IL MONACO CAVALIERE TEMPLARE GUERRIERO

di Maurizio Santi

Oggi è sempre più frequente imbattersi in chi si professa esperto dell’Ordine Templare, ma in realtà, con altrettanta frequenza, si leggono banalità. Sicuramente sono stato il primo ad aver  scritto della loro presenza nel territorio dove vivo, e per questo ritengo, a ragione, di poter dire che oggi leggo libri assurdi, nemmeno troppo originali, su questo grande tema.

Ricordo ancora quando tutti mi deridevano perché ho sempre sostenuto fosse italiano il Primo Gran Maestro Templare, poi ultimamente in tanti ne parlano e ne scrivono libri.

Il Monaco Cavaliere Templare Guerriero (di seguito MCTG) è forma di autodisciplina, che risalta a realizzazione individuale, nessuno è nato MCTG. Il cannino del MCTG, è l’opposto di quello dell’uomo comune, che è chiuso all’ignoto e sistemato nel funzionale. L’uomo comune è agganciato agli uomini, il MCTG lo è unicamente a se stesso. Di fatto un MCTG ha solo la sua volontà e la sua pazienza con cui costruire tutto ciò che vuole, ma gli interessi personali per un vanno ridotti al minimo poiché incompatibili col rigore.

Il MCTG dispone strategicamente della propria vita per arrivare alla totalità di se stesso, con la consapevolezza della propria vita per arrivare alla totalità di se stesso – alla consapevolezza totale- , con la consapevolezza della propria morte e con il potere delle proprie decisioni. Nel mondo di un MCTG tutto dipende dal suo potere personale e questo dipende dalla sua impeccabilità.
Per essere un impeccabile cacciatore all’agguato, occorre uno scopo e scopo del MCTG è “entrare nell’altro mondo”, prima di tentare qualsiasi cosa sulla via. Questi deve apprendere l’arte dell’agguato e poi l’arte dell’intento, solo allora il MCTG può muovere a volontà il punto d’unione. Il MCTG trascorre anni in un limbo in cui non è né uomo comune né MCTG: egli passa attraverso quattro stadi lungo la via della Conoscenza, per il suo collegamento con l’intento. Egli non fa mai nulla per puro divertimento, agisce non per profitto, ma per lo Spirito. E’ incapace di sentire compassione per se stesso. Senza la forza propulsiva dell’autocommiserazione, la compassione non ha più senso. Per un MCTG tutto comincia e finisce in se stesso, tuttavia il suo contatto con l’astratto gli fa superare il suo senso di presunzione. Il suo IO diviene astratto ed impersonale. E per un MCTG la guerra è la lotta totale contro il proprio sé individuale. Il MCTG è un cacciatore impeccabile a caccia di potere, è nelle mani del potere e la sua unica libertà è di scegliere una via senza macchia, se ha successo può essere uomo di conoscenza. Al termine dell’addestramento, il MCTG è capace di infrangere la barriera di percezione ed allora suo compito è l’integrazione in tutto coerente delle più diverse posizioni. La condizione del MCTG è essere consapevole di ogni cosa in ogni momento e prima di tutto della propria morte. Il segreto del MCTG sta nel credere senza “credere”. Il MCTG non “crede”, deve credere, nel senso che ogni volta che si impegna a credere lo fa come scelta, come espressione della sua predilezione più intima. L’arte del MCTG sta nell’equilibrare il terrore dell’essere uomo, con la meraviglia dell’essere uomo. Per un MCTG la  maggiore impresa nella prima attenzione è l’agguato, mentre nella seconda attenzione è il sognare. Il MCTG non deve mai cercare di vedere senza l’aiuto del sogno, è opportuno  che un MCTG conosca e pratichi il sogno e agguato, per l’unico scopo di entrare nella terza attenzione. Fin che si agisce da MCTG  non conta la natura dei nostri atti, la cosa più difficile per MCTG è lasciare stare gli altri, sostenerli solo in ciò che sono. Un MCTG non ha vita propria, dal momento in cui comprende la natura della consapevolezza, cessa di essere persona “umana”, la condizione umana non fa più parte del suo orizzonte. Un MCTG ricerca la libertà, essa sola ha in animo, perché il suo stato d’animo richiede controllo su se stesso e al medesimo tempo abbandono di se stesso, in ogni singolo atto.

Un MCTG necessita di sforzo sostenuto e intuito inflessibile, e non deve avere alcun oggetto materiale o cosa “volgare” su cui concentrare il potere, per invece concentrarlo sullo Spirito, sul volo verso l’ignoto, e ogni lotta è l’ultima battaglia per un MCTG. Il risultato poco conta per lui, poiché punto cruciale della lotta è concepire l’esistenza della consapevolezza totale. Un MCTG incide sull’esito degli eventi con le forze della sua consapevolezza e della sua inflessibile volontà. Deve stare sempre all’erta e notare ogni cosa, senza curarsi dei significati, in ciò sta il suo vantaggio, non cerca nulla a suo conforto, non ha bisogno di nulla, accetta ogni cosa per il suo valore apparente, accetta senza accettare e rifiuta senza rifiutare. Persiste nell’agire, il resto, vedere e potere vien da sé per forza propria e non bara poiché la posta in palio è la sua vita. Non si consegna alla morte, ma la sua morte deve lottare per averlo. Sa di essere in attesa e sa di cosa è in attesa e mentre attende si bea gli occhi con lo “spettacolo” del suo Ordine.

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