantuomo, uomo retto e leale nei rapporti sociali. Quando dico umile intendo persona o atteggiamento, mite riservato, rifuggendo ad ogni forma di superbia di emulazione o sopraffazione, uomini che non si incontrano con tanta facilità. Penso che Massimo sia stato molto sfortunato avrebbe potuto vincere più Palii, perché sapeva montare veramente bene, ma le gravi cadute, e correre in un periodo dove vi erano veramente fantini molto forti, e non avendo montato sempre cavalli “bomboloni”. Io comunque lo ricordo sempre nella sua battuta più “popolare”, più fantini intervistati da Maurizio Costanzo, il quale chiede ad Aceto chi fosse il migliore e lui risponde io, tutti zitti meno che Massimo il quale da buon toscano dice “no sono io”. Quindi dobbiamo riconoscere che è anche una persona simpatica, sicuramente è piacevole parlare
con lui che ancora ama Siena ed ultimamente era presente, invitato dal Valdimontone a festeggiare la vittoria. Massimo lunga vita ad uno degli ultimi fantini maremmani della provincia di Grosseto che sono stati vittoriosi a Siena, sei stato un grande e spero di poter venire a disturbarti di nuovo per una “chiacchierata”. Sapendo che il Palio è un ricordo che ti rimarrà indelebile nel tuo cuore e nella
tua mente.

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