LE SORORES TEMPLI (SUORE DELL’ORDINE DEL TEMPIO)

   di Maurizio Santi

Le Sorores Templi sono sicuramente poco conosciute all’interno della storia dell’Ordine del Tempio rispetto ai loro Confratelli Monaci/Cavalieri Templari, la Regola Templare approvata negli anni 1128/1129 nel Concilio di Troyes, sotto la sovrintendenza del Cardinale Matteo Legato Pontificio, Beatus Matteus Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalis Episcopus Albanensis Ordinis Cisterciensis. L’Ordine, come tale, fu riconosciuto e redatta e approvata la Regola, ispirandosi a quella di San Benedetto e ad alcune consuetudini già in uso dai Templari; altre clausole furono aggiunte in seguito. Il tutto si svolse sotto l’influenza di Bernardo da Chiaravalle, protettore e appartenente al nuovo Ordine. Un paragrafo della Regola è dedicato a queste sorelle: “Sorores quidem amplius periculosum est coadunare, quia antiquus hostis femineo consortio complures expulit a recto tramite paradisi. Ideoque, fratres carissimi, ut integritatis flos inter vos semper appareat, hac consuetudine amodo uti non licet ” (art. 54). Questo articolo, anche se in forma “negativa”, raccomanda di non far convivere i Fratelli Templari con donne, anche se consacrate, nella stessa comunità, soprattutto in ragione del voto di castità. Evidentemente, nel corso dei nove anni che precedettero l’approvazione del loro Ordine, i Templari accettarono fra loro delle sorelle. Ulteriori riferimenti documentati, confermerebbero che vi siano stati casi di comunità miste o doppie. Solo dopo la metà del secolo XIII, compaiono i primi Monasteri di Sorores Templi. Lo si deduce anche dalla versione francese della regola, successiva a quella latina, che traducendo l’art. 54 afferma: “Perillouse chose est compaignie de feme, que le deable ancien par compaignie de feme a degeté pluisors dou droit sentier de paradis. Dames por serors de ci en avant ne soient receues en la maison dou Temple; por ices, très chiers freres, de ci en avant ne covient acostumer ceste usance, que flor de chasteé tous tens apparisse entre vos” (art.70) tradotto: “La compagnia delle donne è pericolosa, poiché il demonio, da sempre loro compagno, ha potuto distogliere molti dalla retta via del paradiso. D’ora in avanti le donne non saranno più accolte nella casa del Tempio in qualità di sorelle; carissimi fratelli, d’ora in avanti converrà abbandonare tale usanza, in modo che il fiore della castità rimanga sempre fra voi”. Non pare quindi che le Sorores accolte nel Tempio andassero a vivere in un convento proprio, ben separato dalla domus dei fratres sia fisicamente sia giuridicamente; sembra, invece, che proprio la convivenza con i fratelli sia stata all’origine della decisione di interrompere l’esperimento. La ragione addotta è di tipo spirituale: i cavalieri, che già avevano compiuto una rivoluzione con l’unire due dei tre ordines medievali (i bellatores quelli che combattono e gli oratores quelli che pregano), in un’unica forma vitae. Il terzo laboratores, quelli che lavorano li riguardava in modo diverso. Relativamente alla regola, però, che solo accenna a un’usanza da interrompere, sono giunte fino ai nostri giorni alcune testimonianze di donne che nel sec. XII entrarono nel Tempio per condividerne la vita spirituale, professando povertà, castità e obbedienza.

 Vi è una bellissima dichiarazione, di una Sorores, che mostra grande sintonia con la spiritualità Templare, Adaladis di Subirats nel 1185 in Catalogna offre “corpus meum Deo militaturum et animam meam per oblationem ut hostiam vivam Deo placentem sub obediencia et regula domini Dei omnipotentis Patris et Filii et Spiritus sancti et domus milicie Templi Salomonis suorumque fratruum”, affermazione che evidentemente riecheggia la regola, il secondo paragrafo del prologo, in cui i cavalieri «non cessant animas suas hostiam Deo placentem offerre”, e l’art. 6 ove si dice che «sicut Christus pro me animam suam posuit, ita et ego pro fratribus animam meam ponere sum paratus. Ecce competentem oblationem, eccehostiam viventem Deoque placentem”. Sempre in Catalogna nell’anno 1198, era attiva una casa doppia – Fratres e Sorores – e obbedivano ad una donna praeceptrix Ermengarda d’Oluja. Agli inizi del secolo XIV a San Michele di Leme Istria e a Sant’Egidio della Misericordia a Piacenza operavano delle Converse o Sorores. Tra la fine del sec. XIII e gli inizi del sec. XIV compaiono “ufficialmente” alcuni monasteri femminili Templari. E’ il caso di S. Iacopo in Campo Corbolini a Firenze;  altro ancora è il passaggio (transitus all’Ordine Templare nell’anno 1272) dell’intero Monastero delle Monache Cistercensi di Muhlen, Diocesi di Worms. Il Vescovo Eberhard di Worms concedette all’Ordine del Tempio la proprietà e l’amministrazione del Convento di Muhlen, e l’obbligo di sostenere le donne che vi abitavano. Le stesse nell’anno 1324, circa dodici anni dopo la soppressione dei Templari, continuavano ancora a professare la regola della Sacra Milizia del Tempio, rifiutandosi di passare ad altro Ordine o Regola. Le ultime Templari? Le donne sono citate nel testo di una donazione fatta nel 1178 da Ed de Pichange alla casa Templare di Lange (Francia), di cui sua madre era “sorella”. Ci sono anche altri esempi simili in altri paesi europei. Suor Adelheida von Wellheim è menzionata nello statuto della Casa dell’Ordine a Mosbrunnen (diocesi di Eichstat) all’inizio del XIV secolo. Era l’ex moglie del Templare Rudiger von Wellheim e scelse la “residenza permanente” nella Casa Templare di Mosbrunnen, per il resto della sua vita in obbedienza al servizio del Signore. Tuttavia, a causa della sua decrepitezza, non poteva vivere secondo la Regola, e quindi fu trasferita dalla Casa in un’abitazione separata. La carta che descrive la sua situazione mostra che ha vissuto nella commenda, fino alla decisione di trasferirla in un’altra abitazione, e che in quel momento ha seguito pienamente la carta come sorella dell’Ordine. Adelgeida fece il suo ingresso come moglie di un fratello dell’Ordine. La carta consente alle coppie sposate di diventare membri associati, ma sottolinea che le mogli non possono essere sorelle piene e vivere nella Casa dell’Ordine. Tuttavia, i frati hanno interpretato la carta in senso ampio, andando incontro alle esigenze dell’Ordine e dei suoi donatori.

Mentre gli studiosi hanno identificato alcune coppie associate all’Ordine che soddisfacevano i requisiti della carta, altri documenti suggeriscono che l’Ordine fosse in definitiva maschio o femmina, chiunque fosse sopravvissuto all’altro. Nel 1288 Geoffroy de Vichier, un visitatore dell’Ordine del Tempio in Francia, Inghilterra e Germania, ha osservato che Adeliza, vedova di Henry Morcel, “nostra sorella associata” (consoratrice), che viveva nella casa dell’Ordine a Gand, gli chiese di ricevere Lord Arnulf di Asch, sacerdote, in servizio nella seconda chiesa della Casa dell’Ordine di Gand, fondata da Adeliza. Poiché Geoffroy ha notato specificamente che Adeliza viveva nella Casa dell’Ordine, è possibile che Adeliza abbia pagato per la seconda chiesa, poiché doveva frequentare la cappella in un luogo separato dai fratelli. Berengaria di Lorach, menzionata in documenti del XIII secolo, relativi all’Ordine Casa in Barbera, è registrata sia come Donatae (sorella associata) che come Soror (sorella piena). Il suo nome compare nell’elenco dei testimoni dei fratelli dell’Ordine (come se fosse un fratello), e ne consigliò il Comandante della Camera. Lo stesso Giacomo da Vitry, Vescovo di San Giovanni d’Acri dal 1216 al 1228, accenna alle Sorores Templari. Gli Statuti (art. 683) accennano inoltre a due altri tipi di donne presenti nelle preghiere quotidiane dei Monaci Cavalieri Templari: “E non dovete mancare di farlo, a meno che non siate malato, poiché noi preghiamo per i nostri confratelli e le nostre consorelle, per i nostri benefattori e le nostre benefattrici”. Naturalmente quando si legge negli Statuti di pregare per le consorelle si intende tutte le appartenenti interne all’Ordine. Si deve, però, precisare e differenziare per evitare confusione, tra le Sorores dalle Converse/Oblate, le Donate e Benefattrici. Le Sorores, come i Confratelli Monaci Cavalieri, effettuavano professione solenne, nella Chiesa Cattolica si intende l’emissione in perpetuo dei voti religiosi di povertà, castità ed obbedienza. Erano delle contemplative, esclusivamente rivolte alla meditazione, alla solitudine e alla preghiera, ovvio casi particolari in cui le troviamo al di fuori della loro pratica. Difficilmente si trovavano negli ospizi o spedaletti dei pellegrini o malati  se non come responsabili. Le converse/oblate e donate le possiamo definire Suore laiche che, nelle comunità monastiche, all’epoca i Templari lo erano, attendono a servizi profani, dedite all’assistenza dei malati e ad una serie di attività necessarie a tutto lo spedaletto, dalla biancheria al cucinare, o lavoro da svolgere nelle proprietà dell’Ordine che poteva essere riservato ad una donna. La benefattrice è evidentemente una donna laica esterna all’Ordine, che però partecipa ai benefici spirituali in virtù delle donazioni o delle opere compiute per i Templari. Gli altri grandi Ordini nati come ospitalieri, ed in un secondo tempo divenuti militari, accolsero senza il benché minimo indugio le donne al loro interno, dedite alla cura e ospitalità dei pellegrini e sofferenti. Diversamente i Templari nascono come Ordine militare, l’attività assistenziale, invece, non era compresa di per sé nella loro “vocazione” iniziale. Le Sorores Templari, tendenzialmente contemplative, riuscirono a raggiungere incarichi incredibili, nonostante, non auspicate dalle autorità centrali dell’Ordine Templare. Occorre infine segnalare che tutte le testimonianze di Sorores Templi provengono dalle Province Occidentali, ma in realtà la loro presenza, anche se minima, si ebbe anche in  Terra Santa.

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