SIMBOLO E SIMBOLISMO
La parola Simbolo deriva dal Latino symbolus e symbolum, a sua volta proveniente dal greco antico symbolon, simbolo, che rappresentava un “segno di riconoscimento” o un contrassegno. Era un oggetto spezzato in due parti (come un anello, una moneta o una tavoletta d’argilla). Due persone stringevano un accordo o un’alleanza conservando ciascuna una metà. Per verificare l’autenticità del patto e riconoscersi, anche a distanza di anni, le due parti venivano messe insieme (symbállon) per far combaciare perfettamente i bordi. Il simbolismo ricerca il significato profondo della realtà attraverso il sogno, l’inconscio e l’uso di simboli misteriosi che collegano il mondo materiale a quello spirituale.
Si deve, però, fare una distinzione tra le parole: allegoria, emblema e simbolo. Il conoscere il simbolo è un qualcosa di più vasto, esteso, e la sua comprensione in strettissimo rapporto con le conoscenze acquisite da colui che riconosce il suo “potenziale” e lo studia. Come scritto da diversi autori, i quali, esaminando il simbolo nella sua applicazione speciale alla Sacra Scrittura, lo distinguono in più sensi che possono riferirsi al simbolo in generale. Non si dovrà mai impiegare il senso “accomodatizio”(si chiama accomodatizio il senso simbolico dato troppo tardi e accidentalmente a un testo che non è stato fatto in vista di questa applicazione) come dato dagli autori sacri, ma come una semplice appropriazione fatta da noi stessi del linguaggio divino al soggetto che trattiamo. Vi sono stati, purtroppo, abusi che svalutandolo, hanno fatto rigettare il simbolismo. Eppure, il suo impiego, secondo le regole tradizionali, si rivela come il solo mezzo di spiegare l’ineffabile. Il “simbolo ”si scopre come un essere sensibile, avente consistenza propria, ma attraverso il quale si scorge una relazione di significato. Prima di significare, possiede già di per sè stesso la propria natura. Dapprima si presenta come un essere avente una relazione di significato con un altro termine. Gli stessi Monaci/Cavalieri dal bianco Mantello e la Croce Vermiglia lo citavano con queste parole: “Il simbolo è immagine, è pensiero, non descrivibile, esso ci fa cogliere, tra noi e il mondo, alcune di quelle affinità segrete e di quelle leggi oscure che possono oltrepassare la portata della scienza, ma che non sono, per questo, meno certe. Ogni simbolo è in questo senso una specie di rivelazione”. Si deve ricordare che effettivamente il simbolismo è una vera “scienza” avente regole precise emanate da principi del mondo degli Archetipi, il termine deriva dal greco archè (principio) e typos (modello); conosciuti in ogni cultura ed epoca, sono utilizzati per comprendere le dinamiche della “tradizione”. Si deve, dunque, pazientemente penetrarne il significato.
“Esoterismo” si oppone a “exoterismo: questi due termini si potrebbero tradurre liberamente con “insegnamento segreto” e “insegnamento pubblico”. Oggi si tende abusivamente a fare della parola “esoterismo” il sinonimo di “occultismo”. I Monaci/Cavalieri Templari non hanno mai trascurato la “ricerca” e studio del simbolismo, ritenendo che solo per una “infermità” dello spirito, si possa negare l’importanza sia a carattere filosofico che iniziatico della simbologia. Lo studio approfondito dei simboli e soprattutto degli antichi simboli, può condurre molto lontano. Ogni cosa quaggiù è simbolo; le parole stesse non sono che simboli di idee. Tutti comprendono questi simboli semplici e banali, ma i Monaci/Cavalieri Templari hanno lasciato altri simboli meno frequenti, più enigmatici, filosofici, religiosi e cavallereschi. Diffidiamo, prudentemente, di ogni individuo che si vanti di essere lui in possesso di certe conoscenze e verità, e di conoscere simboli e simbologia dei Monaci/Cavalieri Templari, questi erano degli “Iniziati”, che vuol dire semplicemente “messo sulla via” –iniziato- (da initium, inizio). Chi è ammesso, accettato, accolto, ricevuto, introdotto, consacrato, alla conoscenza, ad un processo di trasformazione di natura “spirituale, culturale e religiosa” che poteva portare, almeno nei suddetti misteri antichi, anche ad un “viaggio” non descrivibile.

